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“Equinozio di girasoli” di G. Maffii

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Una raccolta di poesie fatta di parole, tempo e memoria.

Equinozio di Girasoli” (Edizioni il Foglio, 2009), di Giulio Maffii, è una raccolta di poesie dai colori delicati, che ondeggia tra luce ed ombra, in pari misura, come annunciato dal titolo stesso, permettendo, così, al lettore di abbandonarsi tanto alla musicalità, ricercata e deliziosamente riscoperta, quanto alla riflessione più profonda e malinconica. Una poesia limpida, a tratti volutamente semplice, che sembra saper ispezionare la realtà del tempo, della memoria, ma anche della parola stessa, nei minimi particolari, non curandosi troppo delle tortuosità, per lo più mentali, che ogni individuo si impone vivendo la quotidianità.

Tempo, memoria, parola. Sono questi i temi cardine attorno a cui ruota l’intera silloge. I versi di Mario Luzi, scelti quale encomiabile introduzione all’intero lavoro, ne sono una conferma ulteriore: “Rimango a misurare il poco detto, il molto udito…”. Tempo, memoria, parola. Un continuo inseguirsi di domande e risposte, di rimandi e conferme per ritrovare quella nostra interiorità dimenticata, così troppo spesso soffocata dalla velocità dei tempi moderni che fanno dei secondi, dei minuti, delle ore ostacoli da abbattere, da superare ad ogni costo, facendoci dimentichi che ore, minuti, secondi, altro non sono che ciò che ci fa vivi dinnanzi all’immobilità della morte.

La raccolta si divide in due sezioni principali, “Accumulo di coincidenze” e “Accumulo di memoria”, suddivise poi, al loro interno, in altre piccole sottosezioni, secondo uno schema ben ideato, mai casuale, perché ogni parola, ogni suono ha il suo spazio ideale che fa sì che vi siano richiami improvvisi, ma anche una musicalità continuata. Evidente appare, allora, la volontà di intendere la poesia come malentendu, di lasciare tanto per chi scrive quanto per chi legge, uno spiraglio aperto a miriadi di riflessioni e nuove liriche, secondo un dettame caro a molti poeti, tra tutti lo spagnolo Pedro Salinas. Nascono così versi di particolare bellezza e di forte espressività: “Sono le parole che ci inseguono / è la poesia da amare / non la sofferenza / il gorgo si trasforma / in acqua sorgiva / noi alla deriva / ci aggrappiamo a rami secchi / osservando i fiori sulla riva”.

Le parole finali della poesia che conclude la raccolta, oltre ad essere un ennesimo richiamo al motivo del tempo, definito dal poeta come vera e propria ossessione personale, sembrano voler essere un ulteriore incoraggiamento alla vita, quasi fossero una sorta di frase d’augurio, ultimo pacato tentativo di esorcizzare la folle frenesia della modernità: “Abbiamo ancora tempo / amore / abbiamo ancora tempo”.

Giulio Maffii è autore, critico letterario, dirige le collane di poesia contemporanea della casa editrice Edizioni Il Foglio, tiene un laboratorio di poesia per ragazzi. Fiorentino di origine, dalla complessa personalità, cura uno dei migliori blog sulla poesia nel web http://blog.libero.it/Pensieridivento. Ha all’attivo svariate pubblicazioni tra cui: La caduta del tempo (Ed. Il Foglio- Promo) scritto con l’eteronimo di Penelope Alma nel 2008, mentre nel 2009 è uscito con il libro ortonimo di poesie Fino a che non muore il tempo (Ed. La Riflessione). Ha collaborato con varie riviste letterarie anche online. È un vero e proprio cultore e amante della poesia di per se stessa e fine conoscitore in particolare della lirica ispanica moderna; ha svolto anche opere di traduzione poetica che è un altro modo di fare poesia. È uno degli organizzatori italiani del festival mondiale della poesia Palabra en  el mundo. Si pensa che sia un eteronimo lui stesso.

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