Droga: legalizzarla o “capirla”?
E’ necessario a volte sconvolgere se stessi per sentirsi a proprio agio nella società dove viviamo?Può la normalità di un gesto fatto in gruppo creare in noi un bisogno essenziale di cui non possiamo più fare a meno? Può una società ingannare i più giovani trasformando comportamenti devianti in valori accettabili? Il mondo caotico di oggi, sempre di corsa, crea così tanta infelicità che spinge inevitabilmente ad una evasione? Tante domande, dubbi e poi ancora un’altra, più provocatoria delle precedenti: siamo pronti ad accettare la legalizzazione del proibito appellandoci all’equilibrio delle nostre coscienze?
Quando si parla di consumo di droga, soprattutto nelle nuove generazioni, è difficile trovare vie di mezzo, pareri equilibrati, e ci si imbatte regolarmente in posizioni estreme e scontri virtuali, tra chi condanna indiscriminatamente l’uso di queste sostanze, sia delle più leggere alle più pesanti, e tra chi si rifà alla tolleranza di alcuni paesi europei, vedi l’Olanda, dove la libertà di scelta, nel rispetto degli spazi altrui e secondo determinate regole, viene messa al primo posto.
Meglio condannare o aprire un dibattito serio? Siamo pronti, come società, ad accogliere la “sperimentazione” di un alleggerimento delle pene legate al consumo rifacendosi al rispetto di chi vuole farne uso e al suo equilibrio personale, da cui ne deriva l’impatto sulla sua salute? O questa legalizzazione non avrebbe nessun impatto positivo sulla criminalità legata allo spaccio e sugli stessi fruitori abituali? Domande che possono assomigliare, e forse vogliono esserlo, ad una provocazione, ma per sottolineare come sia necessario parlarne e fare un’analisi di come i giovani d’oggi si approcciano alle droghe, quali sono le sostanze che vanno per la maggiore e a che prezzi e come si svolge il commercio nascosto.
Scappare dalle responsabilità, sentirsi diversi per una sera, fare cadere le inibizioni, sentirsi parte del gruppo che altrimenti ci isolerebbe? Quale la risposta giusta? Forse nessuna o un po’ tutte, quello che è certo, ora, sono i dati che fotografano il consumo della droga in Italia e della criminalità che fa dello spaccio e del contrabbando, di cui il nostro paese è un crocevia importante in Europa, una fonte di lucro irrinunciabile.
L’Italia risulta essere tra i cinque paesi che consumano più cocaina in Europa (su un range compreso tra i 15 e i 34 anni) insieme alla Spagna, la Gran Bretagna, la Danimarca e l’Irlanda. La media Ue di consumo della polvere bianca (su un totale di 13 milioni di persone che ne fa uso regolarmente) è di circa lo 0,4% della popolazione ma in Italia lo è dello 0,8%. L’Italia ha il primato anche del consumo di cannabis con circa l’11,2% di persone che ne ha fatto uso nell’ultimo anno e in Europa, in totale, sono 74 milioni i fumatori regolari.
Questi gli ultimi dati che ci arrivano dall’Osservatorio di Bruxelles e che sono confermati anche dal Word Drug Report. Ancora più impressionanti i numeri legati alle città italiane, in particolare Milano. Secondo le rilevazioni fatte dall’Istituto Mario Negri di Milano, analizzando le acque reflue della città si è scoperto che in città si consumano ogni giorno una media di 9,1 dosi di cocaina per mille abitanti, contro le 6,9 di Londra. La Lombardia in generale guida la classifica delle regioni che consumano più “neve” con il 3,4% delle persone (tra i 15 e i 64 anni) che la consuma regolarmente, seguita dal Lazio (3,2%) e Piemonte (3%). E la criminalità e il commercio immenso che danno linfa a questi numeri? Che numeri vantano?
La droga ha un giro d’affari di 320 miliardi di dollari all’anno e per combattere il narco-traffico solo l’Ue spende ogni anno 40 miliardi di dollari. Quanto servono gli sforzi per contrastare questo commercio così immenso? Di fronte all’offensiva delle forze dell’ordine, il mercato della droga ha reagito con sempre più fantasia e nuove risorse. La coltivazione dell’oppio si è spostata dalla Turchia e dalla Thailandia per approdare in Birmania e al sud dell’Afghanistan. Le campagne per combattere le coltivazioni di coca in Sudamerica ha portato il solo risultato che queste piantagioni si sono spostate in luoghi più nascosti. In Italia sono sempre di più i corrieri della droga che nascondono gli ovuli nell’intestino e vengono fermati negli aeroporti e ancora di più quelli che sfuggono alle forze dell’ordine.
Secondo l’Onu, se esistesse un Paese basato sul commercio della droga questo sarebbe la ventunesima economia mondiale con un pil di 243 miliardi di euro. E intanto sempre l’Onu fa sapere che il 42 per cento della produzione mondiale di cocaina viene sequestrata ma intanto il consumo sale e i prezzi sono scesi del 10-30 per cento. Tutti questi dati non spingono inevitabilmente il discorso sull’ipotesi legalizzazione?
Sull’argomento droga, del suo mercato nel nostro Paese e dell’ipotesi legalizzazione ho parlato con Andrea Bandini, portavoce del sito www.poliziamunicipale.it (che ci tiene a specificare che ufficialmente droga e narcotraffico non sarebbero competenze dirette della polizia locale visto che il parlamento rinvia di anno in anno la riforma della categoria che gliene attribuirebbe competenza piena).
La prima considerazione che faccio con Bandini riguarda proprio la cocaina: “E’ il mercato che ha avuto lo sviluppo più grande. Una volta era chiamata la droga dei ricchi ma oggi è accessibile a tutti con un grammo che può costare anche solo 60 euro”. A proposito però Andrea Bandini porta l’esempio di alcuni Paesi europei e dell’Italia che contraddirebbero l’ipotesi legalizzazione: “ In Olanda stanno procedendo alla limitazione dei consumi e, in Svizzera, stanno chiudendo i parchi dove chiunque poteva drogarsi in libertà perché stavano diventando covi di spacciatori e luoghi di morte. Anche in Italia, dove esistono dal 2004 dei drug-store che vendono sostanze allucinogene come i funghi, considerate legali perché non ancora inserite nella tabella delle sostanze illecite dal ministero della Sanità, il flusso di giovani è continuo e questo mi fa pensare che anche se le droghe fossero legali le persone continuerebbero a farne uso senza sosta”.
Non c’è proprio quindi via d’uscita? Il mercato della droga è ormai così globale e collegato che ormai è impensabile usare delle armi adatte a combatterlo? I dati confermano un inarrestabile aumento o, in certi casi, una forte stabilità nei consumi, anche delle droghe che una volta erano chiamate “dei figli di papà”, come la cocaina, ma che ora è di largo uso comune e, così, tutto questo spinge a pensare che contrastarne il commercio non porta i frutti desiderati, che forse è la prevenzione la strada su cui bisognerebbe investire più soldi, magari togliendone qualcuno alla lotta, visto che l’illegalità si fa sempre più furba e abile.
Si può almeno continuare a valutare una legalizzazione per certe droghe? Secondo le parole di Andrea Bandini i risultati, anche guardando al resto d’Europa, sono discutibili e anche in Italia ci sarebbero già le premesse di un fallimento annunciato, vedi i già presenti drug-store. Ma perchè non dibattere su un progetto serio e ipotizzare una “sperimentazione controllata” dalle autorità? E tornando sui giovani? Si “spende” qualcosa per loro, per ascoltarli davvero sul perchè della normalità di drogarsi regolarmente?
A volte si assiste al teatrino dei dibattiti televisivi dove il drogato parla del tunnel dove è precipitato, dove il poliziotto racconta degli ultimi stratagemmi ideati dalla criminalità per far arrivare la droga dall’estero e due politici, di solito di credo opposto, che urlano del perchè inasprire le regole su chi ne fa uso e su chi la spaccia e l’altro che preme per una legalizzazione necessaria per contrastare l’illegalità e la trasgressione. Ma in mezzo a questo circo chi trova un punto di equilibrio? Chi prova veramente ad ascoltare i giovani in quanto tali e come fruitori principali di queste sostanze? Perchè i dibattiti mediatici, anche sui quotidiani, citano le nuove generazioni senza interpellarle sul serio, ma dando per scontati i soliti principi, seppur veri, legati all’emulazione del gruppo e alla voglia di sentirsi diversi e più adrenalinici?
Le generazioni cambiano, la società, anche se impercettibilmente a volte, cambia e vira verso altre direzioni e così i giovani con loro. I giovani coi propri vizi nascosti, i giovani con i propri bisogni e che sempre di più, purtroppo, vivono in un’Italia che non scommette sulle loro esigenze e questa, così come l’uso “normale” della droga, sta diventando un’altra ovvietà del nostro paese. Si parla di chi spaccia, di chi ci guadagna, dei consumi, tutti spunti che dovrebbero fare riflettere ma che sembrano diventati, paradossalmente, solo un modo per esercitare il pensiero. Un dibattito che fotografa la superficie del problema, la facciata che tutti possono vedere e commentare, ma chi ha il coraggio di andare oltre e vivisezionare il problema? Forse nessuno davvero ne ha voglia. Meglio fermarsi ai dati e al solito bla bla bla…
