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Cile: minatori quasi salvi

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Da mercoledì 13 dovrebbero uscire i primi operai.

“Estamos vivos, en el refugio, los 33″ (”Siamo vivi nel rifugio, i 33″): questo il messaggio che da settecento metri di profondità ha commosso il Cile e tutto il mondo. I trentatré minatori, trentadue cileni e un boliviano, il 5 agosto erano riusciti a comunicare con l’esterno, alimentando la speranza di essere tirati fuori dall’oscurità della terra. Gli uomini intrappolati, infatti, avevano sorpreso tutti raggiungendo, al momento dello smottamento nella miniera cilena San Jose nel deserto di Atacama, uno dei rifugi delle gallerie di circa 50 metri quadri e provvisti di cibo, ossigeno e corrente elettrica.

Da più di due mesi i minatori, guidati dal più anziano Mario Gomez, vivono un’esistenza sospesa. I video amatoriali e i difficili contatti telefonici hanno finora testimoniato uno stato d’animo buono nonostante la precarietà delle condizioni. Primario è sempre stato, per i tecnici e gli operatori di assistenza, garantire uno stato di salute degli uomini stabile: l’alimentazione e l’idratazione sono state tenute sotto controllo. Anche l’equilibrio psicologico è stato importante: i familiari e parenti non hanno mai abbandonato il campo-base della miniera San Josè a Copiaco, 830 km a nord di Santiago.

Ora, dopo la gigantesca macchina perforatrice di oltre 30 tonnellate che ha permesso la comunicazione tra la superficie e il gruppo dei trentatré, la nascita della piccola Esperanza figlia di uno degli operai bloccati, e le tante manifestazioni di sostegno giunte da ogni paese, il ministro della Sanità, Jaime Manalich, ha annunciato che la trivella T-130D in azione da più di sessanta giorni potrebbe aprire il varco sotterraneo utile ai soccorritori per rinforzare e proteggere con l’acciaio un terzo del tunnel. L’evacuazione dei malcapitati comincerà il 12 ottobre, vanificando ogni iniziale pronostico che li vedeva liberi non prima di Natale.

Secondo il comunicato stampa, la trivella sarebbe già a buon punto nello scavo del condotto di recupero. L’escavatore, che interviene su uno dei tre pozzi di soccorso, è arrivato a 535 metri di profondità, per arrivare a quota 624 metri ne restano ancora 90. Il ministro delle Miniere cileno, Laurence Golborne, ha fatto sapere su Twitter che entro sabato sarà ultimato il pozzo di soccorso, saranno necessari altri due o  tre giorni per liberare i minatori. Gli addetti ai lavori controllano la trivellazione, interrompendola laddove sia necessario accertarsi la direzione della galleria e la manutenzione della testa perforante, operazioni della durata di circa dieci ore.

Gli operai e i loro cari, che in questi due mesi hanno vissuto al Campamento Esperanza, dovrebbero rincontrarsi entro una settimana. La squadra di salvataggio è pronta: duecento persone in totale ma solo sedici quelli del gruppo tattico, dieci della Codelco (leader minerario cileno), tre sommozzatori/infermieri della marina cilena e due minatori dell’Atacama. Otto di loro scenderanno per mezzo della capsula dotata di telecamera (detta Fenix dai tecnici cileni), gli altri otto rappresentano una sorta di riserva. Il viaggio della risalita sarà, in realtà, ripartito in tornate: ognuna da dodici e i sessanta minuti di tempo e in ordine di gruppo (prima quelli ottima forma psicofisica, poi gli anziani o con eventuali lesioni e, infine, quelli più forti).

Il miracolo della luce è sempre più vicino. Il ricordo della vicenda e della salvezza dal sottosuolo resterà nella memoria dei protagonisti e della cronaca come uno dei più lunghi e carichi di emozione della storia.

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