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“Gli abbracci spezzati”

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Regia di Pedro Almodóvar. Con Penélope Cruz, Lluís Homar, Blanca Portillo, José Luis Gómez, Rubén Ochandiano, Tamar Novas. Il cinema è spesso autoreferenziale, celebra se stesso ed i suoi linguaggi. In questo film ciò avviene all’ennesima potenza.

Il protagonista è Mateo Blanco, un ex regista divenuto cieco in seguito ad un incidente che gli portò via anche l’amata Lena, all’epoca attrice in un suo film.  Dopo la tragedia non può più vivere la sua vecchia vita e deve sviluppare altri sensi e capacità. In questa nuova condizione è indispensabile l’aiuto di Diego, il figlio della sua ex assistente di produzione ed oggi sua agente, Judit. Quando non può la tecnologia, Diego si sostituisce allo sguardo di Mateo.

Il bello di questo personaggio è la voglia di vivere che affiora nonostante tutto, più forte delle sfortune che hanno segnato la sua vicenda. Mateo è riuscito a svolgere la sua rivoluzione personale, inventandosi una nuova vita; tant’è che non si fa più chiamare con il suo nome di battesimo ma con uno pseudonimo, Hurry Cane. Tornerà a farsi chiamare con il suo vero nome solo alla fine del film, quando avrà risolto il suo dramma e sarà pronto per far convivere il passato ed il presente.

Uno dei temi che ritornano nei lavori di Almodóvar qui viene sviluppato in un intreccio particolarmente complesso di rimandi, citazioni e giochi semantici. Gli individui possono vivere più vite, se hanno la forza di sceglierlo o la fortuna di trovare la loro strada;  il cinema come la vita è fatto di infinite storie, ma solo con l’arte e la poesia  entrambi diventano racconti preziosi.

Ernesto Martél,  personaggio antagonista e negativo, incarnazione di un’ossessiva brama di possesso, ha un figlio che non ama e dai cui non è amato, che si fa chiamare X-ray. Nella duplicità della struttura del film non solo il cinema trae ispirazione dalla vita, ma anche la vita comprende di più se stessa grazie alle immagini. X-ray all’epoca dell’intreccio amoroso che ha visto protagonisti Mateo, Lena ed Ernesto non abbandonava mai la sua telecamera, divenuta quasi umana, l’unica amica del ragazzo, riprendendo senza sosta gli amanti sia dentro che fuori dal set.  La telecamera è più efficace dello sguardo umano in questo caso, perché conserva la verità e a distanza di anni svela i punti d’ombra mai risolti. Come i raggi x va oltre il limite dell’occhio individuale.

Un film che si presta molteplici interpretazioni e che sembra non esaurire mai il gioco dei rimandi e dei livelli di lettura possibili. Ma soprattutto una storia di passioni tragiche, catarsi e rinascite.

Per saperne di più:

http://www.mymovies.it/gliabbraccispezzati/

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