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Cieli chiusi

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L’eruzione di un vulcano islandese blocca i cieli di mezza Europa. Ha un nome decisamente difficile da pronunciare, ma è diventato una specie di ‘celebrità’ geologica che ha tenuto in scacco i cieli di mezza Europa a causa della sua violentissima eruzione che ha creato una nube di tale portata da costringere il Vecchio Continente allo stop aereo per diversi giorni, con passeggeri a terra e ripercussioni economiche non da poco.

Secondo le stime, la nube ha fermato il 70% dei voli, e si calcolano 3 milioni di passeggeri rimasti a terra, alcuni dei quali bloccati negli scali e costretti a dormire in aeroporto, sulle brandine approntate per quella che può essere senza dubbio definita una vera emergenza. Nemmeno nel post- 11 settembre si era registrato un caos simile.

Troppo alta la nube, troppo densa; un pericolo troppo grande per gli aerei (c’era il rischio concreto di seri danni ai motori dei velivoli) e per chi su di essi aveva intenzione di viaggiare. Si fosse trattato di una zona circoscritta del nord Europa, poco male, ma la nube ha cominciato (e continuato) a spostarsi, toccando  Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Francia e persino il sud dell’Europa, spingendosi fin sopra all’Italia ;code interminabili ai check-in, voli cancellati; chi ha potuto, ha scelto soluzioni di trasporto alternative

E la nube non ha risparmiato nemmeno i ‘grandi’ del pianeta; la cancelliera tedesca Merkel, di ritorno dalla sua trasferta negli Stati Uniti, ha dovuto subire una vera e propria odissea, quasi un viaggio della speranza, con l’autobus che ha lasciato lei ed il suo staff a piedi; anche i funerali del presidente polacco Kaczynski, deceduto, insieme alle più alte cariche delle istituzioni polacche lo scorso 10 aprile (proprio in un terribile incidente aereo)  hanno risentito dell’effetto vulcano che ha provocato la defezione di moltissimi capi di stato. Dal canto loro, i giocatori del Barça sono arrivati in Italia, per disputare la partita contro l’Inter,  in autobus.

Lentamente la situazione sta tornando alla normalità, piano piano si ricomincia a volare, riaprono gli scali (anche se, ad inizio settimana, c’era stato uno yo-yo, tra ripristino dei voli e smentite) e si spera che tutto torni come prima nel minor tempo possibile. Si parla di rimborsi, pacchetti di ‘consolazione’, ed anche di azioni legali da parte di quelle compagnie aeree che si dichiarano danneggiate dalla decisione della UE di chiudere i cieli.

Il vulcano continua ad eruttare e si continua, da parte nostra, a stilare cifre, fare conti, cercare di capire a quanto ammonta il danno economico etc… Ma, intanto, è impossibile mettersi al riparo da un pensiero che, sicuramente, ha attraversato la mente di molti in questi giorni di caos: ancora una volta la Natura, che tanto maltrattiamo se non (cosa ben peggiore!) ignoriamo, ha rialzato la testa e ha fatto sentire forte, prepotente, non solo la sua presenza, ma la sua forza, rispetto a noi.

Noi, così ‘tecnologicamente avanzati’,  nonni, figli e nipoti di Internet, connessi con il mondo con un semplice gesto di un ancora più semplice dito, noi, che nelle nostre teste ci sentiamo padroni del mondo, siamo stati bloccati per giorni dalla forza dell’eruzione di un vulcano islandese.

Natura 1, uomo 0.

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