Dal G5 al G20: poche soluzioni
Tanti i temi in agenda e le aspettative. Grande l’attesa dei media per l’evento.
Possiamo individuare la recessione globale del 1973, legata alla crisi petrolifera, come il momento in cui i grandi della terra – così vengono chiamati i leader delle maggiori potenze economiche e politiche – decisero di organizzare degli incontri formali, con cadenza annuale, per tentare azioni e progetti condivisi al fine di risolvere problemi e prevenirne di futuri.
Nel 1974, gli Stati Uniti crearono il G5, con Germania, Gran Bretagna, Giappone, Francia e appunto Stati Uniti. Si incontrarono ufficialmente in Francia nel 1975. In quella occasione, però, fu invitata anche l’Italia, e così il G5 si trasformò in un G6. L’anno seguente fu invitato anche il Canada e nel 1977 partecipò anche la CEE (la Comunità Economica Europea).
La Russia, che pure aveva partecipato a qualche incontro in precedenza, entrò a far parte del gruppo dei grandi nel 1997. In quell’anno nacque quello che oggi tutti conosciamo e sentiamo chiamare G8. Una riunione ufficiale, questo è certo, ma non è un’organizzazione internazionale, non esiste alcun trattato istitutivo che ne disciplini la struttura, le modalità di riunione, gli scopi da esso perseguiti e le procedure attraverso le quali adottare le risoluzioni finali. Le intese raggiunte nel corso dei Vertici non sono vincolanti, ma svolgono una rilevante funzione di impulso e di orientamento politico ed economico per le attività istituzionali delle diverse organizzazioni internazionali e dei singoli stati.
Visto che nei paesi del G8 vive il 14 per cento della popolazione mondiale, anche se si produce circa il 56 per cento del Pil mondiale, sembrava a tutti inevitabile la creazione di un nuovo vertice più rappresentativo della popolazione mondiale ed è da questi presupposti che nel 1999 è nato il G20, recentemente ospitato dalla città americana di Pittsburgh. Il G20 è costituito dai paesi che sono protagonisti dei due terzi del commercio mondiale e che producono il 90 per cento circa del PIL della terra, oltre a rappresentare i due terzi della popolazione mondiale. Da quest’anno in poi il G20 si occuperà soprattutto di temi economici, mentre durante i vertici del G8 si parlerà prevalentemente di politica e sicurezza.
I risultati di questi vertici sono poco chiari e a volte sono definiti addirittura“demagogici”. Nel comunicato finale dell’ultimo summit di Pittsburgh (24-25 Settembre 2009), ad esempio, si leggeva: “L’allarme disoccupazione in molti paesi resta inaccettabile”. Senza citare le attuali statistiche relative al numero di persone alla ricerca di un posto di lavoro, si può affermare che in molti, prima del vertice di Pittsburgh, se ne erano già accorti. “Agiremo per garantire che ad una ripresa della crescita coincida anche un aumento dell’occupazione” – si legge in un altro passo del comunicato elaborato dal G20: ma tutti sanno che l’occupazione può aumentare solo in periodi di crescita economica. E ancora: “Serve un’azione decisa della politica fino a quando non ci sarà una ripresa stabile”: altra frase scontata. La verità è che finora abbiamo sentito solo proclami e e la maggior parte dei soldi stanziati dai governi sono finiti nelle casse delle banche: 17 trilioni di dollari, 12mila miliardi in euro: otto volte il Pil prodotto dall’Italia in un anno.
Tutti chiedevano nuove regole per la finanza, tetti agli stipendi dei manager, regole e leggi contro la speculazione sulle materie prime e a protezione dell’ambiente. Invece i problemi sono stati rimandati: sono state programmate date e scadenze per soluzioni future mentre le persone iniziano a perdere le speranze. Questo non è un bene. Servono fatti. E’ giusto che ora si aiutino le persone e anche in fretta.
