Federalismo fiscale: trema il sud
Gli economisti: “Se sarà attuata la legge il meridione rimarrà senza risorse“.
Silenzio e astensioni hanno accompagnato l’approvazione della legge n.42 del 5 maggio 2009, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 maggio 2009 ed entrata in vigore il 21 dello stesso mese. Tema: il “federalismo fiscale”. Una legge delega che ha stabilito solo principi e criteri direttivi e che entrerà a regime nel 2016, fra sette anni. Un manifesto che deve essere riempito di così tante cose da apparire, oggi come oggi, solo una scommessa, e perciò inconsistente. Una scommessa, però, che già fa paura.
Osannato soprattutto dalla Lega, che lo vede come l’estirpatore di tutti i mali e l’unica soluzione plausibile per fronteggiare la crisi economica che ha investito il nostro Paese, il federalismo fiscale è “una riforma di cui il Mezzogiorno potrà beneficiare”, ha dichiarato Raffaele Fitto, ministro dei Rapporti con le Regioni, sostenitore della legge durante il convegno sul rilancio del Sud indetto a Bari dal Pdl.
Sullo stesso versante anche il presidente della Camera Gianfranco Fini: “Si tratta di un federalismo autentico, sociale, destinato a porre fine al malcostume dello scarica barile tra istituzioni e che costringerà le regioni, più autonome nelle loro manovre economiche, ad una maggiore responsabilità”. Dall’altra sponda Marco Di Martino, segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Ragusa, parla delle nefaste conseguenze che una tale riforma fiscale provocherà tanto in Sicilia quanto in tutte le regioni meridionali: «Ci troviamo innanzi alla distruzione di qualsiasi principio di solidarietà nazionale previsto anche dalla nostra Costituzione – afferma – che provocherà la nascita di società sempre più barricate, società in cui gli unici ad essere messi con le spalle al muro saranno i comuni cittadini. Questi troveranno forse un valido sostegno nelle associazioni sindacaliste, che potranno attivare strategie di contenimento al problema – continua Di Martino – ma più colpite saranno le strutture ospedaliere e i centri di primo soccorso, a vantaggio degli ospedali privati convenzionati dallo Stato che in Sicilia risultano essere il triplo di quelli presenti in tutt’Italia. Tutto questo provocherà il diffondersi a macchia d’olio di una malasanità che più volte negli ultimi mesi ha visto protagonista e oggetto di critiche proprio la Regione”.
Dello stesso avviso è il leader dell’Udc Pierferdinando Casini che l’8 ottobre dal palco del Lingotto a Torino ha dichiarato: “Con il Federalismo si rischia la nascita di un neo centralismo regionale con conseguenze penalizzanti per alcune parti del Paese”.
Se dunque da una parte in Meridione è facile prevedere tante vittime tra i comuni cittadini, “ovviamente non tra i ricchi”, come dichiara Di Martino, dall’altro lato il Nord nuota a gran velocità verso un nuovo federalismo. Le più avvantaggiate dall’applicazione della legge sarebbero, secondo le stime de Il Sole 24 Ore, la Lombardia (con un aumento di risorse di circa 600 milioni di euro l’anno), il Veneto (circa 215 milioni in più) e l’Emilia Romagna (circa 120 milioni in più). In rosso, invece, oltre ai conti della Sicilia anche quelli della Calabria (con una perdita che oscillerebbe tra i 384 e i 372 milioni a seconda della perequazione considerata), la Campania (tagli tra i 195 e i 167 milioni) e la Puglia (da 168 a 149 milioni).
Pronostici preoccupanti. “Le considerazioni del Prc sulla legge – sostiene Di Martino – non riguardano solo la Sinistra, ma sono condivise dalla maggior parte dei siciliani. Spero che le decisioni prese e sostenute dal Governo (che però hanno visto l’astensione del Pd e l’assenso di Di Pietro) – conclude Di Martino – non ledano anche le strutture scolastiche territoriali dello Stato, soprattutto in Sicilia, di cui resterà ben poco”.