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Facebook può diventare una droga

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Il social network numero uno al mondo può indurre dipendenza. Ecco come.
Vi è mai successo, ipnotizzati davanti a Facebook, di accorgervi, in un normale pomeriggio di un sabato qualunque, che la giornata sta volgendo al termine e non avete combinato nulla dei cinque impegni che vi eravate preposti? Sì? Male, questo potrebbe essere l’inizio della vostra fine.

Come riferisce il Codacons, infatti, sono davvero tanti gli utenti del social network più famoso d‘Italia che anche in villeggiatura hanno tenuto costantemente aggiornato il proprio profilo: un cittadino su tre (addirittura il 57% delle donne). Così, fra una bagno e una bibita ghiacciata, il richiamo della tastiera si faceva insistente, i nervi crollavano e gli Internet Point venivano presi d’assalto. Nulla di male, per carità, ma alcuni casi estremi qualche campanellino d’allarme l’hanno fatto suonare.

Fra coloro che visitano il sito tutti i giorni ci sono quelli interessati  a una fugace sbirciatina, ma anche gli ossessionati, ormai assuefatti dallo schermo. Sono quelli che non possono fare a meno di raccontare ogni singolo istante della giornata: una doccia, il  prossimo taglio delle unghie o il manifestarsi di un fastidioso prurito. Per questo genere di utenti della rete si può usare la parola dipendenza. Sì,  come quella da alcol, da droga, da macchinette del poker mangiasoldi o da cibo. E quindi va trattata e studiata alla stessa maniera.

Secondo Hilarie Mash, direttore del centro specializzato di Seattle “ Restart”, che si occupa dello studio e della cura di simili patologie, i sintomi da internet dipendenza sono facilmente riconoscibili:

“ All’inizio si naviga nel proprio sito preferito per contrastare lo stress e sentirsi un po’ meglio – afferma il direttore della clinica americana – poi,  giorno dopo giorno, si passa sempre più tempo online, in un crescendo innaturale. L’umore non è quello solito, si manifestano gli attacchi di rabbia e si trascurano affetti e amici per stare incollati al Pc. Non c’è attività capace di emozionare che non sia una di quelle provenienti dal Web. Si mente spudoratamente su quante volte  si guarda il video preferito e navigare diventa la scusa per mettere in secondo piano i compiti scolastici o le responsabilità di lavoro. Il pensiero corre sempre alle tentazioni del cybermondo, anche quando ci si dovrebbe concentrare su altro. Aumentano i sensi di colpa e si dorme sempre meno.  Infine  – conclude Mash – compaiono un insieme di segni psicosomatici: percezione di bruschi cambiamenti di peso, emicranie, dolori alla mano e al braccio per uso eccessivo del mouse”.

La Dottoressa Giorgia Notari, psicologa e psicoterapeuta, membro del Gruppo Runfortecnostress di Milano, ci ha aiutato a capire meglio come possano avere origine simili malattie e come si può accostare un social network all’apparenza innocuo come Facebook alla parola dipendenza:

“Facebook può creare dipendenza e isolamento se viene usato come unico strumento di comunicazione. L’uomo è un essere sociale che ha bisogno del contatto diretto con i suoi simili. Avere solo rapporti fittizi spinge a confrontarsi con una realtà “incompleta” e parziale e tutto questo a lungo andare può causare difficoltà relazionali e di socializzazione.”

Questo dal punto di vista psicologico. E per quanto riguarda la salute fisica?

“I due aspetti sono strettamente collegati: l’uomo per stare bene anche fisicamente deve frequentare i suoi simili. Per esempio, è risaputo che lo stato d’animo incide profondamente sul decorso di determinate malattie terminali e croniche. Vedere gente non comporta un contatto asettico e impersonale: vuol dire anche mani che si toccano, sensi che si stimolano, sensazioni che si provano e tutto questo agisce sul sistema nervoso, stimolando i neurotrasmettitori che regolano il buon umore, l’appetito, la sensazione di rilassamento e di benessere. L’organismo, quindi, sta meglio e tutto questo ha un effetto positivo anche sul sistema immunitario. L’isolamento o la chiusura in rapporti fittizi e superficiali, col tempo, creano insoddisfazione e frustrazione, quindi una diminuzione dei cosìdetti “ormoni del benessere”, le endorfine , che generalmente agiscono sul tono dell’umore. Infine chi usa Facebook spesso lo fa nelle ore serali o notturne, sottraendo tempo al riposo.

Quindi Facebook dovrebbe essere evitato?

“Non dico questo. Non si deve eccedere, usandolo come surrogato ai veri rapporti umani. Oggi invece tutti sono invitati a registrarsi e a connettersi, come se chi non è registrato e non è on line fosse un asociale, incapace di rapporti umani. E, invece, non è così.”

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