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Ecco la malattia del fannullone

Ecco pronta e servita la rivincita su datori di lavoro e ministri inferociti coi fannulloni.

Termine generico comunemente utilizzato nella sua accezione punitiva indicante quell’esemplare di essere umano che, per una ragione o per un’altra, trova spesso il modo di schivare le sue responsabilità sul posto di lavoro. Può scegliere di telefonare cinque minuti prima dell’inizio del turno lamentando un terribile male o abbandonare la scrivania a metà giornata colpito da un’improvviso malessere pur di darsi alla fuga verso casa. Sta di fatto che ogni ambiente lavorativo trova all’interno una fitta schiera di malati immaginari sempre in prima fila per evitare il lavoro. Ma attenzione: non sempre son scuse, fra di essi si nasconde pure qualcuno affetto da un disturbo finora mai né sentito, né immaginato.

Non faccio niente perché son stanco” si sta scoprendo essere una frase spia che nasconde dietro una patologia ben più seria dei sorrisini che scatena nei più energici compari di chi la pronuncia. La malattia dei fannulloni ha un nome e un cognome e a sentire come parlano le statistiche , sembra colpire, o aver colpito un terzo della popolazione mondiale.

Si tratta della “Adrenal Fatigue”, quel disturbo che ti fa odiare il mondo al risveglio e ti mette addosso un peso pari a quello di una zavorra di due o trecento chili, oltre a svogliatezza, spossatezza, stanchezza e depressione. Un termine coniato dal Dr James Wilson, fondatore del Canadian College of Naturopathic Medicine di Toronto,  per descrivere lo sballamento delle funzioni adrenaliniche. Una girandola di sensazioni negative che in men che non si dica si traduce in nervosismo, con la gioia di barman e fornitori di caffè che insieme alle bevande zuccherate e gassose sono il rimedio preferito degli infetti nel disperato tentativo di sentir suonare prima o poi la sveglia durante la giornata. E’la sindrome del ventunesimo secolo, il paradigma dei tempi che corrono.

Tutta colpa dello stress e delle situazioni stressanti in cui il surrene fa gli straordinari sovraccaricando l’organismo di cortisolo per diminuire la pressione del sangue, ma così facendo sorprende il nostro corpo prendendolo  in contropiede costringendolo a risposte inefficaci agli stimoli. Passa il tempo e la macchina si inceppa. Oggi poi che è stato diffuso il panico generale con racconti di crisi economiche catastrofiche misto con la narrazione di tempi disastrosi infatti non son pochi quelli che il surrene non lo tengono più nemmeno col guinzaglio. Ma può scaturire pure dopo un lutto, un affare andato a rotoli, un divorzio, o per un litigio di dimensioni colossali.

La condizione può durare per periodi brevi, lunghi o intervallati, ma soprattutto non avvisa e non si sa quando se ne va. E’difficile persino da diagnosticare: insomma un disagio mica da poco. Tanto insolita e particolare come patologia che udite udite l’antidoto maggiormente consigliato dai medici di tutto il mondo, sempre più alle prese con una crescente apparizione di nuovi casi, è una sana, spensierata, rilassante e tanto salutare giornata davanti al televisore, oltre che a una cura a base di  magnesio e vitamina C.  Tanto per oziare e tornare a godersi la vita. Così dell’ Adrenal Fatigue rimarrà solo un lontano ricordo.Si diventerà tutti obesi si, ma li poi ci penserà qualcun altro a consigliarvi il nome di qualche bravo dietologo.

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