Germania: è ciclone Wulff
Il presidente della repubblica tedesca indagato per interesse privato in ufficio pubblico
Corruzione, favori, minacce alla stampa. Sono questi gli ingredienti dello scandalo in salsa “teutonica” che ha portato alla caduta di Christian Wulff, capo dello Stato tedesco. Era in carica dalla fine del 2010, quando Angela Merkel decise di affidare questa poltrona a colui che, fino a quel momento, guidava il governo della Bassa Sassonia. Ed è proprio al periodo in cui Wulff era governatore di questo stato federale, che si riferiscono i fatti per cui ora è indagato dalla magistratura.
Tutto parte da un prestito concesso al presidente della Germania da parte della moglie di un amico imprenditore, con un tasso di interesse agevolato: cosa non ammessa dalle norme bancarie tedesche. Una notizia che, appena venuta a conoscenza dal giornale scandalistico tedesco di area conservatrice “Bild”, ha fatto il giro del mondo.
Intanto, emergevano molti altri comportamenti di Wulff eticamente scorretti ed illegali: vacanze di lusso offerte da un altro amico imprenditore oppure con forti “sconti” sul prezzo di listino, auto noleggiate a condizioni particolarmente vantaggiose.
Fatti inammissibili per l’opinione pubblica tedesca: erano dunque partite le prime richieste di chiarimenti e il “tam-tam” mediatico si era fatto sempre più forte, tanto da far commettere al presidente Wulff il più grossolano degli errori, in un Paese dove la libertà di stampa e di espressione è qualcosa di sacro. Il capo dello Stato tedesco, molto irritato per le accuse che gli piovevano addosso, pensò di chiamare il direttore del giornale “Bild” intimandogli di cessare la pubblicazione di articoli che lo riguardassero in questi termini.
Il direttore non era in casa. L’imprudente Wulff pensò dunque di lasciare un messaggio nella sua segreteria telefonica per fargli sapere come la pensava, minacciandolo nel caso in cui non avesse seguito il suo consiglio. Il risultato ebbe l’effetto opposto, non appena dalle rotative della Bild uscirono le parole dette dopo il fatidico “bip”.
Arrivando allo scorso giovedì sera, la magistratura ha chiesto al parlamento tedesco di togliere l’immunità al presidente della Germania, per poter aprire un’indagine sul suo conto. Solo allora, Wulff non ha potuto far altro che dimettersi da un incarico politico prestigioso, quanto meramente cerimoniale.
Questa decisione ha colto di sorpresa Angela Merkel che, in recenti dichiarazioni, aveva difeso a spada tratta l’uomo che lei aveva scelto come Capo dello Stato, affinchè non diventasse un inquilino troppo scomodo in seno al suo stesso partito, la CDU.
Le dimissioni di Wulff hanno avuto come primo effetto immediato la cancellazione, da parte di “Frau” Merkel, degli incontri in programma con il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante questo weekend. Ciò che è accaduto però, porta un danno ancora più grande alla Germania: per l’immagine stessa del Paese, il cui rappresentante è accomunato ai molti politici (soprattutto di casa nostra) coinvolti in episodi di malaffare.
Onde evitare che questo “pasticciaccio brutto” intacchi la leadership europea della cancelliera tedesca, in piena crisi greca, è stato già deciso il nome del successore di Wulff. Si tratta dell’ex pastore protestante Joachim Gauck, eroe dell’ex Germania Est ai tempi della dittatura comunista. Un personaggio politico “sponsorizzato” dal partito liberale, ma che non dispiace a Verdi e socialisti tedeschi. Una scelta condivisa da tutti, dunque, che potrebbe portare consensi alla stessa Merkel, in caduta negli ultimi sondaggi. La data fissata per la sua elezione è il 18 marzo prossimo.


