I beni della Mafia…
Ridestinati i beni della mafia ad uso legale.Il 9 maggio 2010 sono state consegnate le chiavi di casa del boss Tano Badalamenti all’associazione “Peppino Impastato”, dopo 32 anni dall’omicidio del giovane.
Il Consiglio Direttivo dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha assegnato definitivamente il bene.
L’edificio si trova sul centralissimo Corso Umberto nel Comune di Cinisi, provincia di Palermo. Dista davvero poco dalla casa in cui nacque e crebbe Peppino Impastato: si tratta di quei famosi “Cento Passi” che sono diventati il titolo del film di Marco Tullio Giordana dedicato proprio alla storia di Peppino e alla sua morte per mano dei sicari di Cosa Nostra.
Negli anni Settanta questa casa divenne il simbolo della mafia, luogo in cui si riunivano i potenti e i politici; nel 1985 Falcone e Borsellino fecero sequestrare il palazzo e dopo vent’anni si procedette alla confisca.
Il giorno della consegna il fratello di Peppino Impastato, Giovanni, ha dichiarato: “Trent’anni ho aspettato, in questo salone Gaetano Badalamenti avrà deciso la morte di mio fratello Peppino…Mi sembra ancora di vederli i mafiosi che ridevano al balcone e i politici che arrivavano da Palermo…Ma adesso la casa di Badalamenti è stata confiscata ed è stata affidata dal Comune all’associazione che porta il nome di Peppino. Qui si trasferirà anche la biblioteca comunale“. Conclude: “È come se quei cento passi non ci fossero più, è come se Peppino e nostra madre Felicia fossero qui“.
Morcone, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha affermato “E’ il primo atto dell’Agenzia in occasione dei 32 anni dalla morte di Impastato. Affidare quella casa all’associazione che porta il suo nome servirà per il riscatto di quella comunità“.
Impastato era nato proprio a Cinisi nel 1948, fin da giovanissimo si impegnò a denunciare la realtà mafiosa, ignorando anche i propri legami parietali con alcuni boss mafiosi locali.
Già negli anni Sessanta fondava con altri ragazzi il giornale “L’idea socialista”, che subito dopo fu sequestrato; nel 1975 creava l’associazione “Musica e cultura”, un centro aggregativo per i giovani della città, il “Collettivo Femminista” e quello “Antinucleare“; nel 1977 partiva il progetto autofinanziato “Radio Aut”, in cui si colpivano ironicamente mafia e politici del posto.
Fu ucciso il 9 maggio del 1978, qualche giorno prima le elezioni comunali di Cinisi, per le quali si era candidato tra le fila di Democrazia Proletaria, e poco dopo l’allestimento di una mostra fotografica sui rapporti fra territorio e mafia.
Dopo 32 anni i giovani di Cinisi torneranno ad occupare e vivere gli spazi in cui probabilmente il Padrino Badalamenti decise che il giovane Peppino Impastato doveva essere ucciso.
Per saperne di più:
http://www.peppinoimpastato.com/
