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Dai “Quaderni di Lìnfera”, la “Civiltà dei poeti”

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Non so se la società di oggi, liofilizzata e opulenta, abbia spazio per la poesia, spazio silenzioso o rumorosissimo che custodisce la parola. O addirittura per quella che viene definita La civiltà dei poeti (Progetto Cultura, 2009) in un volumetto, in cui si racchiudono versi di alcuni tra i maggiori ed innovativi “versatori” degli ultimi anni, nato dall’esperienza di “Lìnfera” – rivista periodica di poesia, prosa e teatro e, soprattutto, organo del “Movimento per la Neorinascenza letteraria” , il quale si propone di favorire il dialogo, anche attraverso lo scontro di opinioni, tra gli attori della cultura italiana e internazionale – e presentato la scorsa settimana presso la fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”. Fatto sta che di poesia ce n’è bisogno e non è un caso che proliferano premi e attività legati a questa nobile forma di scrittura (premi, purtroppo, quasi sempre poco seri).

Molto serio è il premio nazionale di poesia “Quaderni di Lìnfera”, giunto alla seconda edizione, che ha visto premiati quest’anno Daniela Negri, con la silloge Preghiere dall’orto, e Laura Rainieri, con la poesia Tangeri, e che ha presentato una giuria di tutto rispetto: Maria Luisa Spaziani (Presidente), Dante Maffia,Salvatore MartinoElio PecoraAngelo Sagnelli.

Da questo progetto e da questi stessi poeti che hanno presieduto la premiazione si è deciso di pubblicare questo volumetto (con prefazione di Franco Ferrarotti) capace di mescolare tra loro testi scelti per l’occasione che rimandano a tradizioni diversissime tra loro. Ci sono i colori francesizzanti della Torino di Maffia, la Sicilia di confine ed eternamente verghiana di Martino, la libertà espressiva di Pecora, la bellezza inconsapevole del linguaffio di Sagnelli, le geometrie insaziabile e impalpabili della Spaziani.

C’è soprattutto la voglia di fare poesia, di ricordarci che la poesia non è morta, che la poesia funziona perché nasce da substrati sotto pelle. La civiltà dei poeti non cesserà di esistere ma dobbiamo tornare a rispettarla, come si fa con le cose preziose.

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