Creativa Distruzione
Michael Landy alla South London Gallery fino al 14 marzo.La nuova installazione-provocazione dell’artista inglese, che per qualcuno, per quelli che ritengono che tutta l’arte sia da rispettare in quanto tale (e quindi anche se qualcosa non sempre piace, si tira un bel sospiro e si dice:”sì, ma è arte!”) l’ultima installazione di Michael Landy non rappresenterà una ’semplice’ provocazione, piuttosto qualcosa di molto vicino alla blasfemia.
Si chiama Art Bin, ed è un gioco di parole che suggerisce sia un contenitore di rifiuti appositamente studiato per (r)accogliere pezzi d’arte, sia il concetto di arte intesa come spazzatura; arte da buttare via insomma che non si salverà neanche perché oggetto di plauso di critica e di pubblico. Anzi, forse, a maggior ragione, verrà scaraventata nel bidone d’arte con ancora più vigore.
C’è da dire che Michael Landy, nato nel 1963 e parte di quella nouvelle vague di Giovani Artisti Britannici (YBAs), usciti dalle fila del Goldmsith College di Londra, non è nuovo a questo genere di espressioni artistiche. Già nel 2001, con la installazione-performance Break Down aveva mandato al macero tutto ciò che gli apparteneva ipotizzando, insieme, anche una ditta di pulizie per il rinnovamento sociale basato sull’eliminazione di un ristretto gruppo di individui.
Semplice provocatore, genio… gli aggettivi che si possono utilizzare sono diversi e forse un po’ scontati quando si viene in contatto con gli artisti dell’ YBAs (vedi, per esempio, Hirst ed i suoi famosi animali sezionati e conservati in formalina), resta il fatto che ogni proposta che fuoriesce da questo ensamble difficilmente passa inosservata.
Questa volta, Michael Landy ha deciso di ‘omaggiare’ a modo suo quello che lui stesso ha definito “il fallimento dell’arte”, ha quindi attinto alla sua personale collezione di opere d’arte, ha convinto i suoi amici e conoscenti artisti a donargli quei loro lavori che, a loro giudizio, potevano essere fatti a pezzi senza troppi magoni e ha creato la sua nuova mostra-installazione nella quale pezzi di tele, cornici ed altro materiale ammucchiati nel caos che è proprio della discarica, riflettono il sentimento dell’artista stesso nei confronti della sacralità dell’arte in sé per sé.
Il primo a rispondere con entusiasmo all’appello di Landy di donare le proprie opere affinché subissero il ‘trattamento’ Art Bin è stato proprio Hirst, ma certo questo non sorprende; il suo esempio è stato seguito anche dagli altri artisti interpellati da Landy, i quali, superato un primo momento di perplessità (ed anche qualche momento di sonora arrabbiatura) hanno aderito en masse, sicuramente curiosi di vedere il risultato della nuova idea di Landy.
Il pubblico ‘purista’ dell’arte è avvisato: non è un’installazione per i deboli di cuore!
