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Grado 8.8. La terra trema

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Grado 8.8della scala Richter: la terra trema, ancora. 27 Febbraio 2010 ore 3.34 del mattino (7.30 in Italia), dopo l’Abruzzo e l’isola di Haiti, ora tocca al Cile. La scossa è devastante. Più di ottocento le vittime annunciate, poi ridimensionate a meno di trecento identificate, e due milioni gli sfollati. Le immagini sono da repertorio: palazzi e ponti crollati, crateri sulle strade, servizi elettrici e di telecomunicazione fuori uso. Il terremoto, il settimo sisma più violento degli ultimi 350 anni, ha costretto il capo di Stato uscente Michelle Bachelet (l’11 marzo è la data d’insediamento del nuovo governo di Sebastian Piñera) a chiedere l’intervento della Comunità Internazionale. L’UE si è resa disponibile a stanziare tre milioni di euro.

Le ultime settimane hanno dimostrato, prima a Haiti e ora in Cile, come gli intensi effetti della natura incidono inevitabilmente sullo stile di vita e d’insediamento delle popolazioni residenti nei territori sismici. Il Cile, al contrario di Haiti (il Paese più povero del continente Americano), è tra gli Stati più ricchi e sviluppati dell’America Latina. Ad alto rischio terremoti, il territorio cileno ha saputo dotarsi di un’eccellente prevenzione antisismica, testimoniato dal numero contenuto dei morti (rispetto alle 220mila perdite haitiane). Sono emerse, al contempo, lacune nell’edilizia privata: molti edifici di nuova costruzione sono crollati, mentre case meno recenti hanno riportato danni inferiori. A questo risponderanno le società immobiliari, molte delle quali si sono dichiarate in bancarotta per aggirare responsabilità legali. L’aeroporto di Santiago (riaperto per voli in entrata, ma chiuso alle partenze) ha visto resistere la parte costruita dal Ministero dei lavori pubblici mentre le sezioni date in appalto ai privati hanno sofferto gravi disagi.

Per la Nasa la forza sismica ha generato uno spostamento dell’asse di rotazione terrestre accorciando la durata del giorno. Nel post-terremoto regna il caos a cominciare da Concepcion, seconda città del Paese e la più colpita perché vicina all’epicentro, dove si sono registrati saccheggi e disordini. Per Concepcion, Talca, Cauquenes e Constitucion si è deciso per il coprifuoco dalle 24 alle 6 ore locali. Ulteriore misura: il dispiegamento di quasi 14mila effettivi per garantire la sicurezza e cinquanta aerei per il ponte aereo umanitario. Si è attivata anche la macchina internazionale: USA, Brasile, Argentina (che ha organizzato sei aerei per la distribuzione di alimenti, generatori d’elettricità e acqua e un team di sessanta medici).

Il terremoto ha innescato un allarme tsunami in molti paesi del Pacifico, in Australia e in Giappone, per poi abbattersi sulla costa meridionale cilena, coinvolgendo le città costiere di Talcahuano Penco e Dichato, causando 350 vittime a Concepcion (e dispersi tra i 200 e i 500). La maggior parte delle vittime si registra nelle regioni di O’Higgins, Maule e Bio Bio.

Da domenica 7 marzo il Cile osserverà tre giornate di lutto nazionale.

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