Cocaina, vaccino dagli Usa
Primi test negli Stati Uniti: anticorpi che eliminano il bisogno.
“Provala anche tu che ti passa la stanchezza”. La cocaina, la polverina bianca più conosciuta al mondo, ha ormai un mercato trasversale e in continua crescita: la usano grandi e piccoli, maschi e femmine, ricchi e poveri. E’ ovunque: immancabile sulle scrivanie di alti dirigenti, sui compact disc usati come tavolini occasionali, nei luoghi pubblici, negli uffici, a scuola e nei ristoranti, nelle automobili e negli appartamenti. Ormai è una tendenza, quasi un “Must” a tratti indispensabile per reggere certi ritmi lavorativi. I prezzi al botteghino, poi, risultano in costante diminuzione, tanto che la cocaina fa ormai concorrenza all’imponente mercato di hashish e marijuana. L’onda bianca sembra ormai inarrestabile.
Oggi, secondo i dati divulgati nella relazione annuale del Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, i cocainomani abituali sono 385mila, più quelli occasionali, ma solo 175 mila risultano in cura disintossicante. E non è tutto perché il progressivo abbassamento dei prezzi peggiorerà ulteriormente la situazione rendendo lo stupefacente che ti accende un prodotto popolare quasi come il vino o la cioccolata. Probabilmente il costante aumento dei ritmi e dello stress di certi ambienti lavorativi è una delle cause dell’aumento di persone che ne fanno uso: ma la sensazione è quella che si arriverà a un punto in cui un uomo droga-riluttante non potrà ricoprire posizioni di leadership, solo perché gli sarà fisicamente impossibile farlo.
Non manca molto: nel 2012, infatti, si prevede che i consumatori fedeli della polvere bianca saranno addirittura il doppio, 700 mila solo in Italia, come calcolato nel rapporto Prevo.Lab. Pagheranno una dose appena 13 euro, circa due in meno rispetto al prezzo di mercato attuale. Cifra che finirà con il coinvolgere una fetta di consumatori sempre più giovane e vasta. Immaginatevi cosa succederà ai fruitori occasionali. Come minimo triplicheranno e aumenteranno di conseguenza le persone a rischio di infarti, ipertensione, ictus cerebrali, convulsioni, edema polmonari, tachicardie, irritabilità, tremori, impotenza, insonnia, dimagrimento e psicosi.
Magari alcuni di loro avranno in cambio belle auto, narici laminate in oro e lauti stipendi, frutto di settimane lavorative da 55 o 60 ore, ritmi da uomini macchina, col beneplacito del mondo del business, ma la salute, si sa, superat una certa soglia non si può più comprare.
E’la fine del mondo che ragiona e non si distrugge? Forse no, in futuro chi si troverà impantanato fra le sabbie mobili della dipendenza potrà uscirne a colpi di vaccino. Arrivano dagli Stati Uniti le novità più incoraggianti. Infatti sarebbe praticamente pronta una cura contro la dipendenza da cocaina in grado di sviluppare anticorpi contro la sostanza, la quale aiuterà il sistema immunitario a riconoscere la cocaina come corpo estraneo. La coca è infatti è costituita da delle piccole molecole che penetrano nel sangue e nel cervello senza un rifiuto immediato del sistema immunitario, ma attraverso la ripetizione delle iniezioni potrà essere creato un livello sufficiente di anticorpi in grado di impedire l’ingresso della droga nel cervello. Un modo per limitare la sensazione d’euforia e per combattere quelle sostanze chimiche che fanno sentire il bisogno della droga.
Dietro al progetto c’è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Yale University School of Medicine di New Haven, guidati dalla ricercatrice Bridget Martell, e pubblicato nella rivista scientifica Archives of General Psychiatry. Durante il primo esperimento il farmaco è stato sottoposto a un gruppo di 115 soggetti dipendenti da cocaina divisi in due gruppi: 58 soggetti sono stati sottoposti a cinque vaccinazioni, mentre ad altri 57 individui e’ stato somministrato il placebo. Tra coloro che hanno portato a termine il ciclo di vaccinazione il 38 per cento ha prodotto livelli di anticorpi in grado di tenere lontano la sensazione di bisogno della droga per due mesi. Da migliorare dunque i tempi di durata di tale vaccino, in grado al momento di isolare gli sniffatori dal richiamo della polverina solo per poche settimane. Si è dunque reso necessario intensificare e ripetere più volte la cura.
Il dott. Thomas Kosten, psichiatra al Baylor College of Medicine e co-autore dello studio, ha spiegato: “Gli anticorpi rallentano l’ingresso della cocaina nel cervello. Il dato più positivo e incoraggiante che abbiamo riscontrato è che una volta che i livelli degli anticorpi salgono sono più efficaci di quanto previsto. La parte problematica è invece che circa il 20% delle persone non risponde e non produce anticorpi“.
Se sbagliare è umano non ricorrere al vaccino una volta che ci si è accorti di esser succubi dello stupefacente sarebbe davvero diabolico. Risulterà poi una cantilena obsoleta giustificare il suo continuo uso ricorrendo alla solita parola magica: “Ormai…”
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