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Crisi fa rima con “social housing”

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In questo periodo difficile, una soluzione abitativa diversa dal mutuo. Per chiunque

Da pochi anni è in evoluzione il fenomeno di social housing, che offre una possibilità  alternativa al solito mutuo. Una soluzione, forse, visto il periodo di crisi e l’economia nazionale a terra. In che cosa consiste? In sostanza il social housing offre case a prezzi interessanti, garantendo buoni parametri di qualità. Le sue offerte sono valide per famiglie, ma soprattutto studenti, lavoratori fuori sede, giovani coppie, single.

housing_social-image-by-architecture-page_comDi questa dinamica in Italia si parla poco, solo dal 2008, quando è stata inserita nel Piano nazionale di edilizia abitativa come soluzione rivolta a chi è troppo ricco per le case popolari, ma non abbastanza per guardare al libero mercato. Se la tendenza, finora, è stata ricorrere al mutuo stringendo i denti pur di possedere una casa, ora la crisi ha stravolto il mercato: i prezzi sono troppo alti e le famiglie italiane non ce la fanno. Qui entra in scena il social housing.

Ma dove si fa? I dati di metà 2011 dell’Eire (Expo Italia Real Estate) contano 157 progetti monitorati nelle regioni Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Campania e Veneto. In Lombardia il maggior numero di progetti (32,3%), Umbria al 17,7% e Piemonte 11,4%, poi Emilia Romagna (8,9%), Toscana e Veneto (4,4% ciascuna).

I vantaggi del social housing: sicuramente aree edificate piuttosto spaziose, con attenzione al verde pubblico e al verde pertinenziale di ogni complesso edilizio, costi medi di costruzione che variano dai 600 ai 1.100 euro per metro quadro, canoni di locazione che toccano un massimo di 469 euro al mese per un alloggio di 70mq, una cifra piuttosto bassa se si pensa a una grande città, ma che in provincia potrebbe creare dei problemi a causa di un mercato del mattone piuttosto in ribasso.

Proprio in questi giorni Teodoro Buontempo, assessore alla casa della giunta regionale del Lazio, ha rivelato che la Regione Lazio vuole diventare pilota del social housing. “Bisogna cambiare la filosofia di approccio ai problemi dell’emergenza casa – ha sostenuto l’assessore - bisogna finirla di costruire quei casermoni di bassa qualità, bisogna costruire case gradevoli, in ambienti vivibili promuovendo integrazione tra i diversi ceti sociali”. I fondi stanziati dalla Regione Lazio constano di 70 milioni di euro da destinare ai diversi usi (costruzione, recupero e acquisto di nuovi alloggi; incentivi all’offerta di alloggi privati in locazione; autorecupero da parte di cooperative di strutture).

In Europa, invece, secondo i dati del Cecodhas (l’osservatorio europeo sul social housing), sono oltre 22 milioni le abitazioni di social housing e molti i progetti di miglioramento. È già dell’ormai lontano 2003, infatti, il progetto della Commissione Europea Power House Europe, che permette di ottimizzare l’impatto dei progetti di social housing con l’introduzione, nei progetti edili, di pratiche energetiche intelligenti, per creare condizioni migliori e un futuro energetico sostenibile.

(fonte immagine: http://www.parlaconsnaidero.it)

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