Emergenza valanghe
Negli ultimi mesi, stranamente, il mondo della montagna ha fatto parlar di sè. Gli incedenti in altaquota e i distacchi di valanghe si susseguono giorno dopo giorno. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso e diversi esponenti del Governo hanno ravvisato la necessità di proporre un emendamento al decreto Emergenze in esmae al Senato. L’emendamento in questione avrebbe introdotto il carcere per chi, provocando una valanga, causi la morte di altre persone od un’ammenda fino a 5000 euro per chi scii fuori pista o compia escursioni in montagna nonostante sia segnalata dai bollettini nivo-metereologici una situazione di pericolo concreto.
L’emendamento, in seguito alla sollevazione di tutte le categorie professionali del mondo montano, è stato ritirato. Tra le obiezioni registrate: Reinhold Messner, ha parlato di “reazione isterica“, mentre diversi esponenti dell’opposizione hanno constatato come tali fatti specie di comportamenti siano già sanzionati dalle legge estistenti. In primis il Codice Penale che agli articoli 426 e 449 sanzionano, rispettivamente, il reato di valanga dolosa e colposa. Mentre la legge 363 del 2003 contiene tutta la normativa di riferimento per la sicurezza negli sport invernali.
Abbiamo voluto allora ascoltare l’opinione in merito del Presidente del Club Alpino Italiano, il dott. Annibale Salsa.
Presidente Salsa, come giudica questa urgenza di legiferare introducendo nuove fattispecie criminose?
“Ravviso il rischio che si agisca sotto la spinta dell’emotività scaturita dagli incidenti che sono accaduti negli ultimi giorni. La montagna è uno spazio libero e tale deve rimanere, senza subire un’eccessiva codificazione e regolamentazione. Tutto questo porterebbe ad una deleteria generalizzazione: parlare di rischio valanghe in montagna equivale a non dire nulla. Bisogna distinguere, attraverso un criterio di montuosità, gli altipiani dalle alte quote. Inoltre, sanzionando eccessivamente i frequentatori della montagna, si rischierebbe di arrecare gravi danni al turismo e soprattutto ad un turismo non massivo ma ecologico e a basso impatto come quello degli scialpinisti. Lo scialpinismo si pratica fondamentalmente in primavera, da fine marzo e quindi dà la possibilità agli albergatori montani di vendere soggiorni anche in periodi di bassa stagione.”
Lo stesso effetto di fuga di sciatori dalle località montane italiane potrebbe conseguire anche all’obbligatorietà dell’assicurazione per gli sciatori?
“Purtroppo il rischio è serio, dato che la vicinanza con Francia, Svizzera e Austria, ossia Paesi che non avvertono l’esigenza di introdurre tali obblighi, potrebbe portare molti sciatori a valicare il confine nazionale. Si renderebbero, così, poco appetibili le nostre cime alpine anche per i turisti stranieri.”
Quale potrebbe esser una soluzione per evitare questi incidenti?
“La formazione e l’educazione, soprattutto sul territorio. Le vittime di questi tragici incidenti sono molto spesso persone molto esperte tecnicamente, giovani con una tecnica perfetta. Manca però in molti casi una conoscenza diretta del territorio. La montagna e la neve non sono uguali ovunque ma cambiano in ogni singola località. Il CAI è da sempre impegnato nella formazione diretta sul territorio. Questo distingue il CAI dalle Federazione sportive. In questo modo unendo tecnica ed esperienza in loco si possono evitare o almeno limitare gli incidenti.“
Per poter affrontare un fuori pista, occorre, quindi , aver sostenuto un corso?
” Assolutamente, un corso completo.”
Oltre alla formazione, altre proposte sono state avanzate per rispondere all’aumento di incidenti. Ad esempio rendere obbligatorio la dotazione di ARVA , l’apparecchio più affidabile per la rilevazione di persone rimaste sotto una valanga?
” Anche qui c’è il rischio di generalizzare. Rendere magari obbligatorio tale strumento anche per quei turisti che sciano in pista su un altipiano , sarebbe eccessivo.”
Un’altra proposta sarebbe quella di adottare dei bollettini nivo-metereologici per aree settorializzate e non per province?
“Questa è un’ottima proposta in quanto, come detto, la neve cambia da zona a zona ed inoltre è un sistema già adottato in molti altri Stati . “
Ringraziamo per la disponibilità il Presidente Salsa e il dott. Mandelli.