Fiori per Salinger
La morte discreta del grande scrittore americano: un uomo enigmatico.
Il 27 gennaio scorso, all’età di 91 anni, è morto J.D. Salinger, autore di quel ‘Giovane Holden’, romanzo di formazione per eccellenza, nel quale vengono descritti quei riti di passaggio che attraversano quasi tutti i giovani uomini di ogni generazione. Certo, cambieranno ingenuità, aspettative ed ambizioni, ma si sa che da che mondo è mondo, certe esperienze che segnano l’inizio dell’adolescenza sono e restano quelle.
Muore Salinger ed il mondo si ricorda, improvvisamente, di lui, rispolvera il libro, lo rilegge in una notte e si rende conto che per qualcuno questo autore che aveva scelto il silenzio ed il ritiro quasi totale dalle scene dopo pochi anni dalla pubblicazione dell’ Holden (il suo scritto più famoso), era già morto.
Perché in questo nostro tempo dove apparire ovunque è un obbligo, oramai, se si vuole lasciare una qualche memoria di sé (e poco importa se la qualità è inversamente proporzionale alla quantità), Salinger ha rappresentato un caso più unico che raro.
A modo suo, era già una sorta di leggenda anche da vivo per una ristretta fascia di pubblico, avendone per anni abitato la “coscienza collettiva”, a lungo alimentata dal ‘mistero Salinger’, quello della vita di un uomo elusivo, forse in uno stato liminale, di confine. Era senza dubbio un eccentrico, con questo suo eclissarsi volontariamente e diventare un’ombra viva, silenziosissima eppure presente; uno scrittore forse scostante, che solo poche volte aveva fatto nuovamente sentire la sua voce, auto-confinatosi in un mondo inespugnabile, fatto di una privacy difesa strenuamente ed una vita senza dubbio piena di ombre e piccole mitologie. Quel che è certo è che era un ottimo autore. Insomma, con le parole scritte, ci sapeva fare!
Muore Salinger e subito si comincia a scavare freneticamente negli archivi e cassetti di qualche editore distratto, alla ricerca di quello scritto (o quegli scritti) mai pubblicato prima, nel tentativo quasi famelico di costringere l’autore sotto uno spotlight post-mortem, quasi che questo fosse necessario a lavare via l’ansia causata dal suo esilio volontario, scelta di vita consapevole ma anche inquietante.
Viene da chiedersi se, quegli scritti cui si accennava prima, vedranno mai la luce, un giorno, in una qualche raccolta commemorativa. Prima, però, bisognerà risolvere il mistero della loro esistenza. Per adesso, ci rimane tra le mani un romanzo che ha segnato la vita di molti, assurgendo a simbolo di tanta gioventù ed il ricordo del silenzio forse più lungo della storia della letteratura.
Fa pensare.
