E se lo dice Charles Saatchi…
Dalle pagine del Guardian, “J’accuse” contro il mondo dell’arte contemporanea
Charles Saatchi non è amareggiato. Charles Saatchi non è sconfortato. Charles Saatchi è schifato. Che è ben peggio.
Per i “non addetti ai lavori”, Mr. Saatchi è un cittadino britannico di discendenza iraqena, collezionista d’arte e gallerista di fama mondiale, e “sponsor” del premio YBAs (Young British Artists).
Mr. Saatchi ha perso la pazienza e i freni inibitori e ha affidato alle pagine del Guardian un suo personalissimo sfogo contro questo suo mondo – inclusi la “flora e fauna” che ne fanno parte.
E non si salva nessuno. Il punto cercando di riassumere, è che, questa volta, non è colpa degli artisti se l’arte contemporanea è andata dov’è andata, ma di tutto quel contorno fatto di collezionisti, galleristi e curatori, definiti dal collezionista nei modi più vari e meno lusinghieri.
La crisi, per Saatchi, affonda le sue radici nell’ignoranza boriosa dei ricchi collezionisti che acquistano opere d’arte solo per la patinatura “glamour” con la quale certi galleristi le ricoprono, creando una mistica che niente ha a che vedere con la qualità, quanto con un volgare display di benessere economico e di “coolness” relativi al possesso e non alla capacità di apprezzare un prodotto artistico.
Lasciando stare poi i curatori, che Saatchi taccia di essere degli insicuri incapaci di riconoscere il valore di quello che hanno davanti e che, per ovviare a questa loro mancanza, si buttano a corpo morto su installazioni post-post-moderne, che altro non sono che un pastiche di robaccia incomprensibile ai più e apprezzabile solo da altri curatori altrettanto miopi.
La polemica, o meglio, l’analisi di Saatchi risale al due dicembre scorso, ma, inutile dirlo è continuativa ed estendibile anche all’arte “nostrana”.
L’ Italia infatti non è di certo esente da queste pecche – con l’unica differenza che, ancora, l’arte contemporanea giovane e di penultima/ultima generazione ancora annaspa ed arranca anche solo per riuscire a conquistarsi un posto di rilievo all’occhio del grande pubblico.
Charles Saatchi non hai mai giocato “sicuro” quando si è trattato e si tratta di arte, anzi, è sempre uno che si è esposto al rischio proprio perché mosso da uno spirito quasi “vocazionale” nei riguardi di quello che, secondo lui, era un ottimo strumento per ampliare l’interesse nell’arte contemporanea.
Certo, per qualcuno come Jonathan Jones, giornalista e critico d’arte britannico, che, pur condividendo, in un certo senso, lo sfogo e le basi dalle quali si muove Saatchi, questo “J’accuse” ha una pecca di fondo, ossia sembra non rendersi conto del fatto che, alla fin fine, non si vede alcuna “rivoluzione” artistica alle porte.
E forse, a pensarci bene, visti gli acquitrini nei quali si è andata ad impantanare la “zattera”, è meglio così. In attesa di qualche nuovo messia sfacciato che ridia un senso a tutta questa eruzione creativa.
(fonte immagine: http://www.artribune.com)
Per approfondimenti:
