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Grecia, arriva il sì sull’austerity

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Varato pacchetto da 3,3 miliardi di euro. Proteste e scontri in tutto il Paese

Mentre le piazze della Grecia sono piene di gente disperata, scesa in strada per gridare contro una classe politica che negli ultimi dieci anni ha sperperato su tutto quello che poteva, il Parlamento ellenico si è riunito in un incontro-fiume che ha decretato il presente e soprattutto il futuro della Grecia stessa.

grecia_620x410Nella tarda serata di ieri, 12 febbraio, il governo di Atene ha ottenuto la maggioranza sulla proposta di austerity da 3,3 miliardi di euro, che avvierà anche gli accordi con Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea per la cancellazione di 130 miliardi di euro di debito. Questo vuol dire che, almeno per ora, la Grecia potrà evitare il rischio default.

Il Premier ellenico, Lucas Papademos, durante il suo intervento davanti ai parlamentari di Atene, ha detto: “Tutti sappiamo che la storia ci giudicherà e se non sapremo tenere il Paese in piedi la storia non ci giustificherà”.

La cronaca degli ultimi giorni dà però la sensazione di quanto sia stanco e disperato il popolo ellenico: edifici distrutti o dati alle fiamme, decine di migliaia di persone, sindacati in testa, che protestano contro l’eventuale austerity (ora approvata) per non far fallire quella che viene definita la “culla della civiltà occidentale”.

Oggi in tutto il Paese sono attese nuove manifestazioni, ma già in questi giorni alcune di queste proteste si sono trasformate in guerriglia, con decine di feriti durante gli scontri con le forze dell’ordine.

I decisori politici hanno votato principalmente tre testi, a cominciare dagli accordi stretti da Papademos con l’Unione Europea, la cancellazione di 100 miliardi di euro di debito, che attualmente supera i 350 miliardi ma anche provvedimenti per la ricapitalizzazione delle banche elleniche.

Quello che Papademos ha chiamato “punto zero” è in realtà per la Grecia e per tutta l’Europa un banco di prova che sa di crocevia del futuro di tutta la UE.

E a proposito di Unione Europea, la “troika” composta con Fmi e Bce, secondo molti, non farà che affamare sempre di più il popolo greco: le misure di stretto rigore economico potrebbero portare infatti a una riduzione del salario minimo garantito e ad un tasso di disoccupazione pari ad oltre il 30%.

Il quotidiano tedesco Die Welt parla di una lotta tra Angela Merkel e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, che vorrebbe fuori dall’eurozona la Grecia, rea di essere un Paese inaffidabile. Carlo Bastasin, su Il Sole 24 Ore, chiama quella greca una “dittatura dell’emergenza”, dovuta a delle evidenti bugie sul default raccontate al popolo ellenico dall’attuale classe politica.

Uno dei componenti della “troika”, l’Fmi, è però una delle istituzioni che accusa Atene di aver provocato una deflazione con misure restrittive della spesa e un aumento delle imposte. Questo vuol dire, a rigor di logica, che lo stesso terzetto Fmi-Bce-UE ha fallito il primo pacchetto di provvedimenti “scudo” per la Grecia, in quanto hanno insistito, negli ultimi anni, con la questione deflazione.

Dov’è l’inghippo? Bisogna trovarlo, forse, a metà strada tra i voleri della Germania, caposaldo economico dell’Unione Europea ma che sta ricevendo i primi segnali di crisi e l’effettiva utilità della permanenza della Grecia all’interno dell’eurozona.

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