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	<title>Ghigliottina.it</title>
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	<description>Settimanale online di informazione</description>
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		<title>Music, books &amp; food: One Night Stand</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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Primo appuntamento del rinnovato aperitivo culturale romano

Il 7 febbraio 2012 è di nuovo Music, books &#38; food. Il format live che unisce cultura e buona cucina ideato da Ghigliottina.it, torna nella capitale con una nuova veste. Grazie alla collaborazione con Les Flaneurs.it, infatti, l’aperitivo culturale diventa un appuntamento settimanale per scoprire tutte le novità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><em><strong>Primo appuntamento del rinnovato aperitivo culturale romano<span id="more-17361"></span><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify; "><img class="alignleft size-full wp-image-17362" title="music_books_food" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/music_books_food.jpg" alt="music_books_food" width="180" height="114" />Il <strong>7 febbraio 2012</strong> è di nuovo <strong>Music, books &amp; food</strong>. Il format live che unisce cultura e buona cucina ideato da <strong>Ghigliottina.it</strong>, torna nella capitale con una nuova veste. Grazie alla collaborazione con <strong>Les Flaneurs.it</strong>, infatti, l’aperitivo culturale diventa un appuntamento settimanale per scoprire tutte le novità del panorama artistico capitolino, da sempre passione dei flaneurs. Music, books &amp; food cambia anche la location e si trasferisce a <strong>Le Mura</strong>, uno dei più importanti locali per musica live nel quartiere San Lorenzo a <strong>Roma</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Per la prima serata della nuova edizione Music, books &amp; food presenta <em><strong>One night stand</strong></em>, l’ultimo numero di <strong>Colla, rivista letteraria in crisi</strong>, e per l’occasione la <em>festa mobile</em> si trasferisce da Parigi a Roma. E come poteva Les Flaneurs.it non tenerla a battesimo?</p>
<p style="text-align: justify; "><em>One night stand</em> è l’ultima fatica – si fa per dire, dato l’argomento – di <strong>Marco Gigliotti</strong> &amp; Co., un numero speciale di Colla in cui, eccezionalmente, tutti gli autori sono già editi ed stato assegnato loro un tema ben preciso. Inoltre per la prima volta i testi sono affiancati da fotografie e schede dei locali.</p>
<p style="text-align: justify; "><em><img class="alignright size-medium wp-image-17363" title="colla_11" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/colla_11-141x200.jpg" alt="colla_11" width="141" height="200" />One night stand</em> è soprattutto una <strong>piccola guida</strong> atipica alla vita notturna di <strong>Roma</strong>. Ogni autore ha scelto un club e un evento e poi ci ha ambientato un racconto. Tutti gli autori sono nati nella prima metà degli anni ottanta (eccetto Simone Laudiero, nato nel ‘79) e i loro romanzi di esordio sono usciti tra il 2008 e il 2011.</p>
<p style="text-align: justify; ">One night stand è scaricabile online all’indirizzo <strong><a href="http://www.collacolla.com">www.collacolla.com</a> </strong>in formato pdf.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ad accompagnare la presentazione di <em>One Night Stand</em>, sarà la collettiva di alcuni tra i gli <strong>illustratori che hanno firmato le copertine della rivista</strong>. Le tavole sono a firma di <strong>Mauro Maraschi, Genea, Maria Cristina Recupero e Federica Salemi</strong>. Tutti attivi sulla scena romana, si specializzano in rami diversi, dal collage, alla pittura, alla scenografia , tutti, però, con una particolare attenzione ai comics.</p>
<p style="text-align: justify; ">La mostra comprenderà alcune delle tavole più rappresentative del loro lavoro, oltre, ovviamente, quella della copertina di <em>One Night Stand</em>, l’ultimo numero di Colla. Le opere saranno esposte fino al 14 febbraio 2012.</p>
<p style="text-align: justify; ">A introdurre la rivista e i gli autori interverrà <strong>Valentina Aversano</strong> di <strong>SettePerUno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; "><strong><strong>Reading </strong></strong>di Claudia Durastanti, Simone Laudiero, Emmanuele Bianco e Giulia Villoresi.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ingresso con tessera per il 2012 a  1€. Aperitivo  6€ e 8€.</p>
<p style="text-align: justify; "><strong>Le Mura &#8211; <a href="http://maps.google.it/maps?ix=hea&amp;q=via+di+porta+labicana+24&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;hq=&amp;hnear=0x132f6199f7918749:0xba9e3d5ea03e2752,Via+di+Porta+Labicana,+24,+I-00185+Roma&amp;gl=it&amp;ei=mrsrT5KEJMGB4ATqvdCzDg&amp;sa=X&amp;oi=geocode_result&amp;ct=title&amp;resnum=1&amp;ved=0CCsQ8gEwAA">via di Porta Labicana, 24 &#8211; Roma</a> (clicca sulla mappa di Google)</strong></p>
<p style="text-align: justify; ">
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		<title>Rugby: tutti contro l&#8217;Inghilterra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Farina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Brunel]]></category>
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		<category><![CDATA[Sei nazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ai nastri di partenza il più importante torneo europeo di rugby. Tanta curiosità per la squadra italiana di Brunel, nel 2011 hanno trionfato i "bianchi" di Londra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Sei Nazioni 2012: speranze dell’Italia riposte in Brunel e nei giovani<span id="more-17321"></span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Grandi ritorni e tanti esordienti -</strong> L’ex allenatore di Perpignan ha deciso di richiamare <strong>Alberto Sgarbi e Robert Barbieri</strong>, esclusi (specialmente il primo) nell’ultimo tempo dalle scelte di Mallett.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-17357" title="Italia (Ilneroilrugby)" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/Italia-Ilneroilrugby-199x131.jpg" alt="Italia (Ilneroilrugby)" width="199" height="131" />Molti i giovani alla prima esperienza</strong> in azzurro, tra cui Giovambattista Venditti all’ala, Luca Morisi al centro e Alberto De Marchi nel ruolo di pilone. L’allenatore, che sabato a Parigi farà il suo esordio in nazionale, predica spesso un rugby offensivo e invita a non partire sconfitti. Le sue parole chiave sono <strong>“</strong><strong>osare e divertirsi</strong><strong>”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I più.<strong> Entusiasmo, passione, il tifo dell’Olimpico</strong> di Roma che non farà rimpiangere nelle attese Twickenham o lo Stade de France. I meno. L’assenza di Mirko Bergamasco per infortunio, un girone con tre trasferte, di cui la prima in casa dei vicecampioni del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voglia di ricominciare &#8211; “</strong>Cancellare il due”.  <strong>Secondi in Coppa del Mondo e secondi al Sei Nazioni</strong>. Se la sconfitta contro la Nuova Zelanda (8-7) poteva essere preventivata, il secondo posto della <strong>Francia </strong>nel torneo europeo ha il sapore amaro della sconfitta rimediata il 12 marzo al Flaminio (davvero inattesa per i transalpini), seguita allo stop esterno contro l’Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">I “galletti” hanno già avuto la rivincita contro il XV della Rosa ai quarti dei finali dei Mondiali e faranno di tutto per rimediare al 22-21 incassato nel 2011 contro gli azzurri. I più. <strong>Giocatori di talento</strong> che hanno dimostrato di poter competere con i migliori al mondo (chiedere agli All Blacks). I meno. Il senso di superiorità: essere forti è un discorso, credere di avere già vinto un altro. Il 2011 insegna…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I campioni uscenti &#8211; </strong><strong>L’</strong><strong>Inghilterra </strong><strong>ha trionfato nel 2011</strong>, mancando il Grand Slam solo per la sconfitta (pesante) rimediata all’ultimo turno contro l’Irlanda. Hanno avuto il <strong>migliore attacco </strong>(132 punti, più di 26 a gara) e<strong> </strong><strong>la</strong><strong> migliore difesa</strong> (81 come gli stessi verdi). Per il 2012 partono da favoriti, anche se Francia e Galles, “sorpresa” alla rassegna iridata, possono certo dire la loro.</p>
<p style="text-align: justify;">I più. Gli inventori dello sport hanno una tenuta invidiabile. Se in condizione sono in grado di battere chiunque. I meno: “amnesie” di gioco. Hanno sì ottenuto quattro vittorie su quattro in Coppa del Mondo, ma soffrendo contro Scozia e (soprattutto) Argentina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dragoni pronti al decollo &#8211; </strong><strong>Il </strong><strong>Galles </strong><strong>può essere la mina vagante del torneo</strong>. In Nuova Zelanda ha dato piena dimostrazione del suo valore. Il Sudafrica ha sudato sette camicie per vincere la gara (chiusa 17-16) per il primato nel girone. I futuri vicecampioni del mondo hanno faticato non poco per accedere alla finale, ottenendo un risicato successo (9-8) dopo aver rifilato 19 punti all’Inghilterra e 17 alla Nuova Zelanda nel girone. Se fosse passato il Galles, nessuno si sarebbe sorpreso.</p>
<p style="text-align: justify;">I più. <strong>Corsa e carattere</strong>, la ricetta del Mondiale. La voglia di un titolo che manca dal 2008. I meno. Tre vittorie, due sconfitte nel 2011. Manca ancora qualcosa per il salto di qualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una squadra che sa stupire &#8211; </strong>L’<strong>Irlanda</strong> può essere sorprendente, vedi la <strong>vittoria contro l’Australia (15-6)</strong>, valsa il primato nel girone con l’Italia. Rispetto al Galles, i campioni del 2009 sono più un incompiuta, come dimostrano i due stop rimediati al Sei Nazioni 2011 e ai Mondiali contro i dragoni.</p>
<p style="text-align: justify;">I più. <strong>Grinta, difesa solida e sostegno del pubblico di casa</strong>. All’Aviva Stadium di Dublino la Francia ha penato (22-25) e l’Inghilterra ha incassato l’unica sconfitta. I meno. Un attacco che non sempre decolla (93 punti nel 2011), capace di grandi imprese ma anche prestazioni “minori”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanto da dimostrare &#8211; </strong>La <strong>Scozia </strong>è (sulla carta) la più debole delle britanniche. Fuori nella fase a gironi in Nuova Zelanda, gli <em>highlanders</em> <strong>hanno però dimostrato il loro valore contro Argentina</strong> (12-13, ma 6-3 all’intervallo) <strong>e Inghilterra</strong> (12-16, ma 9-3 alla pausa).</p>
<p style="text-align: justify;">I più. <strong>Esperienza e voglia di conquistare il primo Sei Nazion</strong><strong>i</strong>. I meno. La tenuta (vedi sopra), la difesa e il fatto che nel 2011 abbiano vinto una sola gara, contro l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Risultati, classifiche e statistiche su <a style="font-weight: bold; " href="http://www.rbs6nations.com/en/home.php">www.rbs6nations.com/en/home.php</a>.</p>
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		<title>Nomine Rai, nessun cambiamento</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuele Sassu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Maccari confermato al Tg1, si dimette il consigliere Rizzo Nervo. Achtner: “Me l’aspettavo”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Confermato Maccari. Achtner: “Me l’aspettavo”. Si dimette Rizzo Nervo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-17245"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi pregustava il <strong>cambiamento</strong>, chi si aspettava una nuova alba per l’informazione sulla tv di Stato, è rimasto ancora una volta <strong>deluso</strong>. Il 31 dicembre, il consiglio di amministrazione della Rai ha dimostrato ancora una volta di non saper fare a meno della <strong>politica</strong>, con la conferma di <strong>Alberto Maccari</strong> alla direzione del <strong>Tg1</strong> e la nomina di <strong>Alessandro Casarin</strong> a capo delle <strong>testate regionali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17254" title="tg1bis_0h1" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/tg1bis_0h1-200x106.jpg" alt="tg1bis_0h1" width="200" height="106" />Con <strong>5 voti a favore e 4 contrari</strong>, incluso quello del <strong>presidente della Rai Paolo Garimberti</strong>, le nomine sanciscono la vittoria del <strong>direttore generale Lorenza Lei</strong> e mantengono saldo, almeno fuori dal Parlamento, l’<strong>asse Pdl – Lega</strong>. Nel consiglio di amministrazione, però, sono saltati gli equilibri, da cui nascono le <strong>dimissioni per protesta</strong> del consigliere di minoranza <strong>Nino Rizzo Nervo, </strong>area <strong>Pd</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lorenza Lei rivendica l’<strong>autonomia </strong>delle sue scelte. Ma, a guardar bene, esse sembrano rispondere alle pretese dei due partiti al governo fino a qualche mese fa. Un’ <strong>alleanza</strong> che resta solida nel servizio pubblico e le nomine del 31 gennaio sono indizi quanto mai rilevanti: di Alberto Maccari è nota la vicinanza all’ex premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, mentre Alessandro Casarin pare essere l’uomo indicato dal <strong>Carroccio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale direttore del Tg1, ha rinunciato alla <strong>pensione</strong>, maturata il 4 gennaio scorso, firmando un contratto a tempo fino al <strong>31 dicembre 2012</strong>, con una particolare <strong>clausola</strong>: la possibilità di <strong>revoca</strong> da parte della Rai in qualsiasi momento, senza possibilità di rivalsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo Garimberti non ci sta e ritiene che la conferma di questa <strong>governance</strong> condannerà la Rai all’<strong>ingovernabilità</strong>. Afferma di aver convocato i membri per una <strong>riunione informale</strong>, poco prima del consiglio di amministrazione, per discutere della possibilità di operare scelte diverse da quelle proposte dalla Lei. I <strong>cinque consiglieri del centrodestra</strong>, però, non si sono nemmeno presentati.</p>
<p style="text-align: justify;">A Garimberti ora non resta che appellarsi al <strong>ministero del Tesoro</strong>, azionista della tv pubblica, e dunque a <strong>Mario Monti</strong>, affinché si affronti una volta per tutte il problema delle norme che regolano la gestione e l’attività dell’azienda. Monti che, tra l’altro, non ha gradito il comportamento del consigliere <strong>Angelo Maria Petrone</strong>. Il rappresentante del Tesoro, a dicembre, aveva<strong> bocciato</strong> la nomina di Maccari, mentre l’altro ieri ha <strong>improvvisamente cambiato idea</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente della Rai è pronto a sottoporre al governo una riforma che riprende le governance di colossi come <strong>Bbc </strong>e <strong>France Television</strong>. Ai vertici del servizio pubblico britannico, infatti, spiccano un<strong> amministratore delegato con pieni poteri</strong> e consigli di sorveglianza allargati. In Francia, presidente e ad sono la stessa persona. Ne scaturisce una <strong>gestione forte</strong> che, almeno teoricamente, dovrebbe escludere <strong>mediazioni politiche</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi un altro nodo da sciogliere e riguarda il precedente direttore <strong>Augusto Minzolini</strong>, rimosso dopo il <strong>rinvio a giudizio per peculato</strong>, a causa di un utilizzo improprio della carta di credito aziendale. Se il 22 febbraio, Minzolini dovesse vincere la <strong>causa per il reintegro</strong>, al Tg1 potrebbe scoppiare un caos senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto come prima, dunque? E pensare che il 2012 era cominciato in maniera sostanzialmente differente, con la <strong>prima autocandidatura </strong>alla direzione del Tg1 Rai di un giornalista di grande esperienza come <strong>Wolfgang Achtner</strong>. Un professionista che ha lavorato con le principali testate americane e internazionali e ha a cuore il destino dell’<strong>informazione in Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver appreso della nomina di Alberto Maccari, ha commentato per <em><strong>Ghigliottina.it</strong></em>: “Me l’aspettavo, è <strong>una tappa inevitabile che non mi sfavorisce affatto</strong>. Anzi, va tutto a mio vantaggio, dal momento che non è stata presentata nessun’altra nomina e permane quel<strong> provvedimento</strong>, secondo cui l’attuale direttore può essere rimosso in qualsiasi momento, da qui al 31 dicembre 2012”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Achtner</strong> sostiene di aver sempre saputo che la strada per poter arrivare a dirigere il telegiornale più importante del nostro Paese fosse tutt&#8217;altro che semplice. Definisce la sua iniziativa come la “lunga marcia di Mao” e si dice pronto a <strong>proseguire questa battaglia</strong> per il bene dell’informazione e del pubblico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Insiste su concetti arcinoti, ma comunque mai trattati in maniera seria, come la <strong>lottizzazione </strong>e la <strong>partitocrazia</strong>. Parla di “un’<strong>Italia per certi versi feudale</strong>, dove viene impedito l’acceso all’istruzione, ai finanziamenti e all’informazione”. Sottolinea, infine, la questione della <strong>meritocrazia</strong>, argomento che a viale Mazzini è stato trattato in rarissime occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che mi danneggia realmente – ha poi proseguito Achtner – è il <strong>costante black out sui media tradizionali</strong> per ciò che riguarda la mia autocandidatura. In qualsiasi altro Paese occidentale, la libera stampa riporterebbe la questione, perché di <strong>interesse generale</strong>. Alcuni giornalisti onesti, fra la stragrande maggioranza di corrotti, mi hanno chiamato nei giorni passati, riferendomi di non essere stati a conoscenza della mia iniziativa, che ha avuto un <strong>buon riscontro soltanto sul web</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi non frequenta abitualmente Internet, dunque, non è nemmeno al corrente della possibilità di avere un <strong>giornalista professionista capace e indipendente </strong>alla direzione del Tg1. Perfino lo stesso Mario Monti, che ha recentemente affermato di volersi occupare seriamente del servizio pubblico, potrebbe esserne all’oscuro. Proprio lui che lascia aperta la porta della speranza per una Rai finalmente all’<strong>altezza delle aspettative</strong>, che siano quelle dei <strong>cittadini,</strong> non dei partiti.</p>
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		<title>Non è un Paese per donne</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il rapporto Cedaw sulle discriminazioni di genere boccia Italia, &#8220;rimandata&#8221; per il 2011


È proprio il caso di dirlo: donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Sì, perché del &#8220;Rapporto Ombra&#8221; 2011 del  Cedaw, la Convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che l&#8217;Italia ha ratificato nel 1985, si sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><strong><em><span style="font-family: Georgia;">Il rapporto Cedaw sulle discriminazioni di genere boccia Italia, &#8220;rimandata&#8221; per il 2011</span></em></strong></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><strong><em><span style="font-family: Georgia;"><span id="more-16971"></span><br />
</span></em></strong></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span style="font-family: Georgia;"><span>È proprio il caso di dirlo: donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Sì, perché del<strong><span><strong> </strong></span><span><strong>&#8220;Rapporto Ombra&#8221;</strong></span><span><strong> </strong></span></strong>2011 del<span> <strong> </strong><span><strong>Cedaw</strong></span></span>, la Convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che l&#8217;Italia ha ratificato nel 1985, si sa ancora troppo poco. E dai suoi dati emerge un trend di crescita per le discriminazioni femminili in Italia.</span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-17256" title="we_can_do_it" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/we_can_do_it-152x200.jpg" alt="we_can_do_it" width="152" height="200" />Poca rappresentanza politica, stereotipi culturali ancora validi, mancano le tutele, diritti economici, sociali e dell&#8217;istruzione ancora carenti.</strong></span></strong></span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"> </span></strong></span></span><span style="font-family: Georgia;">Quest&#8217;Italia, per le donne, non funziona. Mancano perfino i fondi affinché questo documento, il &#8220;Rapporto Ombra&#8221;, possa essere stampato e diffuso, anche online, sui siti istituzionali, per rendere nota una realtà che l&#8217;Italia ha sottoscritto e cui deve adempiere.</span></span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><em><span><em><span style="font-family: Georgia;">“</span></em></span><em><span><span><span><em>Ancora una volta prendiamo atto ufficialmente di quanto ogni giorno le donne debbano faticare per acquisire dei diritti che dovrebbero essere alla base di ogni civiltà moderna e democratica&#8221;</em></span></span></span></em></em><span><span style="font-family: Georgia;"> </span></span><span style="font-family: Georgia;">hanno fatto sapere dalle organizzazioni partecipanti, che hanno presentato il rapporto a Roma in gennaio (al<span> </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2wLwJB-H9hI" target="_blank">link</a><span> </span>l&#8217;intervento a Montecitorio</span></span><span><span><span>), dopo averlo portato a New York alle Nazioni Unite nel luglio 2011.</span></span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"><strong>Actionaid, Arcs arci, Fondazione Pangea, associazione Differenza donna, Be free, Casa internazionale delle donne, Fratelli dell&#8217;uomo, Giuristi democratici e Le9</strong></span></strong></span><span style="font-family: Georgia;">, queste le associazioni sottoscriventi. Tra gli interventi, ha spiccato quello di <strong><span><strong>Violeta Neubauer</strong></span></strong>, membro del Comitato Onu per l&#8217;eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne che vigila sull&#8217;applicazione dell&#8217;omonima convenzione internazionale. &#8220;<em><span><em>Le donne non sono il problema ma la soluzione&#8221; –</em></span></em><span> </span>ha sostenuto la Neubauer, lanciandosi contro il governo italiano -.<span> <em> </em><span><em>Mentre nella società civile le persone si impegnano, lavorano, sono consapevoli dell&#8217;importanza del ruolo della donna, nelle istituzioni italiane tutto tace&#8221;.</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>Il Parlamento italiano, infatti, ha dato scarsa applicazione alla convenzione, non stimolando il governo nel perseguire le raccomandazioni (<strong><span><strong>obbligatorie</strong></span></strong>) del Cedaw, nè rispondendo al questionario dello stesso comitato in relazione alla situazione descritta all&#8217;interno del rapporto. Unico paese negligente tra quelli interpellati.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span><br />
</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>In<span> <strong> </strong><span><strong>centocinquanta pagine</strong></span></span><span> </span>e 15 sezioni, il rapporto tratta di tutto lo sfaccettato mondo delle donne. Ogni sezione ha un suo argomento centrale, dalla discriminazione in genere, alla mancata diffusione della convenzione e del rapporto periodico, dalle misure per l&#8217;avanzamento nei diritti delle donne alla rappresentazione stereotipata, passando per lo sfruttamento sessuale, la scarsa rappresentanza nella vita politica e pubblica e negli organismi internazionali e ancora cittadinanza, educazione, lavoro, salute, diritti economici e sociali, donne delle zone rurali, uguaglianza di fronte alla legge, non discriminazione nel matrimonio e nei rapporti familiari, infine violenza di genere. A concludere ogni capitolo, le raccomandazioni sugli interventi da compiere.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>Un documento importante per le donne, che &#8220;<em><span><em>rappresenta il risultato di un’ampia consultazione con le principali attiviste, accademiche e professioniste appartenenti alla società civile, all’associazionismo femminile e femminista, al movimento femminista e lesbico, e ad esperte in materia di discriminazione di genere. Raccoglie inoltre i suggerimenti e l’esperienza di organizzazioni non governative rappresentative che operano per la difesa e la promozione dei diritti delle donne in Italia</em></span></em>&#8220;.<span> </span></span></span></span></span><span><span style="font-family: Georgia;">Il documento completo è scaricabile<span> </span></span><a href="http://www.tramaditerre.org/tdt/docs/1951.pdf" target="_blank">qui<span> </span></a>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span style="font-family: Georgia;">(fonte immagine:<span> </span><a href="http://www.gurugurushop.com/wp-content/uploads/2011/03/we_can_do_it.jpg" target="_blank">http://www.gurugurushop.com</a>)</span></p>
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		<title>I &#8220;furbi&#8221;? Poco lungimiranti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaele Meo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica & Economia]]></category>
		<category><![CDATA[attilio befera]]></category>
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		<description><![CDATA[
Resi noti i primi risultati della lotta all&#8217;evasione fiscale del governo Monti



Quando l&#8217;allora ministro dell&#8217;Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, disse &#8220;le tasse sono una cosa bellissima&#8221;, si scatenò una bufera politica e mediatica di enormi proporzioni. Tutti si schieravano contro le tasse, vere regine dei dibattiti in campagna elettorale. Diverse coalizioni hanno vinto le elezioni solo promettendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Resi noti i primi risultati della lotta all&#8217;evasione fiscale del governo Monti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-17239"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Quando l&#8217;allora ministro dell&#8217;Economia, <strong>Tommaso Padoa-Schioppa</strong>, disse &#8220;le tasse sono una cosa bellissima&#8221;, si scatenò <strong>una bufera politica</strong> <strong>e mediatica</strong> di enormi proporzioni. Tutti si schieravano contro <strong>le tasse, vere regine dei dibattiti in campagna elettorale</strong>. Diverse coalizioni hanno vinto le elezioni solo promettendo la loro riduzione, come se nel nostro Paese non ci fosse altro argomento di dibattito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.blogdem.it/maurizio-martina/files/2011/04/evasione_scontrini.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-17248" title="evasione_scontrini" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/evasione_scontrini-200x130.jpg" alt="evasione_scontrini" width="200" height="130" /></a>Un governo tecnico</strong>, per definizione, <strong>non deve sottostare alle leggi di marketing della campagna elettorale</strong>, non deve badare ai sondaggi e al sostegno dei numeri: il suo scopo è quello di raggiungere degli obiettivi prefissati entro una certa data. <strong>Proprio per questo</strong>, ed è la terza volta dalla nascita della Seconda Repubblica, i governi tecnici <strong>mettono mano al sistema tributario</strong>, per far quadrare i celeberrimi &#8220;conti pubblici&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo non si può attribuire queste scelte al caso o all&#8217;irrefrenabile voglia della classe dirigente di mettere le mani nelle nostre tasche, come sembra trasparire da alcuni discorsi di infervorati politicanti o sedicenti tali. Forse queste tanto odiate <strong>tasse sono un punto cardine nell&#8217;equilibrio della macchina Stato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è bisogno di girarci tanto intorno: <strong>a noi italiani le tasse non piace pagarle</strong>. E lo dimostrano i grandi <strong>blitz della Guardia di Finanza a Cortina e Milano</strong>: i negozi, costretti a rilasciare il famoso scontrino, hanno visto aumentare &#8220;magicamente&#8221; gli introiti giornalieri <strong>dal 44% fino al 300%,</strong> nel caso della località sciistica. Un sommerso imbarazzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Le varie operazioni, ovviamente non solo il controllo dell&#8217;emissione di ricevuta fiscale, hanno portato nelle casse dello stato oltre <strong>un miliardo di euro</strong>, considerando solo l&#8217;<strong>ultimo semestre del 2011</strong>. Non basta, però. Il direttore dell&#8217;Agenzia per le Entrate, <strong>Attilio Befera</strong>, <strong>annuncia ulteriori provvedimenti</strong> per contrastare questo fenomeno dalle cifre davvero importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più interessante di tutti è il &#8220;<strong>redditometro</strong>&#8220;: in base a dei calcoli, effettuati su un campione statistico di 22 milioni di famiglie e 50 milioni di individui, è stato ideato un sistema capace di raffrontare l&#8217;effettivo tenore di vita con il dichiarato dai contribuenti. <strong>Questa procedura di calcolo</strong>, basata su 100 diversi indicatori, <strong>creerà delle proiezioni alle quali verranno raffrontati i moduli &#8220;740&#8243; dei cittadini</strong>: in caso di <strong>variazione di più del 10%</strong>, scatteranno automaticamente <strong>verifiche finanziarie approfondite</strong>. Questo nuovo sistema partirà da giugno di quest&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sistema ferreo che renderà sicuramente più difficile le manovre ai &#8220;furbi&#8221;, come lo stesso Befera chiama gli evasori. <strong>Rimane da sciogliere il nodo della fuga di capitali all&#8217;estero</strong>. Se esistono delle <strong>associazioni che si occupano direttamente di gestire gli investimenti per i risparmiatori in Svizzera, in maniera del tutto legale, come &#8220;Mercato Libero&#8221;</strong>, grosse preoccupazioni hanno da sempre suscitato i fondi &#8220;in nero&#8221; depositati nelle banche elvetiche. Con il nuovo sistema di controllo delle transizioni bancarie, però, il governo conta di limitare queste emorragie di capitali esenti dal giusto regime fiscale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là dei tecnicismi e dei vari provvedimenti, lo stesso <strong>Monti</strong>, interpellato a Bruxelles durante la riunione sul &#8220;fiscal compact&#8221;, ha voluto sottolineare come <strong>la lotta all&#8217;evasione fiscale sia importante non solo per questo momento di crisi, ma per la salute duratura del nostro Paese</strong>. Una vera e propria battaglia che non punta solo a ridurre l&#8217;illegalità, ma a <strong>ripristinare una <em>forma mentis</em> ormai perduta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi venti anni si è diffusa <strong>una cultura dell&#8217;illegalità</strong> talmente forte da favorire l&#8217;ascesa di una <strong>mentalità egoistica e incentrata sull&#8217;oggi</strong>. Le tasse sono divenute una gabella da consegnare in mani di sconosciuti, perdendo la loro fondamentale importanza nella sopravvivenza dello Stato di Diritto. <strong>Cercare i colpevoli di questo degrado morale è solo un esercizio di storiografia</strong>: ciò che rimane, e che viene più volte affermato dallo stesso Monti, è che le cose devono cambiare, per il bene di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa linea decisa è stata molto apprezzata anche <strong>all&#8217;estero</strong>, dove riconoscono al nostro paese le gravi difficoltà, ma anche <strong>il forte impulso al cambiamento e la difficile riforma culturale</strong>. Essa deve essere necessariamente trasversale, ovvero interessare la nostra società ad ogni livello, affinché si riguadagni la fiducia nel mandato elettorale, nelle istituzioni e anche e soprattutto nella nostra capacità di risalire da una situazione di crisi senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Moody&#8217;s ha dichiarato che <strong>il Pil del nostro paese</strong>, dopo il decreto &#8220;cresci-Italia&#8221;, <strong>calerà dell&#8217;1% </strong>a causa dell&#8217;impoverimento generale degli italiani, Monti risponde che esso <strong>ha impoverito</strong> <strong>molto meno del precedente &#8220;inerzia-Italia&#8221;</strong>, perpetrato da troppo tempo da partiti, di tutti i colori, che si sono succeduti alla guida del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità è che adesso stiamo scoprendo di quanto effettivamente disponiamo e <strong>stiamo saggiando la nostra reale situazione economica</strong>. Il paravento dietro il quale ci eravamo riparati, rassicurati da false promesse da campagna elettorale, tutto a spese di un debito pubblico a crescita incontrollata, è stato gettato a terra e la realtà è e sarà una vera doccia fredda per tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che vorranno continuare a fare <strong>i &#8220;furbi&#8221;</strong> dimostreranno di <strong>non avere la lungimiranza necessaria</strong> a comprendere che la loro stessa furbizia sta <strong>aprendo un vero e proprio baratro</strong> dal quale sarà poi impossibile uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">(fonte immagine: <a href="http://www.blogdem.it/">http://www.blogdem.it</a>)</p>
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		<title>L&#8217;auto-censura di Twitter</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Britti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[EFF]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Dorsey]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[
Presto censurati i messaggi ritenuti pericolosi o illeciti in alcuni Paesi


L&#8217;annuncio di Twitter &#8220;di autocensurarsi&#8221; ha scatenato la polemica degli utenti che il 28 gennaio scorso, in segno di protesta, hanno portato avanti una giornata di silenzio, chiamata twitterblackout.


Di fronte a questa calda reazione c&#8217;è chi si è chiesto quanto questa protesta abbia prodotto delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><strong><em><strong>Presto censurati i messaggi ritenuti pericolosi o illeciti in alcuni Paesi</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify; "><strong><em><strong><span id="more-17185"></span><br />
</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify; ">L&#8217;annuncio di Twitter &#8220;di autocensurarsi&#8221; ha scatenato la polemica degli utenti che il <strong>28 gennaio scorso</strong>, in segno di protesta, hanno portato avanti una giornata di silenzio, chiamata <strong>twitterblackout</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://memeburn.com/2012/01/occupy-twitter-in-the-name-of-the-global-citizen/" target="_blank"><img class="alignleft size-large wp-image-17201" title="Black-Twitter-censored" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/Black-Twitter-censored-400x215.jpg" alt="Black-Twitter-censored" width="320" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; ">Di fronte a questa calda reazione c&#8217;è chi si è chiesto quanto questa protesta abbia prodotto delle rilevanti conseguenze per il social network, o c&#8217;è anche chi si è domandato <strong>&#8220;perchè si protesta contro la censura autocensurandosi?&#8221;</strong>. Per molti utenti la rivolta di qualche giorno fa è stata &#8220;una manifestazione di dissenso, e non uno sciopero vero e proprio&#8221;. Di fatto, dopo queste 24 ore di stop gli utenti, in preda a crisi di astinenza, sono tornati tranquillamente a  postare tweet.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma cosa ha spinto Twitter a cambiare la sua rotta? Dal <strong>blog ufficiale</strong> del social network <strong>il cofondatore del sito Jack Dorsey</strong> ha così motivato la nuova strategia: &#8220;<strong>Man mano che cresciamo a livello internazionale andiamo in Paesi con differenti posizioni in materia di libertà di espressione</strong>. Alcune nostre idee differiscono così tanto che non potremmo esistere lì. Non abbiamo ancora utilizzato questa possibilità, ma se un Paese ci chiederà di bloccare un tweet proveremo a contattare l&#8217; utente e indicheremo chiaramente quando il messaggio è stato bloccato&#8221;, ha specificato Dorsey, concludendo: &#8220;<strong>Il contenuto sarà fermato in un paese, ma visibile nel resto del mondo. Non rimuoveremo il post in base al loro contenuto</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify; ">Una spiegazione un pò contraddittoria che ha provocato una <strong>dura reazione</strong>, oltre che degli utenti, di <strong>Reporters Sans Frontières</strong> che in una lettera aperta, firmata dal <strong>direttore Olivier Basille</strong>, ha incalzato Jack Dorsey con alcune domande: &#8220;<strong>Rimuoverete i messaggi legati alle rivendicazioni della minoranza curda in Turchia?</strong>&#8221; o ancora &#8220;<strong>I vietnamiti che usano il vostro servizio non potranno più denunciare le conseguenze nefaste sull&#8217; ambiente dell&#8217; esplosione delle miniere di bauxite?</strong>&#8220;. Il cofondatore di Twitter ha provato, invano, a difendersi dichiarando che questa nuova norma rispetta alcune leggi nazionali ed internazionali in tema della libertà d&#8217;espressione.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma molti, dietro questa manovra di Twitter, sostengono ci sia <strong>la conquista del mercato cinese</strong>, sempre più economicamente appetibile anche per i social network. È di pubblico dominio che la Cina limita da anni l&#8217;uso di Internet ai suoi cittadini. E per i dissidenti il &#8220;nuovo&#8221; Twitter certo non sarà utile per liberarsi della repressione a cui sono soggetti. È proprio su questo punto che si insedia la rivolta degli utenti, soprattutto delle &#8220;zone calde&#8221;, consapevoli che <strong>Twitter non potrà più svolgere quel determinante ruolo che ha avuto nella cosiddetta Primavera araba</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma la protesta dei twitteriani e Reporters Sans Frontières viene, però, spenta dalle dichiarazioni dell&#8217;<strong>EFF</strong>, l&#8217;organizzazione no profit che lotta per la difesa dei diritti civili sul web, secondo cui <strong>il microblogging ha agito correttamente e con trasparenza. </strong>Twitter rimuoverà tweet di singoli utenti attraverso l&#8217;identificazione dell&#8217;indirizzo IP che permette di individuare la zona da cui si scrive. <strong>Questa censura</strong>, afferma sempre l&#8217;EFF <strong>è facilmente raggirabile</strong>: <strong>basta modificare nel proprio profilo il paese o usare un proxy situato in altro paese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Al di là dei differenti punti di vista, delle accuse e delle difese, si respira un tentativo di auto-censura da parte di Twitter che, con questa strategia di captatio benevolentiae, soddisfarebbe quei paesi, Cina in primis, che adottano una politica di repressione, impedendo ai dissidenti di denunciare i soprusi dei loro governi. Un&#8217;auto-censura che già da 5 anni Google ha adottato pur di inserirsi nell&#8217;allettante mercato cinese che, con i suoi 500 milioni di utenti,  resta quello più redditizio.</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><em>(fonte immagine: memeburn.com)</em></p>
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		<title>Bloody Sunday 40 anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Gentili</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[bloody sunday]]></category>
		<category><![CDATA[Cattolici]]></category>
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		<category><![CDATA[IRA]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalisti]]></category>
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		<description><![CDATA[
1972-2012: verità e giustizia sulla &#8220;domenica insanguinata&#8221;


Era il 30 gennaio 1972 quando il 1° battaglione del Reggimento Paracadutisti di Sua Maestà aprì il fuoco durante una manifestazione a favore dei diritti civili, che si stava svolgendo nella piazza principale di Derry.


Erano in molti, quel giorno, in piazza a protestare per un provvedimento liberticida approvato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>1972-2012: verità e giustizia sulla &#8220;domenica insanguinata&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-17214"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Era il <strong>30 gennaio 1972</strong> quando il <strong>1° battaglione del Reggimento Paracadutisti di Sua Maestà aprì il fuoco durante una manifestazione a favore dei diritti civili, che si stava svolgendo nella piazza principale di Derry.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/55638904@N00/4704211211/"><img class="alignleft size-large wp-image-17232" title="4704211211_7c06b03d14" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/4704211211_7c06b03d14-400x300.jpg" alt="4704211211_7c06b03d14" width="400" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Erano in molti, quel giorno, in piazza a protestare per un <strong>provvedimento liberticida</strong> approvato dal governo nordirlandese: si ammetteva infatti la carcerazione su semplice richiesta del Ministero dell’Interno, senza un processo previo e senza un tempo limite alla detenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In quegli anni nel <strong>Nord Irlanda</strong>, sotto il dominio della corona britannica, si stava radicalizzando sempre di più lo scontro tra <strong>nazionalisti</strong> (nordirlandesi cattolici) ed <strong>unionisti</strong>, ossia i discendenti delle famiglie inglesi (anglicane) che colonizzarono la regione dell’<strong>Ulster</strong> dal XVI secolo.  <strong>La separazione religiosa aveva anche forti connotati classisti: infatti, erano gli unionisti a detenere maggior potere economico e politico nel Nord Irlanda.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quel <strong>30 gennaio</strong>, passato alla storia come il <strong>“Bloody Sunday”</strong>, fu una<strong> mattanza</strong>: morirono 14 persone e ne rimasero ferite 12. Tra le vittime, c’è chi fu colpito alla schiena mentre fuggiva, chi mentre sventolava un fazzoletto bianco e chi, invece, mentre gridava le sue ultime parole: “Non sparate!”. Erano tutti cattolici e disarmati, la metà dei quali aveva meno di vent’anni.  La sparatoria – come riportato da giornalisti e fotoreporter presenti in quei drammatici momenti – durò qualche minuto. Come disse Padre Daly, sacerdote della cattedrale di St. Eugene, <strong>“l’inferno occupò la città”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tale avvenimento ebbe ripercussioni fortissime per la regione: i terroristi dell’<strong>IRA</strong> ebbero il “boom” di affiliati e si aprì una stagione lunghissima di violenza e odio, al limite della guerra civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che avvenne nella <strong>“domenica insanguinata”</strong> fu insabbiato da <strong>Londr</strong>a: l’inchiesta del <strong>“Widgery Tribunal”</strong> prosciolse i militari e l’autorità da ogni accusa. Nel verdetto finale, si sostenne la tesi della legittima difesa da parte dei paracadutisti, che risposero ad un attacco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Solo nel 2010, la verità è emersa in tutta la sua gravità con il Saville Report</strong>. Nel rapporto, voluto da <strong>Tony Blair</strong> nel <strong>1998</strong>, si apprende che non venne dato alcun altolà ai civili, né ci furono provocazioni da parte dei manifestanti. Ci furono invece dichiarazioni false dei paracadutisti, che <strong>persero completamente la testa </strong>e spararono sulla coda di un corteo uccidendo o ferendo gravemente  persone che scappavano o che soccorrevano altre vittime.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo dopo l’apparizione di queste pagine scioccanti ci furono le scuse del generale <strong>Mike Jackson</strong>, presente a <strong>Derry</strong> durante gli scontri. Anche il primo ministro <strong>Cameron</strong> si scusò davanti alla Nazione: “Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: <strong>ciò che è successo il giorno di Bloody Sunday è stato ingiusto e ingiustificabile. E&#8217; stato sbagliato”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, a 40 anni di distanza, per molti queste scuse non sono abbastanza: si chiede a gran voce giustizia per le vittime. Come ha detto Michael Bridge, uno dei superstiti della strage: “L’affare infinito potra’ essere terminato solo quando i soldati coinvolti in quel giorno da incubo verranno inquisiti e processati per le loro azioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte immagine: flickr.com-<a href="http://www.flickr.com/photos/55638904@N00/">positivelypurple</a></em></p>
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		<title>Ultima copertina per “La Tribune”</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Passeri Leoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[editori]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<category><![CDATA[scandalo]]></category>

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Il quotidiano francese interrompe l&#8217;edizione cartacea, ma non è l&#8217;unico

Ieri, 30 gennaio 2012, il secondo quotidiano economico francese, “La Tribune”, ha detto addio, dopo 27 anni di attività, alla sua forma cartacea. In copertina, un titolo lapidario, “La Tribune vi saluta”, che giace su uno sfondo nero, nel quale brucia un foglio di carta. Fiamme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il quotidiano francese interrompe l&#8217;edizione cartacea, ma non è l&#8217;unico<span id="more-17188"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri, 30 gennaio 2012, il secondo quotidiano economico francese, “La Tribune”, ha detto addio, dopo 27 anni di attività, alla sua forma cartacea. In copertina, un titolo lapidario, <strong>“</strong><strong>La Tribune vi saluta</strong><strong>”</strong><strong>,</strong><strong> </strong><strong>che</strong><strong> </strong>giace su uno sfondo nero, nel quale brucia un foglio di carta. Fiamme lievi ma che logorano, istante dopo istante, esattamente come le piaghe economiche che hanno colpito il quotidiano, fino ad inghiottirlo completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17191" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-17191" title="La-Tribune-chiude" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/La-Tribune-chiude-199x157.jpg" alt="Il titolo dell'ultima prima pagina de &quot;La Tribune&quot;" width="199" height="157" /><p class="wp-caption-text">Il titolo dell&#39;ultima prima pagina de &quot;La Tribune&quot;</p></div>
<p style="text-align: justify; ">Nello stesso giorno, infatti, il Tribunale di Parigi ha garantito l’acquisto della testata all’imprenditore di <strong>Tolosa, </strong><strong>Jean-Christophe Tortora</strong><strong>, già a capo della società editoriale </strong><strong>France economie regions </strong><strong>(Fer)</strong>. Il suo obiettivo sarà quello di riportare i conti in pareggio entro il 2013: per renderlo possibile sarà necessario tagliare sui costi, riducendo il numero dei dipendenti: da 165 a 50, con 31 giornalisti invece di 78. Un nuovo assetto sarà dato poi alla versione online del giornale, con aggiornamenti economici in tempo reale dalle 6 alle 23, contenuti a pagamento, e da aprile una nuova versione cartacea settimanale con approfondimenti e micro-notizie al dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify;">Una situazione, quella dell’editoria francese, che sta degenerando rapidamente: già lo scorso anno, il quotidiano più venduto all’estero, <strong>“</strong><strong>Le Monde</strong><strong>”</strong><strong>,</strong><strong> fondato durante la Resistenza da </strong><strong>Hubert Beuve-Mèry, </strong>aveva dovuto cercare per la prima volta degli appoggi economici per evitare il tracollo, mentre, poco più di un mese fa, chiudeva i battenti lo storico quotidiano <strong>“</strong><strong>France Soir</strong><strong>”</strong><strong>, fondato nel ’44, nonostante l’enorme finanziamento del magnate russo</strong><strong> Alaxander Pugachev</strong><strong>. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Ad influire in modo decisivo sulle vendite, il calo di lettori registrato dal <strong>Centro di analisi strategica</strong> <strong>(Cas) del governo di Parigi</strong>, il quale, secondo gli studi effettuati, avrebbe dichiarato un abbassamento della percentuale di coloro che acquistano quotidiani a pagamento (dal 43% nel 1989 al 29% del 2009), un forte crollo degli introiti pubblicitari (-17,6%), e la maggiorazione del prezzo della carta (+70% dal 2007 al 2011). Tutto ciò concorrerebbe in maniera indiscutibile alla caduta libera delle vendite per il giornale cartaceo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inevitabile anche il riferimento al <strong>“</strong><strong>News of the World</strong><strong>”</strong>, costretto a chiudere a causa dello scandalo delle intercettazioni dopo 168 anni di ininterrotte pubblicazioni. Un imbarazzo, quello del <strong>Murdorchgate,</strong> che sembra essere solo all’inizio: pochi giorni fa, mentre si annunciava la nascita di una nuova creatura per il “Sun”,<strong> </strong><strong>il “</strong><strong>Sun of Sunday</strong><strong>”</strong>, ideato appositamente per coprire il vuoto lasciato dal News, quattro giornalisti della testata sono stati arrestati in relazione a quanto avvenuto lo scorso anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente qualcosa sta cambiando nel mondo dell’editoria, nei tempi e nei modi di apprendere le notizie. E la lettura del giornale, un tempo vero e proprio rito, si è trasformato in un gesto rapido e gratuito: quello di un click.</p>
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		<title>Francia: è reato negare il genocidio armeno</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Irene Masala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[armenia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali 2012]]></category>
		<category><![CDATA[erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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La Turchia contro la legge, definita “Discriminatoria e razzista”

Il Parlamento francese ha approvato il 23 gennaio scorso una legge che sanziona e punisce il negazionismo dei genocidi, compreso quello armeno compiuto dai turchi nel corso della Prima Guerra Mondiale (1915-1917). Sale perciò la tensione con la Turchia, che nega l’episodio e minaccia di applicare sanzioni contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La Turchia contro la legge, definita <strong>“Discriminatoria e razzista”<span id="more-17199"></span><br />
</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Parlamento francese ha approvato il 23 gennaio scorso una legge che <strong>sanziona e punisce</strong> il <strong>negazionismo dei genocidi</strong>, compreso quello <strong>armeno</strong> compiuto dai turchi nel corso della Prima Guerra Mondiale (1915-1917). Sale perciò la tensione con la Turchia, che nega l’episodio e minaccia di applicare <strong>sanzioni contro la Francia</strong>, interrompendo qualsiasi relazione commerciale, ad iniziare dal nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17219" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-17219 " title="genocidioArmeno" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/genocidioArmeno-200x139.jpg" alt="Fosse comuni di corpi armeni" width="180" height="125" /><p class="wp-caption-text">Fosse comuni di corpi armeni</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il Senato ha approvato la legge con <strong>127 voti a favore e 86 contr</strong><strong>o</strong>, il cui testo era già stato votato dall’Assemblea nazionale lo scorso 22 dicembre. Ora il provvedimento aspetta la firma del presidente <strong>Nicolas Sarkozy</strong> che ha 15 giorni di tempo per promulgarla. Se venisse approvata, la nuova legge decreterebbe fino a<strong> un anno di reclusione e multe da 45.000 euro</strong> per chiunque si trovi a negare o minimizzare in modo offensivo l’esistenza del genocidio armeno.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione della<strong> Turchia </strong>è stata immediata: &#8221;La decisione rappresenta una grave ingiustizia e una totale mancanza di rispetto nei confronti della Turchia&#8221;, ha dichiarato il ministro della Giustizia <strong>Sadullah Ergin</strong>. Toni accesi anche dal premier turco <strong>Recep Tayyip Erdogan, </strong>che ha accusato la Francia di aver messo i valori europei sotto i piedi, venendo meno ai principi di libertà di espressione del pensiero: “In questo momento siamo ancora nella fase della pazienza. Vedremo come si evolverà il processo. Esporremo il nostro piano di azione a seconda di come vanno le cose&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, è stato immediatamente depositato il <strong>ricorso </strong>presso la Corte Costituzionale da parte di<strong> 72 senatori</strong>. La proposta di ricorso, per la quale erano necessarie almeno 60 firme, è stata avanzata dai senatori del gruppo radicale dell’RDSE, raccogliendo così le firme di parlamentari appartenenti a diversi schieramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo armeno invece applaude Parigi definendola una<strong> data storica </strong>sia nei confronti dell’intera popolazione armena che per la difesa più ampia dei <strong>diritti umani</strong>. La Francia era stata la prima nazione a riconoscere il genocidio armeno del 2001. Tutti i governi turchi, dalla caduta dell’Impero Ottomano in poi, si sono prodigati con ogni mezzo legale per negare fermamente tale genocidio, elemento di forte contrasto con l’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa turca sta anche insinuando che questa legge di protesta contro quella che in Turchia viene ancora definita una “bugia storica”, abbia in realtà come fine quello di promuovere gli interessi della Francia in Medio Oriente, oltre che essere una mossa strategica in vista delle presidenziali del prossimo 22 aprile. Visti i risultati degli ultimi sondaggi, Sarkozy starebbe cercando di conquistare i voti della popolazione armena, che nella regione transalpina conta la più ampia comunità dell’Europa Occidentale: circa 600.000 persone, 400.000 delle quali nate in Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">In reazione agli attacchi di Ankara, il ministro degli Esteri Alain Juppè ha dichiarato: &#8220;Spero che i nostri amici turchi non abbiano reazioni eccessive&#8221;, invitando la Turchia a mantenere la razionalità senza lanciarsi in attacchi avventati, dato che la legge in questione avrebbe validità legale unicamente in territorio francese. Intanto, già lo scorso mese il governo turco aveva<strong> richiamato l’Ambasciatore dalla sede diplomatica di Parigi</strong>. Dopo la sospensione della cooperazione militare, dei rapporti politici bilaterali e di alcuni contratti economici, i rapporti tra i due Stati non sembrano destinati a migliorare.</p>
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		<title>La “reparación” di Santos</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Spampinato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[9 gennaio 1999]]></category>
		<category><![CDATA[america latina]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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		<category><![CDATA[guerriglia paramilitare]]></category>
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Il Presidente colombiano chiede perdono per il massacro di “El Tigre”

Le fonti ufficiali, nel 1999, annunciarono che il bilancio fu di 26 morti e 14 dispersi. Le fonti non ufficiali, invece, non esitarono a comunicare che la mattanza di “El Tigre” produsse almeno 300 desaparecidos, anime trasfigurate e senza volto che vennero fatte scomparire nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Presidente colombiano chiede perdono per il massacro di “El Tigre”<span id="more-17203"></span><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti ufficiali, nel 1999, annunciarono che il bilancio fu di 26 morti e 14 dispersi. Le fonti non ufficiali, invece, non esitarono a comunicare che<strong> </strong><a href="http://www.eltiempo.com/archivo/documento/CMS-4746440" target="_blank"><strong>l</strong><strong>a mattanza di “El Tigre”</strong></a><a><strong> </strong></a>produsse almeno 300 desaparecidos, anime trasfigurate e senza volto che vennero fatte scomparire nel letto di un fiume o di una fossa comune. Sproporzioni simili accadono spesso, in questi casi. E troppo spesso si verificano qui, nel cuore dell’America Latina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_17227" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://3.bp.blogspot.com/-5oYxJMHZJXo/TWBPdful9WI/AAAAAAAAAEg/mduu6eiUgDY/s1600/g_santos_presidente.jpg.940.600.thumb.jpeg"><img class="size-medium wp-image-17227 " title="g_santos_presidente" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/g_santos_presidente-200x137.jpg" alt="Il Presidente colombiano Santos" width="180" height="123" /></a><p class="wp-caption-text">Il Presidente colombiano Santos</p></div>
<p>Juan Manuel Santos non è esattamente quel che si definirebbe un “pacifista”. La sua attività politica – prima come Ministro della Difesa, poi come Presidente – è sempre stata caratterizzata da una vigorosa pressione militare nei confronti delle organizzazioni paramilitari di stampo terroristico, con ogni probabilità la più grossa tra le piaghe che affliggono la Colombia. <a href="http://www.ghigliottina.it/new/farc-al-tramonto/" target="_blank">La più conosciuta tra queste, la FARC, oggi risulta decimata grazie agli sforzi dell’attuale Presidente.</a> Che al pugno di ferro, è bene precisarlo, nel corso degli anni ha saputo coniugare un’intensa e proficua attività diplomatica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In altre parole, Juan Manuel Santos intende riscrivere la storia della Nazione di cui è Presidente. </strong>La Colombia, troppo spesso, viene associata quasi esclusivamente alle FARC, al narcotraffico o, più genericamente, ad un forte tasso di violenza. <a href="http://internacional.elpais.com/internacional/2012/01/16/actualidad/1326721439_836391.html" target="_blank">Tuttavia il volto della Colombia sta cambiando progressivamente:</a> nel 2011 ha registrato una crescita economica del 5,5%, il tasso di disoccupazione è sceso vertiginosamente sotto il 9% e ad oggi vanta un fatturato di 55 milioni di dollari sulle esportazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesse volte dietro a una radicale trasformazione di carattere economico si celano profondi cambiamenti di carattere socioculturale. E, forse, non è affatto azzardato affermare che il Presidente Santos non soltanto ne è consapevole ma ne è in larga misura l’artefice. <strong>Il commovente (e sincero) episodio dello scorso 25 gennaio ne è stata la dimostrazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Mi chiedo come sia possibile che un essere umano possa fare cose del genere ad un suo simile, questo massacro non sarebbe mai dovuto succedere. In qualità di Presidente della Repubblica intendo rivolgere le mie scuse alle vittime del massacro a El Tigre”. Il gesto di Juan Manuel Santos ha spiazzato persino i partiti d’opposizione. <strong>Il massacro, verificatosi il 9 gennaio, era pressoché caduto nell’oblio. </strong>Soppiantato prepotentemente da ulteriori episodi spiacevoli e cruenti a loro volta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma un Presidente ha il dovere di non dimenticare. </strong>Malgrado sia un atto puramente simbolico, chiedere perdono alle vittime di una strage è al contempo doveroso. E, in ogni caso, non è affatto semplice. Tale cruccio ha fatto capolino nella mente di Santos, nel corso degli ultimi due anni. Gli ci è voluta parecchia umiltà, ma alla fine ha superato quell’ostacolo che sembrava insormontabile ai suoi predecessori. In fondo, ogni processo di “reparación” comincia proprio così.</p>
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