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E’ nato un regista

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Claudio Giovannesi, classe ’78, e il sogno di sempre di diventare regista. Ora, dopo una lunga gavetta,il suo desiderio si sta realizzando. Il suo ultimo lavoro, “La casa sulle nuvole”, ha vinto il premio speciale della giuria al Festival del Cinema Europeo di Bruxelles. Ecco le parole dell’autore.

Claudio il tuo primo lungometraggio ha vinto al Baff Film Festival i premi “Migliore Opera Prima”, “Miglior Produzione” e “Migliore Attore”; al Brussels European Film Festival il “Premio Speciale della Giuria”; all’Ischia Film Festival il Premio per il “Migliore Direttore della Fotografia”. A quale di questi premi sei più affezionato?
“Sicuramente il premio a Bruxelle.  E’ come se avessimo disputato un Europeo, e noi rappresentavamo l’Italia. Ora il film è stato acquistato dall’Argentina e sarà presto nelle sale di Buenos Aires, sottotitolato.”

Tu sei uno dei quattro sceneggiatori, insieme a Francesco Apice, Matteo Berdini e Filippo Gravino. Come avete scritto questo film?
“Siamo stati in Marocco a fare dei sopralluoghi,  siamo andati e tornati per due anni. Abbiamo contattato italiani residenti a Marrakech, abbiamo osservato i loro luoghi di lavoro, la loro biografia. Poi abbiamo progettato il documentario, che ho presentato come saggio finale al Centro Sperimentale con il titolo “Appunti per un film in Marocco”. Il  documentario è legato molto al film e per questo sarà disponibile nel DVD che uscirà tra poco.”

La protagonista femminile, Faten Ben Haj Hassan, è al suo esordio. Come l’avete scoperta?
“Durante il  sopralluogo abbiamo notato che molte delle ragazze nei night provenivano dalle campagne, spesso erano state ripudiate dai mariti o dalle famiglie, ed erano in cerca del lusso e del benessere dell’occidente. Abbiamo parlato con tante di loro. Poi abbiamo incontrato Faten, tunisina, bilingue e che aveva vissuto il Italia: ci è subito sembrata perfetta per il ruolo. Molti degli attori che hanno interpretato personaggi secondari del film sono stati “scoperti” per caso nei locali sparsi per il Marocco e devo dire che lavorare sia con attori esperti che attori improvvisati è stato molto interessante. Le troupe marocchine, poi, sono bravissime. Loro sono abituati a lavorare con grandi registi e ci hanno accompagnato a Marrakech e ancora più a sud, fino ai confini con l’Algeria: un road trip vero e proprio, come quello dei protagonisti. Bellissimo.”

Com’è stato lavorare con Adriano Giannini?
“Adriano è un grandissimo attore, simpatico e serio, siamo diventati amici.  Lui prima di recitare è stato per dieci anni operatore di macchina, quindi conosce bene la cinepresa, da regista e da attore. Lui è un  figlio d’arte, ma questo non significa niente. Adora il padre, lo venera, ma dal punto di vista professionale è molto diverso”.

Emanuele Bosi, altro protagonista, ha lavorato molto in televisione, com’è stato dirigerlo?
“Era spiazzato dalla situazione, dal viaggio, dall’Africa, da tutto. Ma è stato perfetto perchè il suo personaggio (Lorenzo Raggi,  fratello di Adriano/Michele) doveva essere proprio così, disorientato.”

Parliamo del futuro: un tuo docu-film è in concorso al Festival di Roma nella sezione “extra – l’altro cinema”.
“Si, è “Fratelli d’Italia” e potete trovare il promo su Youtube. Si tratta di un lungometraggio girato in una scuola romana di periferia, tra Tor di Valle e Ostia, con la collaborazione degli insegnanti. Ho raccontato le storie di tre ragazzi stranieri –  una bielorussa, un egiziano e un romeno – ognuno con i propri problemi e i propri sogni. La parte difficile è stata convincere le famiglie, farci conoscere, andare a casa loro e conquistare la loro fiducia. I ragazzi a scuola all’inizio facevano un poco gli scemi, per attirare l’attenzione, ma poi si sono abituati alla nostra presenza. L’unica regola che avevano era quella di non guardare in macchina. Anche questa volta, comunque, cercherò di fare un film ispirandomi al documentario.”

Chi sono i registi a cui ti ispiri e gli attori che vorresti dirigere?
“Beh, il mio mito da sempre è Paul Thomas Anderson (Boogie Nights,  Magnolia, Il Petroliere), mentre tra gli italiani trovo che sia bravissimo Matteo Garrone (L’Imbalsamatore,Gomorra). Gli attori vorrei dirigere sono Tom Waits e Anita Caprioli. Non capisco e non seguo tutte queste critiche e queste polemiche sul cinema italiano perché personalmente vedo uno zoccolo duro di registi quarantenni come Sorrentino, Garrone, Costanzo e Crialese che produce lavori molto belli.”

Da questa partecipazione al Festival di Roma cosa ti aspetti?
“Sono molto incuriosito dall’anteprima dei fratelli Coen e dal film “Parnassus” di Terry Gilliam in cui appare per l’ultima volta sullo schermo Heath Ledger e in cui Tom Waits interpreta il diavolo. Diciamo che poiché sono in concorso potrò vedere tutti i film che voglio e quindi mi tapperò in sala come un sorcio e mi farò una grande abbuffata di cinema”.

Foto: http://www.cinemaitaliano.info

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