Click day: è servito davvero?
Molti i dubbi sulla regolarizzazione online decisa dal Ministero dell’Interno.
Da lunedì 31 gennaio è arrivato il “click day”, grazie al quale i datori di lavoro fino al 2 febbraio hanno presentato le domande per chiamare in Italia dei lavoratori che ancora si trovano nel loro Paese d’origine.
In realtà però, i partecipanti al click day sono essenzialmente loro: i lavoratori stranieri che una volta compilata la domanda dovranno tornare nel loro Paese per recarsi all’ambasciata e così ritirare il permesso.
I colpi di click sono stati essenzialmente tre. Lunedì 31 è toccato ai datori di lavoro che intendevano reclutare dei lavoratori extracomunitari di tutte le categorie e che provengono da Paesi che hanno degli accordi sull’immigrazione con l’Italia.
Dunque, una giornata importante per colf, badanti, muratori, operai provenienti da Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger, Gambia e altri Paesi ancora.
Martedì 1° febbraio è invece toccato ai lavoratori di altre nazionalità che non hanno convenzioni specifiche con il nostro Paese; infine, poi, mercoledì 2 coloro i quali invece sono già in possesso di un permesso (o di studio, turismo o di lavoro stagionale).
Una tecnica – questa predisposta dal Ministero dell’Interno – che però non soddisfa a pieno né i reali protagonisti (gli extracomunitari irregolari) né i datori di lavoro, molti dei quali, infatti, non potranno regolarizzare le proprie colf e badanti, e così anche centinaia di domestici immigrati che rimarranno dunque in clandestinità.
Una “Tecnica Tecnologica” che è già costata cara a due cittadini del Bangladesh, i quali – non avendo seguito la procedura corretta prevista dalla normativa del Decreto Flussi 2011 per l’ingresso regolare in Italia di lavoratori stranieri – hanno tentato di inoltrare in prima persona la loro domanda, inserendo così il proprio nominativo.
Quindi altra “falla” nel sistema perchè i due giovani sono stati espulsi.
Intanto il Ministro dell’Interno Roberto Maroni il 9 febbraio, quindi tra due giorni, dovrà riferire nell’Aula del Senato sulla regolarizzazione degli immigrati, come è stato stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama tenutasi il 3 febbraio scorso.
I dubbi sui limiti del “click day” sono molti, soprattutto per quanto riguarda l’effettiva utilità di uno strumento sì tecnologico, ma probabilmente poco efficace, visto che attualmente sono ancora migliaia le persone che avranno lo status di clandestino. Senza dimenticare il termine “illegale”: quanti sono realmente i datori di lavoro che hanno deciso (o preferito, evidentemente) di regolarizzare davvero i propri “dipendenti”?
(fonte immagine: finanza-economia.myblog.it)
