Clima: a Durban tante promesse e…
Pochi fatti. Per ora solo un progetto: il Kyoto 2 è stato approvato. In vigore dal 2020. La voce degli ambientalisti, contro i tempi lunghi
Si è giunti ad un’intesa. Prolungatosi per due giorni oltre la scadenza prevista, il vertice sul clima di Durban sembra essere giunto ad una conclusione, anche se, a detta di molti movimenti ambientalisti, scadente.
A partire dal prossimo anno, infatti, verrà prodotto un accordo che andrà siglato entro il 2015, ma che – e qui il bluff – andrà ad attuarsi nel 2020. Benvenuto al Kyoto2, quindi, tra almeno nove anni. E ancora, attenzione: non riguarderà tutte le Nazioni, dato che Giappone, Russia e Canada avevano da tempo declinato il secondo protocollo.
Nel frattempo, la temperatura rischia di innalzarsi di altri 4 gradi centigradi. Gianfranco Bologna, direttore scientifico di WWF Italia, definisce, in termini concreti, cosa potrebbe succedere: “Significa che gli effetti meteorici estremi vengono amplificati, soprattutto nelle regioni temperate; significa che ci sono tutta una serie di situazioni a cascata che sono difficilmente prevedibili, ma che – per lo meno – sulla base dei dati a nostra disposizione ci fanno prevedere che ci saranno situazioni di concentrazione di piovosità fortissime in dimensioni temporali molto ristrette o situazioni di lunghe ondate di calore e siccità molto forti, che modificheranno completamente interi ecosistemi, modificheranno le economie umane, per quanto riguarda l’agricoltura, per quanto riguarda la pesca, per quanto riguarda il turismo, per quanto riguarda la base fondamentale che costituisce il benessere e le basi economiche di tutte le società umane”.
In particolar modo, le critiche più aspre riguardano il “Green Climate Fund”, il fondo da predisporre a favore dei Paesi più bisognosi per la riduzione delle emissioni. I finanziamenti, confermati l’anno precedente a Cancun (100 miliardi entro il 2020), non sono stati oggetto di discussione prolungata: se per la gestione è stato tutto stabilito, le modalità di raccolta sono rimaste in sospeso.
Greenpeace International e Legambiente hanno dimostrato perplessità sul vertice, risoltosi secondo loro in un fallimento. Ma anche l’Aosis – Alleanza dei piccoli stati Insulari, che riunisce le piccole isole del Pacifico, ha subìto la delusione della mancanza di provvedimenti istantanei, poiché le terre di quest’ultima rischiano di affondare a causa dell’innalzamento dei mari.
Chi si è detto soddisfatto invece, è il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, partecipante diretto della trattativa, il quale, a suo parere “offre all’Europa e soprattutto all’Italia, la possibilità di costituire con le grandi economie emergenti di Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica, la piattaforma per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie capaci di assicurare crescita economica e riduzione delle emissioni: è il nuovo fronte della competitività”.
Meritevole di lode, la disponibilità di Pechino (che si era astenuta dalla firma del trattato di Kyoto, in vigore dal 2005, così come Stati Uniti, India, Brasile): ridotta l’emissione di anidride carbonica di 1,5 miliardi di tonnellate, prevede un ulteriore 40% di miglioramento entro 8 anni; mentre nei prossimi 5 anni investirà 250 miliardi di euro in energie pulite.
Un impegno mancato, quello di molti altri Paesi, che nessuna crisi economica o politica potrà mai giustificare. Un’altra volta.
(fonte immagine: mtv.it)
