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FARC al tramonto?

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Eliminato Alfonso Cano, leader delle FARC, nell’ “Operazione Odissea”.

“Ci siamo quasi, gli stiamo col fiato sul collo. I guerriglieri della FARC farebbero bene a smobilitare il proprio apparato bellico, altrimenti finiranno tutti in carcere o al camposanto. Questa è la nostra linea, avremo modo di dimostrarlo.” Pare proprio che questa volta il presidente colombiano abbia mantenuto la parola: l’uccisione di ‘Alfonso Cano’ rappresenta una vittoria importante per l’amministrazione di Juan Manuel Santos. Il leader delle Forze Armate Rivoluzionarie è stato ucciso nella foresta di Cauca, a seguito di un’operazione durata sette ore.

Classe 1948, estrazione sociale borghese. Una solida formazione marxista maturata presso l’Università di Bogotà, una laurea in Sociologia mai conseguita. Guillermo Leon Saenz Vargas – meglio conosciuto come Alfonso Cano – era considerato il cervello delle FARC. Ne aveva preso le redini nel 2008, in seguito al decesso del leader storico Pedro Antonio Marin – altrimenti conosciuto come Manuel Marulanda o ‘Tirofijo’. Rispetto a quest’ultimo, Cano era sicuramente un gerente ben più “politico” e diplomatico, ma non per questo meno pericoloso. Nel 2002 fu l’artefice del rapimento di 12 deputati, 11 dei quali uccisi 5 anni dopo. Nel 2003 fece saltare in aria il Club “El Nogal”: 200 i chili di tritolo, 36 le vittime.

Non si scherza col fuoco, Santos lo sa bene. Le FARC le combatte da anni, sin da quando era Ministro della Difesa: pressione militare costante con possibili aperture diplomatiche, strategia che negli anni ha restituito ottimi risultati. L’operazione portata a termine il 4 novembre è un valido esempio, ma non va trascurato il dato relativo alle diserzioni: attualmente i guerriglieri sono poco più di 6.000, mentre negli anni ‘90 si contavano circa 18.000 unità.

Sembra evidente come nel corso degli anni lo scenario sia mutato parecchio. Oggi l’intelligence colombiana può vantare le più sofisticate dotazioni tecnologiche e i cospicui finanziamenti americani, che hanno permesso la buona riuscita di questaOperazione Odissea”. Le Forze Armate Rivoluzionarie, di contro, per sopravvivere hanno dovuto diversificare le proprie competenze. In altre parole controllano il narcotraffico, devono farlo per finanziare la propria causa.

Cosa accadrà dopo la morte di Alfonso Cano? E’ fuor d’ogni dubbio che la sua eliminazione abbia una portata simbolica eccezionale. Gli analisti ritengono che il colpo sferrato ai danni delle FARC sia duro a tal punto che questa organizzazione paramilitare potrebbe rischiare addirittura il collasso. I più sostengono che nessuno degli eredi di Cano abbia le sue medesime credenziali: la sua sostituzione potrebbe generare delle tensioni interne al gruppo rivoluzionario.

I due candidati più accreditati, tuttavia, non andrebbero sottovalutati affatto: Iván Márquez (al secolo Luciano Marín, politologo) e Timoshenko (Rodrigo Londoño, militare) hanno parecchie cose in comune. Innanzitutto vivono entrambi in Venezuela, fattore che di per sé potrebbe apparire come un elemento di debolezza per le Forze Armate colombiane. Ma l’elemento più curioso è che, nel corso degli anni, entrambi abbiano sviluppato una profonda sinergia con l’ETA, l’organizzazione terroristica basca che recentemente ha deciso di deporre le armi.

Pare infatti che alcuni componenti dell’ETA abbiano partecipato a una sorta di corso di formazione presso la matrice della FARC, ripagando gli amici colombiani con una serie di attentati – a Madrid o in altre città europee – finalizzati all’eliminazione di politici colombiani. E viceversa: interrogato nel 2009 dalla polizia, un disertore della FARC ha confermato che Iván Márquez avrebbe “introdotto ai suoi alcuni esponenti dell’ETA, affinché questi vi impartissero dei veri e propri corsi di preparazione di artefatti esplosivi”.

In ogni caso, quale che sia il successore di Alfonso Cano, l’attività della FARC oggi risulta indebolita. Si avverte l’aria del cambiamento nella società colombiana: a dimostrarlo,  i dati delle ultime consultazioni elettorali, dove parecchi candidati affiliati o collusi ai cartelli della criminalità organizzata hanno riportato sonanti sconfitte.

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