Donne: la pensione si allontana
Equiparare l’età pensionabile di donne e uomini in Italia o l’Unione Europea deferirà alla Corte di giustizia europea. Un avvertimento spedito a mezzo “raccomandata” già nel 2008 quando l’Ue ha chiesto all’Italia di adeguarsi alla sentenza della Corte che già a quei tempi le chiedeva di alzare l’età pensionabile delle dipendenti pubbliche a 65 anni.
La “raccomandata” però era stata dimenticata in fondo ad un cassetto e non si era più fatto nulla per adeguarsi all’ordinamento europeo. Ma l’Ue non dimentica e oggi, anno 2010, ha rinnovato il suo sollecito al Governo italiano affinchè prenda provvedimenti rapidi.
Rapidi perché il Bel Paese aveva adottato misure che avrebbero adeguato l’innalzamento dell’età pensionabile solo nel 2018: un lasso di tempo troppo lungo secondo la Comunità.
Ed ecco il tira e molla tra gli schieramenti politici e le proposte del caso.
Da una parte ecco il Pd che vede e rilancia: «È urgente fondare la definizione delle età pensionabili sulla flessibilità recuperando la legge Dini del 1995». Cioè proporre un’età pensionabile compresa tra i 60 e i 70 anni d’età: spetterà alla volontà delle singole persone, poi, decidere quando smettere di lavorare!
Viene il turno del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, grande sostenitrice dell’innalzamento dell’età pensionabile per le donne: «Non sono spaventata che le donne possano andare in pensione più in là nel tempo».
E alla fine ha vinto l’Unione Europea (anche se non c’era da dubitare): il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che alza l’età pensionabile delle donne del pubblico impiego da 61 a 65 anni. Norma che sarà inserita nella Manovra 2011-2012 e che dovrà entrare in vigore a partire dal 2012 senza alcuna gradualità.
E per rincuorare gli animi di tutte le donne coinvolte e dei datori di lavoro annessi, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi ha dichiarato che «l’impatto è molto modesto. Si parla di una platea stimata in circa 25 mila donne da qui al 2012».
Sembra però perplesso e poco convinto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Siamo da sempre affezionati all’idea che il problema si risolve dando una flessibilità in uscita a tutti, cioè – spiega il segretario – fissando una soglia minima di età di pensionamento per poi lasciare in una fase di alcuni anni, la possibilità di uscire in rapporto al livello della pensione da riconoscere. Procedere con l’accetta non è un modo sensato».
Così la Commissione Europea può dirsi più che soddisfatta: grazie alla sua determinazione è riuscita a far rigare dritto la tanto “monella” Italia!
«Accogliamo con favore la collaborazione del Governo italiano – ha dichiarato il vice presidente della Commissione, Viviane Reding -. L’Italia adesso è in linea con quanto richiesto dalla Corte. Questa decisione ha due aspetti positivi: innanzitutto risolve un problema legale e poi aiuta i conti pubblici».
E se da un lato il Bel Paese ha voluto far contenta l’Unione, dall’altro non intende applicare la norma sull’innalzamento dell’età pensionabile alle donne nel privato. Ed è sempre il ministro Sacconi a dichiararlo: «Nel settore privato non possiamo uniformare oggi l’età pensionabile di vecchiaia delle donne a quella degli uomini» che non possono essere «costrette ad andare in pensione 3 o 4 anni più tardi del previsto».
Un passo alla volta dunque. Gli sforzi fatti fino a qui per il momento sono più che sufficienti a rendere contenta la Comunità Europea e a non stravolgere troppo un Paese come l’Italia che non è tanto attrezzata per cambiamenti così radicali e soprattutto repentini!
