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Google vuol dire 2000

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Finisce un decennio e automaticamente si traggono le prime somme: è già tempo di classifiche. Siamo nel 2010 e qual è stata fra le migliaia di parole presenti nei vocabolari del globo quella più rappresentativa e usata nel primo decennio degli anni 2000?

Chiaro che sia difficile dar credibilità ad un certo tipo di graduatorie data l’ alta soggettività del risultato, ma volendo fare un piccolo sforzo è chiaro che “Google” sia senz’altro una delle più accreditate, se non la vincitrice a furor di popolo. Ed è a questo semplice e buffo accostamento di lettere che La American Dialect Society ha assegnato la prestigiosa palma.  E’successo il 9 gennaio scorso durante l’ultimo convegno della centennale associazione di linguisti americani. La parola deriva da “googol” , termine coniato nel  lontano 1938, per riferirsi al numero rappresentato da 1 seguito da 100 zeri, ovvero l’immensa quantità di informazioni disponibili sul Web. Il termine viene inoltre associato con un gioco di parole all’inglese goggles, binocolo, appunto perché il motore permette di “guardare da vicino” la rete.

L’invenzione del più noto dei motori di ricerca, creato dagli ex studenti dell’Università di Stanford  Larry Page e Sergey Brin, ha stravolto completamente il processo di ricerca dei siti, il mondo di Internet quindi il linguaggio degli navigatori. I vocabolari del pianeta hanno vissuto nel recente passato un arricchimento di termini provenienti dal mondo del web, ne deriva che il termine “Google”, il sito più cliccato del mondo, ha iniziato a fuoriuscire proprio dalla bocca di tutti, comprese le sue derivazioni. In inglese venne coniato “To Google”, in Germania “Googeln” e da noi “Googolare”, col quale si esprime l’intenzione di eseguire una ricerca in rete. In più la forza di questo termine e che non esprime soltanto un’azione, ma anche il cambiamento del rapporto fra uomo e conoscenza, innescato dall’introduzione delle nuove tecnologie per la comunicazione.

Un successo meritato ed indiscusso, ottenuto su concorrenti che possedevano tutte  le credenziali per il trionfo. Inoltre il comitato americano ha proclamato pure la parola dell’anno, in questa edizione il termine Twitter. Il servizio di nanoblogging, sia sotto il profilo mediatico che su quello economico raccoglie l’eredità degli allori conquistati negli anni passati da: ‘madre di tutte… “(1991, un omaggio alla ‘madre di tutte le battaglie’ di Saddam Hussein), ‘Web‘(1995), ‘Chad‘ (2000, un riferimento alle schede delle contestate elezioni presidenziali Usa) e nel 2002 ‘armi di distruzione di massa‘. Mentre la contestata decisione di rimuovere Plutone dalla lista dei pianeti del nostro sistema solare indusse i membri della società linguistica Usa a scegliere nel 2006 il termine ‘plutoed‘ (nel senso di rimosso, degradato) come parola dell’anno. La crisi economica ha influenzato le scelte dei due anni successivi: ‘Subprime‘ (i prestiti a rischio) e ‘Bailout‘ (l’intervento di salvataggio).

Decretati i vincitori,  la cerimonia si conclusa e già ci si immagina lo stesso evento fra dieci anni. Quale sarà a quel tempo la parola che ascoltandola innescherà un turbinio di ricordi emozioni sensazioni forti, impotenza o malinconia segno degli anni a venire? Ripetere il successo di Google a questo punto sembra molto improbabile.

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