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Famiglia: risorsa o problema?

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Il nido della nostra identità è la famiglia, punto d’appoggio per eccellenza dei sentimenti.

Nella cosiddetta “modernità liquida” dove ogni solidità intrinseca ai rapporti umani, alle esperienze sociali, ha il senso della labilità, della velocità e della competizione nonché della prestazione,  il ruolo della famiglia continua ad essere quello del cardine, del nido di quiete ove ciascuno può ritrovare la propria sicura identità e le sue origini. La società ha sempre un debito inestimabile verso la famiglia perché è il luogo della condivisione, dove inizia la comunicazione tra gli individui.

Malgrado le bufere culturali, questo istituto primordiale e unità sociologica innata all’uomo, resta la fonte da cui attingere alla cultura e al saper fare che sono le basi della crescita morale ed intellettuale. Sono proprio la condivisione, il sacrificio a delineare cosa sia una famiglia in tutte le sue forme in tutte le sue applicazioni culturali, l’amore è la radice della famiglia, e non vi è famiglia dove questo sentimento non riesca a travalicare i problemi e le sofferenze.

Bruno Bettelheim ha scritto: “La famiglia felice non è quella in cui non succede mai nulla di brutto; è quella in cui, quando qualcosa di brutto succede, colui che ne è causa o che ne soffre non viene colpevolizzato, ma è anzi sostenuto nella sua disgrazia. Infatti, se ci sentiamo depressi e nessuno ci aiuta, come possiamo pensare che la nostra famiglia sia un rifugio sicuro?”.

I fronti che oggi si oppongono, o meglio le visioni concernenti il concetto di famiglia sono quello della “famiglia problema” e quello della “famiglia risorsa”. Nel primo si scorge tutto quello che è il travaglio dei nostri tempi così rapidi così confusi, nel secondo scorgiamo la famiglia come un tetto per i nostri valori. Il nucleo famigliare coi suoi sentimenti vividi, con la sua caratteristica intrinseca di laboratorio della comunicazione tra gli individui, è la sorgente cui l’intera società può attingere per stabilire armonia e nuove idee formative ed educative. È il luogo del sostegno nei momenti del bisogno, della vicinanza, del calore, della speranza.

Ogni sofferenza serve a maturare una speranza, la famiglia è proprio questo, è il generatore della fiducia, della cooperazione e della solidarietà. Essa  insegna che la vera libertà è riconoscere il valore inalienabile dell’altro e coltivarlo. Abbiamo detto troppe volte la parola amore tanto da consumarne il senso da perderne il significato, il senso del dono della gratuità che nella famiglia è esemplare. È lì che impariamo a comunicare, ad aprire le nostre emozioni, perché appunto essa è come un sistema di emozioni di persone tra loro interdipendenti e legate attraverso l’affettività, in modo tale che i problemi e le risorse degli uni finiscono per coinvolgere e impegnare tutti gli altri componenti.

Chiamo tutto questo  il flusso dei sentimenti tra genitori e figli, il flusso della responsabilità che si trasmette alle generazioni: nella famiglia coesistono e sussistono errori, esperienze, la saggezza degli anziani, la fragilità. Le difficoltà che la famiglia vive nella società di oggi sono molto più variegate e complesse di un tempo, problemi relazionali, sociali, economici, fanno si che i sentimenti si deteriorino presto con le inevitabili rotture e molte famiglie brucino in breve l’essenza del loro amore. Per questo dobbiamo dare sostegno e sopratutto certezze perché il futuro sia più vicino e solido, dobbiamo dare più credito alla saggezza degli anziani non emarginarli, dimenticarli. L’amore non è sabbia, non è vento.

Allo stesso modo  dobbiamo dare credito alla parte giovanile della famiglia, ai ragazzi che la nutrono delle loro esperienze nuove e fanno da tramite con questo mondo in corsa. Ascoltiamo quello che essi hanno da dire, il loro contributo è fondamentale e imprescindibile malgrado il carico di problematiche, le incomunicabilità. Se la famiglia muore moriamo anche noi, le nostre case accoglieranno solo l’ombra di una ferrea solitudine di sguardi che non si guardano, di bocche che parlano ma niente dicono.

Continui messaggi sociali scoraggiano la famiglia, i mezzi di comunicazione suggeriscono con insistenza che è molto più bello essere liberi. I valori propagandati dai mezzi di comunicazione di massa sono la “libertà”, la bellezza, la giovinezza eterna. Facciamo qualcosa perché lo stare in comunione non costituisca un problema, un peso di cui disfarsi, una gabbia da cui fuggire, ma una risorsa e un tesoro cui cogliere sentimenti e benessere e soprattutto le basi per una vita autentica.

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