Cosentino: la Camera deciderà
E’ accusato di concorso esterno in associazione camorristica.
Accusa di concorso esterno in associazione camorristica con richiesta di custodia cautelare in carcere. Al centro delle indagini antimafia il coordinatore del Pdl in Campania Cosentino.
Un’inchiesta basata sulle confessioni e dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia, in primis quelle di Gaetano Vassallo, un imprenditore legato alla cosca di Francesco Bidognetti. L’imprenditore ha raccontato ai magistrati che l’hanno sentito già nel 2008 di un incontro tra il sottosegretario Sergio Orsi e lo stesso Cosentino. Incontro cui lui stesso sarebbe stato presente.
Dichiarazioni contenute in 293 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Raffaele Picchirillo che ha chiesto il via libera al Parlamento per arrestare il sottosegretario all’Economia, coordinatore regionale del Pdl ed ex candidato alla presidenza della Regione Campania.
“Alla riunione in cui fu arrestato Raffaele Bidognetti alla mia presenza e a quella di Antonio Tella – dichiara Vassallo – riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e Landolfi facevano parte del nostro tessuto camorristico”.
E per sostenere l’associazione mafiosa in cambio di voti Vassallo aggiunge “Ebbi modo di sostenere politicamente Cosentino anche nelle campagne elettorali del ’93-’94. Ricordo – continua – che l’avvocato Castelluzzo venne a trovarmi a casa (era già agli arresti domiciliari) e mi propose di organizzare una riunione per sostenere l’elezione politica di Mario Gatti e dell’onorevole Giuliani”.
A rendere ancora più forti e fondate le dichiarazioni del pentito ci sono anche quelle di Dario De Simone: “Durante la mia latitanza mi sono incontrato spesso con l’avvocato Cosentino. In occasione delle elezioni regionali del 1995 – continua De Simone – Cosentino mi chiese espressamente di aiutarlo nell’imminente campagna elettorale”. De Simone termina dichiarando: “Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata delle elezioni”.
Voti controllati attraverso l’Eco4, la società dei fratelli Michele e Sergio Orsi per conto dei Casalesi che vinse la gara d’appalto per aggiudicarsi i lavori di raccolta e smaltimento dei rifiuti nei comuni del Consorzio Caserta quattro. Società in cui alcune assunzioni erano motivate dalla necessità di assecondare gli interessi amministrativi comunali utili per gli affidamenti, ma che in realtà non erano solo inutili ma anche fittizie poiché molti dei neo dipendenti non svolgevano alcuna attività all’interno della ditta. Una strategia economico-politica a sfondo mafioso, dunque.
Poi il passaggio di Cosentino al partito di Silvio Berlusconi (anni ’90): “Cosentino mi riferì – dichiara De Simone – che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboratori di giustizia. Parlavamo – prosegue nel suo racconto – anche degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevamo particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione – dice De Simone – che l’affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati, così che non avrebbero più avuto quel potere che fino a quel momento avevano avuto in mano alla Procura di Napoli”.
Novembre 2009: Cosentino è oggi accusato di associazione mafiosa in cambio di voti e si chiede la sua custodia cautelare in carcere. Ma il sottosegretario non demorde e continua ad affermare e difendere la sua candidatura a nuova guida della Regione Campania. Posizione mantenuta nonostante il veto posto dalla Camera e in particolar modo dal presidente Gianfranco Fini.
Posizione condivisa anche dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro durante la trasmissione di Rai Due, Anno Zero: “Cosentino dovrebbe dimettersi. Se non lo fa, dimostra di non avere il senso delle istituzioni. Il braccio di ferro sulla candidatura di Cosentino è una farsa – aggiunge: – un minuto dopo la sua eventuale elezione, infatti, sarebbe arrestato perché perderebbe l’immunità”.
Ma alle accuse e alle “intimidazioni” che provengono dalle più alte cariche governative Cosentino risponde sicuro di sé: “ Capisco le ragioni di Fini. È giusto che lo faccia ma lui deve tenere conto anche delle richieste che vengono dal territorio”. Magari gli stessi lavoratori di Eco4 …. O forse no!
Il sostegno arriva dal premier Silvio Berlusconi: “Conosco gli atti. Chi meglio di me può capirti”.
Attacchi intanto piovono anche dal centro sinistra con le accuse lanciate da Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia: “Dopo la presentazione del disegno di legge sul processo breve senz’altro questo sarà ricordato come il giorno senza vergogna per il Pdl, poiché neanche una richiesta di arresto ferma una candidatura. È sconcertante – continua – che Berlusconi anche dopo il no di Fini continui a considerare possibile la candidatura di Cosentino”.
E si dovrà aspettare mercoledì 18 novembre, giorno della prima seduta dei lavori della giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati, chiamata a decidere sulla richiesta del gip di Napoli Raffaele Picchirillo per l’esecuzione di un ordine di custodia cautelare nei confronti del sottosegretario all’Economia. Lo stesso Cosentino, su sua richiesta, sarà ascoltato il 18 stesso alle 8.30.
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