0

Fiat, addio accordi sindacali?

Share on Facebook
Share on LinkedIn
Share on StumbleUpon
Bookmark this on Delicious

Allarme tra le diverse sigle, preoccupate per le decisioni di Marchionne.

Sono giorni di passione per gli stabilimenti Fiat dislocati in tutta Italia: è della scorsa settimana la notizia che dal 25 novembre chiuderà lo stabilimento di Termini Imerese (Pa), previo incontro nelle prossime ore al Ministero delle Sviluppo Economico, mentre lunedì Sergio Marchionne annuncia che dal 1° gennaio tutti gli accordi sindacali finora in vigore negli stabilimenti Fiat Group Automobiles non saranno più validi.

I 72.000 lavoratori Fiat avranno un contratto che ricalcherà il modello Pomigliano, già in vigore a Mirafiori, che prevede la cosiddetta “norma di chiusura”, cioè un contratto di primo livello che sostituisce il Ccnl dei metalmeccanici. A regime si lavorerà su 18 turni (tre turni al giorno su sei) con una settimana di sei giorni lavorativi e la successiva di quattro. Il diciottesimo turno sarà retribuito con la maggiorazione dello straordinario. Saranno 120 le ore di straordinario obbligatorie ogni anno, 80 in più delle 40 attuali.

Il mancato rispetto degli impegni assunti comporterà sanzioni in relazione a contributi sindacali in aggiunta allo Statuto dei lavoratori. Il contratto prevede inoltre norme per contenere fenomeni di assenteismo e comportamenti illegittimi. Di fatto è prevista l’eliminazione delle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) che vengono elette dai lavoratori ma restano in vigore le Rsa (rappresentanze sindacali aziendali) che possono essere costituite dalle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto, di fatto, quindi, la Fiom resta fuori non avendo sottoscritto l’accordo di Pomigliano.

L’annuncio scatena l’ira di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, che minaccia denunce e azioni legali, chiedendo di rimando al neo governo Monti di cancellare l’articolo 8.

Preoccupati anche i sindacati firmatari dell’accordo di Pomigliano. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, parla di un fatto grave che rischia di allontanare la possibilità di ritrovare un clima di distensione. Per Fismic, Fim e Uilm comunque è prioritaria e, a questo punto urgente, la stipula del contratto auto, mentre i metalmeccanici della Cgil restano su posizioni  negative.

Dopo l’addio da Confindustria e da Federmecccanica, il Lingotto compie un’ulteriore passo verso il “Nuovo Contratto Fiat”, ufficializzando il recesso da tutti i contratti applicati nel Gruppo e da tutti gli altri contratti e accordi aziendali e territoriali vigenti, compresi quelli che prevedono un rinnovo automatico alla scadenza.

Dure critiche alle scelte di Fiat arrivano anche dal mondo politico: se Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico, parla di “scelta grave e preoccupante. E’ auspicabile che il governo convochi quanto prima l’azienda e i sindacati per riaprire un confronto costruttivo”, Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, commenta: “E’ una cosa che certo non mi fa piacere e mi induce a pensare che, probabilmente, Marchionne pensa più all’estero che all’Italia”.

Rabbia e rassegnazione dunque nelle fila degli operai degli stabilimenti Fiat, che vedono sempre di più avvicinarsi lo spettro della cassa integrazione, in un momento storico ed economico che certo non tranquillizza.

Commenti

Leave a Reply




If you want a picture to show with your comment, go get a Gravatar.

*