Come diventare il re del web?
Blogger sempre iperconnessi alla Rete che attirano, ogni giorno, migliaia di lettori. Alcuni di loro ne attirano più di quanto riescano a fare molti quotidiani online. Ma c’è una ricetta? Qual è il segreto per diventare delle blogstar?
Il mestiere del blogger si impara. Così come si impara a fare l’idraulico o il medico. E lo diciamo subito. Non ci sono segreti, non ci sono ricette. Certo, qualche variabile e qualche costante ci sono, ma sono troppo suscettibili per diventare regola. A meno che, non si possa creare la regola secondo la quale “non ci sono regole”. E, ogni “non regola”, vuole la sua “non eccezione” che la confermi.
Lo scandalo Lewinsky è stato portato all’attenzione della pubblica opinione da un tale Matt Drudge, aspirante giornalista che postava su internet da un quartiere generale di primo piano: la sua camera da letto. Nei giorni a seguire, le testate giornalistiche (soprattutto online) registrarono un aumento dello share fino al 131 %. In Italia non siamo da meno: c’è il fenomeno Diego Bianchi, titolare del blog “La Z di Zoro”. Diego ha cominciato anni fa ad usare la videocamera ed è stato il primo blogger ad approdare alla TV. Molti di voi lo hanno sicuramente ammirato a “Parla con me”, programma cult di Serena Dandini. Il “posticino” – il blog di Matteo e Elena che nella vita fanno coppia fissa – è approdato per una settimana sul sito di Grazia. E, da un certo punto di vista, è quasi più incredibile questa seconda storia, perché Matteo scrive in un italiano sperimentale, tanto da volere l’introduzione, nelle discipline universitarie, di un corso di letteratura emiliana, che possa dare i giusti meriti a scrittori come Paolo Nori.
Ma come fa un quarantenne romano a finire in TV e un blogger svizzero a diventare “special guest” di Grazia? Prima di scrivere questo pezzo mi sono documentata, ovviamente sulla Rete. Ho trovato molti giornalisti affermati, altri meno affermati e alcuni sedicenti, intenti a sciorinare le doti di uno o dell’altro blog, sviscerandone i segreti più reconditi e le (inventate?) doti più nascoste. Non sono d’accordo con nessuno di questi. Anzi, alcuni pezzi li ho trovati persino ridicoli…
Sia Diego Bianchi sia Matteo ed Elena sono le “non eccezioni” che confermano la “non regola”. Bravi lo sono, certo, ma non perché hanno titoli roboanti o background altisonanti. Sono bravi perché sono bravi. Perché il “tam tam virtuale”, il passa parola che sulla rete è sempre in fermento e coinvolge sempre più internauti, li ha decretati meritevoli di essere letti, seguiti ed ascoltati. E non ci sono scuole, non ci sono modelli comportamentali. C’è un modo di comunicare che piace alla gente, ma è spontaneo, schietto e genuino e non è il frutto di studio asettico – alchemico o di indagini di mercato. Il blog di Digito Ergo Sum, ormai aggiornato di rado, è stato per mesi il punto di riferimento per molti lettori. Dalla sua finestra virtuale, aperta sul blogspot, la piattaforma per blogger di Google, non ha mai raccontato nulla di eclatante. Al contrario, parlava di cene fatte con i suoi amici e del rapporto travagliato con la ex moglie, tutte cose sue che, di regola, non dovrebbero interessare nessuno, eppure…
L’obiezione più naturale che può sollevare il lettore è: “ma, il fatto di essere bravi comunicatori – anche se non supportati da titoli accademici specifici – è già una ricetta per il successo”. In effetti il ragionamento non fa una piega. E in realtà non è neppure del tutto falso. Ma il “tam tam” virtuale la fa comunque da padrona, altrimenti tutti i bravi comunicatori (e ce ne sono) dovrebbero attirare folle e folle di lettori, cosa che, di fatto, non accade. Ci sono altri blog di buona qualità, di spessore e dai contenuti seri, intelligenti e ponderati, ma non riscuotono molto successo né all’interno della blogosfera né al di fuori di questa. I blog più seguiti, dal canto loro, diventano forieri di approfondimenti e notizie per l’editoria di giornali e il linguaggio della carta stampata è sempre più influenzato dai neologismi creati dai blogger.

@Elena: tranquilla puoi essere irriconoscente quanto vuoi
Digito mi ha fatto “scroprire” il blog di Matteo e il vostro posticino, mi piace leggervi. L’essere degli emeriti sconosciuti a più valore dell’essere popolari, almeno è questo il mio pensiero.
@Digito e Elena: … sempre se essere degli emeriti sconoscuti significa essere come voi. Un bacio.
elena, figurati un po’. da come questa qui parla del mio blog sono ancora più sconosciuto di prima…
un abbraccio così a te e al bloggo. (con il quale, per usare le tue parole, non si può fare nessun parallelismo, eh).
Non vorrei essere irriconoscente per l’articolo, ma posso assicurare che io e Matteo dopo l’esperienza su Grazia siamo ancora degli emeriti sconosciuti, per fortuna
Il parallelismo con Zoro non gli rende giustizia.
@Piero: grazie!
@Pamela: sono pienamenta d’accordo con te. Si creano pregidizi e compartimenti stagni “i guru sono quelli” e dà lì non si esce. Non so se hai capito cosa voglio dire… non ho capito nemmeno io
@Marcella: non basta un link per rendere autorevole un pezzo. Ne serve a metà. Rispetto alla mia professionalità non penso tu possa entrare in merito, come non può farlo nessuno. Come ho letto nei commenti hai dichiarato di volerti astenere da giudizi, mi pare un’ottima cosa.
Le critiche sono preziose, quindi grazie.
Non ho inserito link per il motivo che ti hanno già spiegato blogger ed ely82, sebbene non mi conoscano hanno capito appieno il concetto.
@blogger e ely82: geniali
@marcella: vedi che ci arrivi da sola? non entrerai mai nel concetto. credo che l’autrice (pronta ad essere smentita) abbia cose più intelligenti da fare che entrare nelle tue sterili polemiche che, tra l’altro, dici di non capire. complimentoni!
se vuoi affannarti a rispondere fai pure, con te non ho più tempo da perdere.
@ely82, mi dici cosa c’entra il giudizio sul mio tumblr con il discorso che stiamo facendo?
e quale sarebbe il concetto in cui non riesco a entrare?
se ti pare logico che, per leggere i blog citati in questo articolo, e farmi un’idea di come sono se non li conosco, debba fare una ricerca su google per risalire ai loro indirizzi… se ti pare un’informazione data in modo completo e, soprattutto (ché mi pare sia questo il concetto che fa fatica a passare, qui), adeguato al mezzo che si sta utilizzando… allora sì, scusa, c’è evidentemente qualcosa che mi sfugge e che allora vorrei tu mi spiegassi. Grazie.
(mi piacerebbe che intervenisse magari anche l’autrice di questo pezzo, potrebbe dare un contributo interessante alla discussione)
Marcella, se non riesci ad entrare in un concetto, stanne fuori, per carità…
Meglio l’anonimato che un link a un tumblr senza senso come il tuo. Nel quale dici anche di volerti astenere da ogni giudizio. Sei più bella che intelligente.
@blogger anonimo, mi pare assurdo dover ribadire una simile ovvietà, ma: i link sono l’essenza dell’ipertesto, come dire l’essenza del web. Un link si usa per informare, non per fare pubblicità; serve a rende subito accessibili fonti e riferimenti, aumentando l’autorevolezza dell’articolo e di chi lo scrive. Senza link, un pezzo come questo fa il suo mestiere solo a metà.
@marcella: non per fare polemica… ma se fosse stato un articolo per pubblicizzare i blog allora i link aveva un senso. se leggi bene ci sono tutti gli elementi per arrivare alla finestra virtuale delle persone citate, se ti va di farlo.
lo trovo geniale. sì.
un articolo su dei blog senza neanche un link. Geniale O_o
Ecco perché il mio blog non se lo fila nessuno
Finalmente una donna che sa scrivere di internet. Sono stufa di leggere commenti “autorevoli” scritti da uomini. Più spazio alle donne!
Articolo edificante. Non lo approvo appieno ma, se non altro, una visione sincera sul web.