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	<title>Ghigliottina.it &#187; Cultura</title>
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		<title>L’uguaglianza? E’ una parola!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Signorelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<category><![CDATA[lingua francese]]></category>
		<category><![CDATA[linguistica]]></category>
		<category><![CDATA[parità delle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[
Grammatica e parità dei sessi. Continua il dibattito in Francia
“Il genere maschile è considerato più nobile di quello femminile a causa della superiorità del maschio sulla femmina.” Con queste parole, lo studioso di grammatica Nicolas Beauzée ribadiva, nel 1767, la “mascolinizzazione” della lingua, in questo caso francese. Senza se e senza ma.
Eppure, questa mascolinizzazione, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Grammatica e parità dei sessi. Continua il dibattito in Francia<span id="more-17002"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Il <strong>genere maschile</strong> è considerato <strong>più nobile</strong> di quello femminile a causa della superiorità del maschio sulla femmina.” Con queste parole, lo studioso di grammatica<strong> Nicolas Beauzée</strong> ribadiva, nel 1767, la “mascolinizzazione” della <strong>lingua</strong>, in questo caso <strong>francese</strong>. Senza se e senza ma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.google.fr/imgres?q=Les+%C3%A9ditions+militent+pour+que+les+hommes+et+les+femmes+soient+%C3%A9gales+!&amp;hl=it&amp;biw=1440&amp;bih=756&amp;tbm=isch&amp;tbnid=IMtD4k_4AP0tLM:&amp;imgrefurl=http://www.morethanwords.fr/2011/12/la-langue-francaise-serait-elle-misogyne/&amp;docid=oEQQY2vgZkW8gM&amp;imgurl=http://www.morethanwords.fr/wp-content/uploads/2011/12/que-les-hommes-et-les-femmes-soient-belles-mtw.jpg&amp;w=405&amp;h=430&amp;ei=XCUlT76RDqHc4QSJh5T7DA&amp;zoom=1&amp;iact=hc&amp;vpx=298&amp;vpy=126&amp;dur=623&amp;hovh=231&amp;hovw=218&amp;tx=152&amp;ty=119&amp;sig=116120956491738236610&amp;page=1&amp;tbnh=125&amp;tbnw=118&amp;start=0&amp;ndsp=32&amp;ved=1t:429,r:1,s:0"><img class="alignleft size-medium wp-image-17046" title="grammairesexiste" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/grammairesexiste-188x200.jpg" alt="grammairesexiste" width="188" height="200" /></a>Eppure, questa<strong> mascolinizzazione, </strong><strong>in particolar modo</strong> degli aggettivi, non era contemplata dagli antichi, né dai Greci né dai Latini, ma nemmeno dagli autori del Rinascimento i quali, spesso, si servivano della <strong>regola della</strong> <strong>“prossimità”</strong> nella quale l’aggettivo si accorda al genere del soggetto più vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Salta agli occhi come, nei periodi storici dove la <strong>sessualità </strong>era decisamente più <strong>fluida </strong>e meno codificata, la lingua ne fosse uno specchio chiaro. Con il cambiare dei costumi ecco che il linguaggio si adatta automaticamente.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ pur vero, dicono in <strong>Francia</strong>, che la lingua è un’<strong>eredità culturale</strong> di non poco peso e che a vegliare su di essa c’è la compatta compagine dell’<strong>Accademia Francese</strong>, con i suoi paladini dell’ordine linguistico prestabilito, i quali hanno seccamente <strong>respinto</strong>, o, nel migliore dei casi, mandato giù a forza, i cambiamenti linguistici proposti nel corso degli ultimi vent’anni. Perché “<em>l’Accademia non segue le mode</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciando da parte le solite considerazioni (sulle) femministe, quella francese è una riflessione molto più profonda, che va ad analizzare anche gli inevitabili rapporti di potere e sopraffazione che caratterizzano la nostra epoca  e che vanno a rispecchiarsi proprio nell’uso di un linguaggio che continua a preferire un’<strong>aggettivazione maschile</strong> anche quando soggetti di questo genere, in un gruppo, siano di meno rispetto a quelli di genere femminile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Jacqueline Costa–Lascoux</strong> direttrice della ricerca per il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica afferma che: ”<em>Questa regola grammaticale che instaura la <strong>dominazione del maschile sul femminile</strong> è storicamente molto datata. <strong>La lingua è l’architettura del pensiero</strong>. Siamo nel XXI secolo: adottiamo la regola della prossimità che è più semplice e più gradevole anche esteticamente. Suona meglio all’orecchio, offre più libertà nella scrittura e, soprattutto, è più egualitaria.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito, associazioni come <em>L’egalitè, c’est pas sorcier</em> (L’uguaglianza, non è poi tanto difficile), la <em>Ligue de l’Enseignement</em>, <em>Le Monde Selon Les Femmes</em> e <em>Femmes Solidaires</em> hanno lanciato una <strong>petizione online</strong> “<a href="http://www.petitions24.net/regleproximite">Che maschi e femmine siano belle</a>” che ha già raccolto più di 3.300 firme, affinché venga adottata la regola di prossimità.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratterebbe di una <strong>rivoluzione </strong>importante poiché noi tutti apprendiamo la lingua fin dalla più tenera età, ed è la lingua, nelle parole di<a href="http://www.google.com/imgres?hl=en&amp;biw=1440&amp;bih=720&amp;gbv=2&amp;tbm=isch&amp;tbnid=D4Ig2j1MdMdn0M:&amp;imgrefurl=http://collectif-debout.org/blog/2011/11/19/petition-contre-le-sexisme-grammatical/&amp;docid=mqSm3Aldme-tyM&amp;imgurl=http://collectif-debout.org/blog/wp-content/uploads/2011/12/276971_185851898144582_824453513_n.jpg&amp;w=180&amp;h=167&amp;ei=qyUlT-uAKtTb4QSW4pX7DA&amp;zoom=1&amp;iact=rc&amp;dur=407&amp;sig=109080968086793412916&amp;page=4&amp;tbnh=133&amp;tbnw=144&amp;start=73&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:20,s:73&amp;tx=87&amp;ty=50"><img class="alignright size-full wp-image-17047" title="grammairesexiste2" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/grammairesexiste2.jpg" alt="grammairesexiste2" width="180" height="167" /></a><strong> </strong><strong>Henriette Zoughebi</strong>, Vice Presidente in carica dei licei per il Consiglio Regionale de l’Ile–de–France che “<em>permette di dire ciò che è reale, è lei che trasforma, o meno, le cose. Se vogliamo dare visibilità alle donne nello spazio sociale, bisognerà adottare la regola della prossimità che è, al tempo stesso, semplice ed elastica: ridà libertà e gioco al linguaggio stesso.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta affatto, come qualcuno potrebbe pensare, di femmine che vogliono sopraffare e tacitare i maschi ma semplicemente di un”pareggiamento di conti”, di tarare in modo più equo la <strong>bilancia sociale</strong> anche attraverso modifiche linguistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fondatore della piccola <strong>casa editrice</strong> francese <strong><a href="http://www.editionscogito.fr/crbst_1.html">Cogito Ergo Sum</a> </strong>ha deciso di utilizzare la regola grammaticale della prossimità e, all&#8217;inizio di ognuno dei quattro libri pubblicati a partire dalla sua fondazione nel 2011, c&#8217;è una nota che recita così: &#8220;<em>Non si può parlare di uguaglianza tra uomini e donne senza porsi il problema del linguaggio.</em>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>The Artist: il trionfo del cinema muto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Britti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Buster Keaton]]></category>
		<category><![CDATA[film in bianco e nero]]></category>
		<category><![CDATA[film muto]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Dujardin]]></category>
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		<category><![CDATA[Michel Hazanavicius]]></category>
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		<description><![CDATA[
Successo di critica e pubblico, The Artist incassa un premio dopo l&#8217;altro

Il film, diretto da Michel Hazanavicius, ha convinto pubblico e critica. Dal Festival di Cannes, dove ha conquistato il premio di miglior interpretazione maschile grazie all&#8217;intensa prova di Jean Dujardin, ai Golden Globes, dove si è aggiudicato ben 3 statuette come miglior commedia, miglior [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Successo di critica e pubblico, The Artist incassa un premio dopo l&#8217;altro<br />
<span id="more-16774"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il film, diretto da <strong>Michel Hazanavicius</strong>, ha convinto pubblico e critica. Dal <strong>Festival di Cannes</strong>, dove ha conquistato il premio di miglior interpretazione maschile grazie all&#8217;intensa prova di <strong>Jean Dujardin</strong>, ai <strong>Golden Globes</strong>, dove si è aggiudicato ben 3 statuette come miglior commedia, miglior attore maschile, miglior colonna sonora (firmata da <strong>Ludovic Bource</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.google.com/imgres?hl=en&amp;gbv=2&amp;biw=1440&amp;bih=756&amp;tbm=isch&amp;tbnid=PItxu8TsALOIbM:&amp;imgrefurl=http://www.heyuguys.co.uk/2011/10/30/lff-2011-the-artist-review/&amp;docid=m1O8nZIZ1BZgwM&amp;imgurl=http://www.heyuguys.co.uk/images/2011/10/The-Artist-Poster.jpeg&amp;w=1500&amp;h=2000&amp;ei=bYUcT-yEOuSk4gSYyqnEDQ&amp;zoom=1&amp;iact=hc&amp;vpx=609&amp;vpy=296&amp;dur=3124&amp;hovh=259&amp;hovw=194&amp;tx=121&amp;ty=127&amp;sig=109080968086793412916&amp;page=1&amp;tbnh=156&amp;tbnw=117&amp;start=0&amp;ndsp=18&amp;ved=1t:429,r:2,s:0"><img class="alignleft size-medium wp-image-16837" title="The-Artist-Poster" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/The-Artist-Poster-150x200.jpg" alt="The-Artist-Poster" width="150" height="200" /></a>Sono proprio l&#8217;interpretazione e la colonna sonora i due punti di forza della pellicola francese. <strong>L<strong>&#8216;</strong></strong><strong>intensità </strong><strong>dello</strong><strong> sguardo </strong><strong>e il</strong><strong> sorriso trascinante </strong><strong>di Jean Dujardin sfondano lo schermo e conquistano il pubblico</strong>, che vive con preoccupazione insieme a lui il passaggio dalla gloria al declino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hollywood</strong>, <strong>1927</strong>. George Valentin è l&#8217;attore più amato del cinema muto, le donne sono pazze di lui e i fotografi vanno a caccia di foto-scoop.  La sua carriera è in continua ascesa fin quando nel 1929 questo successo viene spezzato dall&#8217;avvento del sonoro. Orgoglioso ed ostinato, Valentin abbandona il produttore Al Zimmer che investe in una nuova stella, Peppy Miller. La giovane ragazza, che tempo prima su un set aveva conosciuto Valentin, decide di aiutarlo a risalire dal baratro in cui è caduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando la storia di George Valentin torna in mente <strong>Buster Keaton</strong>, che, piegatosi all&#8217;avvento del sonoro, riscosse alcuni insuccessi, spingendolo a rifugiarsi nell&#8217;alcool, come il protagonista di The Artist. La storia raccontata da Hazanavicius non è certo originale, ma a fare la differenza è il modo delicato di rappresentare la sofferenza di un uomo che, dietro quella maschera simpatica da mascalzone, prova delle emozioni. Emozioni che gli permettono di vivere appieno la sua vita e la sua carriera ma che lo portano, poi, alla deriva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>George Valentin racchiude in sè alcune caratteristiche che nel cinema contemporaneo, e nella vita di tutti i giorni, è sempre più difficile trovare:</strong></p>
<div id="attachment_16839" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.google.com/imgres?hl=en&amp;gbv=2&amp;biw=1440&amp;bih=756&amp;tbm=isch&amp;tbnid=DtLsC4p2tvvfVM:&amp;imgrefurl=http://www.sheknows.com/entertainment/articles/945943/bafta-nominations-the-artist-continues-to-collect&amp;docid=odU8A4pP97HhKM&amp;imgurl=http://cdn.sheknows.com/articles/2012/01/the-artist-golden-globes.jpg&amp;w=600&amp;h=399&amp;ei=bYUcT-yEOuSk4gSYyqnEDQ&amp;zoom=1&amp;iact=hc&amp;vpx=170&amp;vpy=462&amp;dur=1272&amp;hovh=183&amp;hovw=275&amp;tx=179&amp;ty=129&amp;sig=109080968086793412916&amp;page=4&amp;tbnh=116&amp;tbnw=174&amp;start=90&amp;ndsp=37&amp;ved=1t:429,r:29,s:90"><img class="size-medium wp-image-16839" title="golden globe press room 160112" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/the-artist-golden-globes-200x133.jpg" alt="Il cast di The Artist ai Golden Globes 2012" width="200" height="133" /></a><p class="wp-caption-text">Il cast di The Artist ai Golden Globes 2012</p></div>
<p><strong>la</strong><strong> coerenza</strong><strong>, la</strong><strong> passione</strong><strong>, la</strong><strong> tenacia. </strong>È una personalità come la sua che manca in un mare di stellette e meteore che ammiccano alla telecamera senza trasmettere emozioni. Un fenomeno frequente quello della conquista del paradiso hollywoodiano, dove la bellezza è ricercata in modo maniacale a scapito delle qualità attoriali. In The Artist ne è esempio Peppy Miller. Bella, giovane, sorridente e ammiccante. Tutte le carte in regola per entrare, seppur per poco, nel cuore del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove sta andando il cinema? </strong><strong>Per quanto tempo ancora si potrà prediligere l&#8217;apparenza sul talento? </strong>Impossibile dare una risposta, certo è che nella vastità di film in circolazione <strong>The Artist </strong><strong>rappresenta decisamente una</strong><strong> particolarità</strong><strong>, quella del cinema muto che lavora sul</strong><strong> movimento </strong><strong>e sulle</strong><strong> espressioni facciali</strong><strong>, ormai dimenticate, che andrebbero recuperate. </strong></p>
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		<title>C’è del rock a Sanremo?</title>
		<link>http://www.ghigliottina.it/new/c%e2%80%99e-del-rock-a-sanremo/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Montesarchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[
I Marlene Kuntz sul palco dell’Ariston auto-alimentano una polemica
Il classico appuntamento con la polemica domenicale a ora di pranzo, quello con “L’Arena” di Massimo Giletti, lo scorso 15 gennaio non ha ostacolato come sempre la digestione. Il tema trattato, dopo quello della discussione sul naufragio del Costa Concordia, era più frivolo e assimilabile: Gianni Morandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>I Marlene Kuntz sul palco dell’Ariston auto-alimentano una polemica<span id="more-16670"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il classico appuntamento con la polemica domenicale a ora di pranzo, quello con “L’Arena” di <strong>Massimo </strong><strong>Giletti</strong>, lo scorso 15 gennaio non ha ostacolato come sempre la digestione. Il tema trattato, dopo quello della discussione sul naufragio del Costa Concordia, era più frivolo e assimilabile: Gianni Morandi presentava la lista dei partecipanti a <strong>Sanremo 2012</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.parolibero.it/userfiles/image/products/1974/marlene3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16674" title="marlene3" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/marlene3-200x133.jpg" alt="marlene3" width="200" height="133" /></a>A dispetto degli anni passati, stavolta l’estinzione dei <strong>dinosauri </strong>diveniva realtà anche per il Festival: a casa i vari AlBano, Toto Cutugno, Milva e Ricchi e Poveri; dentro nomi di qualità, come Lucio Dalla, <strong>Matia Bazar</strong>, Samuele Bersani e voci nuove e interessanti come quelle di Nina Zilli, Noemi e Chiara Civello.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa lista mancava però la vera sorpresa – quella della presenza di Gigi d’Alessio più che vera risultava <strong>amara</strong>. Si arriva all’ultimo nome dei quattordici previsti. Rullo di tamburi, attimo di <em>suspance</em>: i <strong>Marlene Kuntz</strong>. La reazione di mia madre – che pur non essendo di Voghera, potremmo identificare nell’occasione come “casalinga tipo” – ha rasentato l’indifferenza. La mia, lo stupore misto a soddisfazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I Marlene Kuntz, per chi non li conoscesse, sono stati gli alfieri del <strong>rock alternativo </strong>(a quello radiofonico) italiano per tutti gli anni’90 e anche un po’ oltre. Hanno accompagnato l’adolescenza di me e di molti miei coetanei con i loro suoni <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zXrUnduCRug">taglienti e distorti</a>, tappeto per testi ricercati e mai banali. Era l’epoca della <strong>gioventù sonica</strong>, quando si pensava che un rock italiano e ben fatto fosse possibile. Poi i cicli finiscono per tutti, passa l’adolescenza e forse non si ha più voglia di tanto rumore. Oggi i Marlene Kuntz sono dei quarantenni in cerca di identità: tendenti a un <strong>cantautorato</strong> sporco che metta in primo piano le parole, sembrano schiavi della loro gloria passata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa incerta ma non errata definizione è confermata da <a href="http://www.marlenekuntz.com/?p=450&amp;fb_source=message">una lettera</a> che gli stessi Marlene hanno postato sul proprio sito, a pochi minuti dall’annuncio di Morandi. In quelle poche righe la band sembra montare gli scudi a difesa di una scelta che già sanno sarà oggetto di <strong>polemiche</strong>: loro andranno a Sanremo per curiosità piuttosto che per calcolo, e si potrebbero anche divertire.  “<em>Ci daranno dei marchettari per il nostro andare a Sanremo? Ma non è forse più <strong>marchettaro</strong> fare ciò che il tuo pubblico si aspetta da te per puro calcolo?</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettera implica che i fan bolleranno la scelta della band come “commerciale”, ma non è tutto così semplice. La direzione dei Marlene, dalla metà degli anni 2000 in poi, è chiara: cercare di più la forma-canzone, magari eliminando alcuni fronzoli del passato e facendo suonare più chiara la voce, in un processo in cui il passato non viene dimenticato, ma funge da base per cercare cose nuove. I risultati, a dirla tutta, non sempre sono stati all’altezza del talento di <strong>Cristiano Godano </strong>e soci, ma è pur vero che gli artisti per essere tali devono sentirsi liberi di esprimersi come meglio credono. Non si può vedere tutta questa faccenda come un “tradimento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma allora perché quella lettera di <strong>difesa preventiva</strong>? Dove sta lo spirito di divertimento annunciato in questo comportamento? Perché giustificarsi con i fan che vogliono Marlene sempre uguale a se stessa? L’ambiguità di quelle righe sta attizzando, nei forum, una polemica che poteva essere più sopita. Non mi pare che band come Subsonica o <strong>Bluvertigo</strong>, all’approccio con lo stesso palco, si siano giustificate con qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo, “<em>Canzone per un figlio</em>” potrebbe essere semplicemente un gran bel pezzo: ma è tutto molto poco rock.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di giovani primavere e street art</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Signorelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[ganzeer]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
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		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[street art]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non solo sui social networks. La rivoluzione si racconta anche sui muri
La “primavera araba” è esplosa e continua a corrrere su internet, tramite twits in tempo reale, video caricati su youtube, dove la rabbia e la voglia di cambiare si scontrava con l’orrenda macchina di chi la libertà non lo ritiene un bene inalienabile, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Non solo sui social networks. La rivoluzione si racconta anche sui muri<span id="more-16681"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>“primavera araba</strong>” è esplosa e continua a corrrere su internet, tramite twits in tempo reale, video caricati su youtube, dove la rabbia e la voglia di cambiare si scontrava con l’orrenda macchina di chi la libertà non lo ritiene un bene inalienabile, ma un qualcosa di pericoloso, di mortale, quasi blasfemo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_16735" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.csmonitor.com/var/ezflow_site/storage/images/media/images/0526-egyptian-graffiti-artist-ganzeer-arrested-02/10195252-1-eng-US/0526-Egyptian-graffiti-artist-Ganzeer-arrested-02_full_380.jpg"><img class="size-medium wp-image-16735" title="ganzeer" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/ganzeer-200x133.jpg" alt="Lo street artist Ganzeer al lavoro sulla sua ultima opera al Cairo" width="200" height="133" /></a><p class="wp-caption-text">Lo street artist Ganzeer al lavoro sulla sua ultima opera al Cairo</p></div>
<p>Ma le testimonianze di quest’onda in piena che continua e si ingrossa, malgrado i riflettori abbiano iniziato ad affievolirsi, non si riducono alla sola capacità di utilizzo dei <strong>social networks</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si lasciano anche sui muri, sulle pareti buttate giù a colpi di mortaio, pezzi di architettura crivellata, inquietante <strong>memento </strong>che le <strong>guerre</strong>, in realtà, non finiscono mai. Possono addormentarsi per un pò, salvo poi risvegliarsi, e sempre per tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Muri sfigurati che diventano tele, anzi, il <strong>playground</strong> di quelli che noi chiamiamo “<strong>graffitari</strong>”, “imbrattamuri” o proprio “delinquenti” quando la simpatia viene meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Al <strong>Cairo</strong>, così come in <strong>Libia</strong>, fino a spingersi oltre le barriere dell’<strong>Arabia Saudita</strong> super conservatrice, dove fare certi “giochetti” può essere veramente pericoloso.<br />
Immagini che raccontano la rivolta, che ricordano i morti, utilizzando metafore, simboli, scritte, utilizzate come “<strong>pillole galvanizzanti</strong>” che hanno richiamato alla rivolta, alla battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovani artisti di strada</strong>, calati nella realtà, che hanno appoggiato questa rivoluzione non solo aderendo al pensiero, ma offrendo alla causa la loro arte come viatico.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ fortissima la valenza “<strong>sociologica</strong>” di questi graffiti, che se da noi, fatte salve le solite eccezioni, hanno da tempo perso di ogni significato e valore, qui, nei luoghi dove ancora tutto è in corso, ancora tutto è da fare, da portare a termine, da cambiare, rappresentano più di quello che si possa cogliere ad un primo sguardo, per quanto attento esso sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 12 e 13 gennaio scorsi, al <strong>British Museum</strong> e al <strong>Royal College of Art di</strong> <strong>Londra </strong>si sono tenute due giornate di dibattito sul <strong>mecenatismo artistico in Medio Oriente</strong>, presieduto dalla<strong> Serpentine Gallery</strong>, dove il tema della portata sociale di questi graffiti è stato ampiamente analizzato e discusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Immagini che non lasciano indifferenti, sono racconti veloci, testimonianze forti ed ambiziose, come il murales al quale <strong>Ganzeer</strong>, uno dei “graffitari”, sta lavorando, dedicato ad ognuna delle <strong>vittime </strong>dei 18 giorni di rivolte in Egitto, nel <strong>gennaio del 2011. </strong>Un lavoro impressionante, ma che dice anche molto su quali siano i sentimenti dei “ragazzi della primavera”.</p>
<p style="text-align: justify;">La volontà, il desiderio lacerante di <strong>comunicare </strong>il <strong>cambiamento </strong>sperato e radicale, ma anche l’<strong>irriverenza </strong>della caricatura, specie in Libia, nei confronti del defunto <strong>Gheddafi</strong>, al quale sono state date, di volta in volta, le sembianze di un topo, di una scimmia, di un vampiro.</p>
<p style="text-align: justify;">Graffiti che sono tutti da leggere come “<strong>mappe</strong>” nelle quali si possono intravedere <strong>contaminazioni culturali,</strong> nella “novità di stampo occidentale” del graffito e il modo di rappresentare i morti, gli sconfitti, i dittatori, il popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Opere, queste, che chiedono di essere conservate, di diventare un <strong>museo della memoria a cielo aperto</strong>, in modo che non si dissolvano, che non perdano la loro forza nel momento in cui, come accade nel fluire della storia, cade la polvere della lontananza temporale.</p>
<p style="text-align: justify;">Opere multifunzionali, che sostituiscono i socials quando si tratta di lanciare messaggi affinché la primavera non imploda e non perda slancio.Forse frutto della <strong>globalizzazione</strong>, di modelli importati, ma come in tutte le cose, è sempre l’uso che se ne fa a definirne i contorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(fonte immagine: <a href="http://www.csmonitor.com/">http://www.csmonitor.com</a>)</strong></p>
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		<title>L’infinita crisi dei musei</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Signorelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi dei Musei]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<category><![CDATA[Museo Madre]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[
In Italia, il sistema museale ristagna nel caos più totale.

 
In Italia, il sistema museale ristagna nel caos più totale.
Ciò emerge chiaramente  nelle ultime sentenze dei Tar che hanno provveduto a fermare gare di appalti per le varie compagnie erogatrici di servizi museali,dalla ristorazione, alla biglietteria, alla gestione dei bookshop, in quanto non rispondono alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In Italia, il sistema museale ristagna nel caos più totale.<span id="more-16678"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 10.2pt; background: white;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: 9px;"><strong><em> </em></strong></span></span></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>In Italia, il sistema museale ristagna nel caos più totale.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Ciò emerge chiaramente  nelle ultime sentenze dei Tar che hanno provveduto a fermare gare di appalti per le varie compagnie erogatrici di servizi museali,dalla ristorazione, alla biglietteria, alla gestione dei bookshop, in quanto non rispondono alle esigenze reali dei musei oltre a presentare incongruenze varie . Da sottolineare come le concessioni per i servizi al pubblico sono scadute da anni e le nuove gare sono state bandite un anno e mezzo fa..</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, individua il problema centrale del blocco dei musei nell’irrazionalità con cui vengono gestiti i rapporti tra l’istituzione cultura e gli erogatori di servizi, considerati alla stregua di “appaltatori” e non come partner paritari e collaboratori che dovrebbero avere un peso anche decisionale per quanto riguarda la gestione del museo.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Non manca di rivolge anche una velata critica al Mibac, “reo” di aver  utilizzato un sistema di bandi “disgregato”, con la (seppur nobile) intenzione di non creare “lobby” di ditte specializzate nell’erogazione di servizi museali.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Problemi che riguardano non solo gli investimenti e le tempistiche, ma anche la volontà effettiva di mettersi a servizio della cultura</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>E’ il solito effetto domino che giunge al nodo cruciale: il problema dei licenziamenti in massa degli operatori museali.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Ma i tagli alla cultura e i blocchi relativi ai bandi di gestione non sono le uniche cause di questo caos primordiale che sta inghiottendo l’esperienza museale italiana (specie l’arte contemporanea). Si parla anche di movimenti politici, con i musei trasformati in  campi di battaglia per rese dei conti che, con la cultura, hanno poco a che vedere.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Tra le “quasi-vittime” eccellenti di questa situazione c’è il Museo Madre di Napoli, aperto a metà degli anni 2000 e guidato, fino allo scorso dicembre, da Eduardo Cicelyn, “silurato” senza preavviso dallo stesso Cda del Museo, che ha provveduto al tempo stesso, ad apportare modifiche allo Statuto dell’istituzione riguardanti le modalità di elezione del direttore e la sua durata in carica.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>In Cicelyn sembra si sia voluto vedere un “emissario” di Bassolino e,  il suo licenziamento ha causato non poche polemiche, incluso un intervento di Achille Bonito Oliva, ex vicepresidente del Madre.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Per non farsi mancare nulla, si sono aggiunti i soliti problemi di servizi e relativa gestione che ha portato il museo sull’orlo della chiusura – paventata fino ad un paio di giorni fa ed evitata grazie ad un tavolo di trattative tra la Scabec (Società Campana Beni Culturali), l’Assessore regionale alla Cultura e il Presidente della Fondazione Donnaregina). La chiusura, va detto,è stata solo rimandata, e se ne dovrà riparlare tra alcuni mesi.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Ma il Madre è solo una delle situazioni al limite vissute dal sistema museale italiano.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Riassumendo: problemi di gestione, problemi di comunicazione, problemi di soldi e problemi di poltica. La situazione non è rosea e sembra non lo sarà per ancora del tempo.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Sempre Patrizia Asproni, lancia una proposta-provocazione invocando: la creazione di un Ministero per la Cultura dedito al solo scopo della diffusione culturale, lo spostamento delle competenze di gestione al Ministero per lo Sviluppo Economico e l’affidamento alle aziende private dei servizi museali, con capacità decisionale su orari, marketing, prezzi.</em></strong></span></div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong><em>Una proposta sulla quale riflettere, e anche in fretta, se si vuole salvaguardare non solo l’arte, ma anche tutti coloro che lavorano nei musei.</em></strong></span></div>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"> </span></p>
<div style="text-align: justify;">Ciò emerge chiaramente dalle ultime sentenze dei Tar che hanno provveduto a fermare gare di appalti per le varie compagnie erogatrici di servizi museali,dalla ristorazione, alla biglietteria, alla gestione dei bookshop, in quanto non rispondono alle esigenze reali dei musei oltre a presentare incongruenze varie . Da sottolineare come le concessioni per i servizi al pubblico sono scadute da anni e le nuove gare sono state bandite un anno e mezzo fa.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong></p>
<div id="attachment_16737" class="wp-caption alignleft" style="width: 142px"><a href="http://www.google.it/imgres?q=museo+madre+napoli&amp;um=1&amp;hl=it&amp;sa=N&amp;biw=1366&amp;bih=624&amp;tbm=isch&amp;tbnid=IXuvzfi7mSjuJM:&amp;imgrefurl=http://www.museomadre.it/fondazione.cfm&amp;docid=ZlTsexYu5fJ48M&amp;imgurl=http://www.museomadre.it/img/story2.jpg&amp;w=942&amp;h=1422&amp;ei=jp0bT5K5GofCtAbvhIhH&amp;zoom=1"><img class="size-medium wp-image-16737" title="madremuseo" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/madremuseo-132x200.jpg" alt="Museo MADRE, Napoli" width="132" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Museo MADRE, Napoli</p></div>
<p>Patrizia Asproni</strong>, presidente di <strong>Confcultura</strong>, individua il problema centrale del blocco dei musei nell’<strong>irrazionalità </strong>con cui vengono gestiti i rapporti tra l’istituzione cultura e gli erogatori di servizi, considerati alla stregua di “appaltatori” e non come partner paritari e collaboratori che dovrebbero avere un peso anche decisionale per quanto riguarda la gestione del museo.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Non manca di rivolge anche una velata critica al <strong>Mibac</strong>, “reo” di aver  utilizzato un sistema di bandi “disgregato”, con la (seppur nobile) intenzione di non creare “lobby” di ditte specializzate nell’erogazione di servizi museali.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Problemi perciò che riguardano non solo gli investimenti e le tempistiche, ma anche la volontà effettiva di mettersi al servizio della cultura. E’ il solito effetto domino che giunge al nodo cruciale: il problema dei licenziamenti in massa degli operatori museali.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ma i tagli alla cultura e i blocchi relativi ai bandi di gestione non sono le uniche cause di questo caos primordiale che sta inghiottendo l’esperienza museale italiana (specie l’arte contemporanea). Si parla anche di movimenti politici, con i musei trasformati in  campi di battaglia per rese dei conti che, con la cultura, hanno poco a che vedere.</div>
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<div style="text-align: justify;">Tra le “quasi-vittime” eccellenti di questa situazione c’è il<a href="http://www.museomadre.it/"> Museo Madre di Napoli</a>, aperto a metà degli anni 2000 e guidato, fino allo scorso dicembre, da<strong> Eduardo Cicelyn</strong>, “silurato” senza preavviso dallo stesso Cda del Museo, che ha provveduto al tempo stesso, ad apportare modifiche allo Statuto dell’istituzione riguardanti le modalità di elezione del direttore e la sua durata in carica. In Cicelyn sembra si sia voluto vedere un “emissario” di <strong>Bassolino</strong> e  il suo licenziamento ha causato non poche polemiche, incluso un intervento di <strong>Achille Bonito Oliva</strong>, ex vicepresidente del Madre.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Per non farsi mancare nulla, si sono aggiunti i soliti problemi di servizi e relativa gestione che ha portato il museo sull’orlo della chiusura, paventata fino ad un paio di giorni fa ed evitata grazie ad un tavolo di trattative tra la <strong>Scabec </strong>(Società Campana Beni Culturali), l’<strong>Assessore regionale alla Cultura</strong> e il Presidente della<strong> Fondazione Donnaregina</strong>. La chiusura, va detto,è stata solo rimandata, e se ne dovrà riparlare tra alcuni mesi.</div>
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<div style="text-align: justify;">Ma il Madre è solo una delle situazioni al limite, vissute dal sistema museale italiano.</div>
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<div style="text-align: justify;">Sempre Patrizia Asproni lancia una proposta-provocazione invocando la creazione di un <strong>Ministero per la Cultura</strong> dedito al solo scopo della diffusione culturale, lo spostamento delle competenze di gestione al Ministero per lo Sviluppo Economico e l’affidamento alle aziende private dei servizi museali con capacità decisionale su orari, marketing, prezzi.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Una proposta sulla quale riflettere, e anche in fretta, se si vuole salvaguardare non solo l’arte, ma anche tutti coloro che lavorano nei musei.</div>
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		<title>Tranquilli, il rock è morto</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Montesarchio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Coldplay]]></category>
		<category><![CDATA[easy rider]]></category>
		<category><![CDATA[ernesto assante]]></category>
		<category><![CDATA[gino castaldo]]></category>
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		<category><![CDATA[trainspotting]]></category>

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		<description><![CDATA[
La musica “dura” è fuori dalle classifiche e lontano dai movimenti popolari
“Il rock’n’roll morirà entro giugno”.
La rivista americana Variety, a cui va attribuita questa affermazione datata 1954, non fu certo lungimirante nel prevedere l’evoluzione dei gusti musicali del secondo Novecento. In molti altri si sono azzardati, nel tempo, a dichiarare imminente la morte del rock, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La musica “dura” è fuori dalle classifiche e lontano dai movimenti popolari</em><span id="more-16447"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Il rock’n’roll morirà entro giugno”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La rivista americana <strong>Variety</strong>, a cui va attribuita questa affermazione datata 1954, non fu certo lungimirante nel prevedere l’evoluzione dei gusti musicali del secondo Novecento. In molti altri si sono azzardati, nel tempo, a dichiarare imminente la morte del <strong>rock</strong>, ma nessuno ci ha mai voluto credere, continuando ad imbracciare chitarre elettriche.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.google.it/imgres?q=london+calling&amp;hl=it&amp;biw=1366&amp;bih=624&amp;gbv=2&amp;tbm=isch&amp;tbnid=Y_N3V4nXSsbWtM:&amp;imgrefurl=http://fitsnews.wordpress.com/category/the-press/&amp;docid=pHplP-U7L5cK6M&amp;imgurl=http://fitsnews.files.wordpress.com/2007/11/london-calling.jpg&amp;w=448&amp;h=340&amp;ei=nOMRT6-UMOj24QTq26j6Aw&amp;zoom=1&amp;iact=hc&amp;vpx=827&amp;vpy=213&amp;dur=219&amp;hovh=196&amp;hovw=258&amp;tx=124&amp;ty=108&amp;sig=101335395538236911115&amp;page=1&amp;tbnh=117&amp;tbnw=149&amp;start=0&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:13,s:0"><img class="alignleft size-medium wp-image-16498" title="london-calling" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/london-calling-200x151.jpg" alt="london-calling" width="200" height="151" /></a>Eppure oggi le classifiche di vendita sono dominate da musica pop, r’n’b e rap. E anche nei movimenti di piazza, i vari <em>Occupy </em>che hanno invaso l’occidente, manca una canzone simbolo, un inno. E il rock? La musica dura che aveva rappresentato la ribellione, la virilità, l’<strong>impulsività giovanile</strong>? Pare quasi inghiottito dall’indifferenza. Prendiamo i <strong>Coldplay </strong>(sempre in classifica), ad esempio: senz’altro si sono fatti le ossa sul rock, ma riuscireste a definire la loro musica di oggi diversamente da “pop”? Non che questo significhi automaticamente una perdita di qualità, ma duettare con Rihanna non è come cantare a <strong>Woodstock</strong>, ecco.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito, cominciato con un articolo di <strong>Gino Castaldo </strong>su La Repubblica – titolo perfetto: “<a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/01/06/news/silenzio_rock-27658928/index.html?ref=search">Il grande silenzio del rock</a>” – sta chiamando a raccolta le più disparate opinioni, tutte volte a constatare lo stato di salute del paziente in questione. Castaldo descrive le band rock odierne incapaci di farsi portavoce di <strong>battaglie generazionali</strong>, preferendo un profilo più basso e aristocratico: “<em>un sintomo inequivocabile è l&#8217;eterno ciclo delle vecchie band che decidono di tornare in pista, dai Black Sabbath ai Beach Boys</em>”. Per il rock è ormai difficile districarsi tra le maglie del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ernesto Assante</strong>, <a href="http://assante.blogautore.repubblica.it/2012/01/morto/">dal suo blog</a>, si concentra invece su un altro punto della questione, ovvero la perdita di peso specifico della musica: “<em>è un prodotto consumabile di puro intrattenimento, che non chiede a chi ascolta di aderire a un progetto, di sognare o <strong>immaginare</strong> mondi migliori o possibili, o anche soltanto di fermarsi un attimo e pensare</em>”. In poche parole: la musica rock, nel senso di “dura, elettrificata”, continuerà ad esistere, ma non sembra possa prendersi la responsabilità di guidare rivoluzioni generazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Effettivamente di band rock, oggi, ne esistono milioni, e anche di ottima qualità. Ma nessuna incarna quell’anima anticonformista che, dagli anni ’50 in poi, ha permesso le grandi <strong>rivoluzioni culturali</strong> del Novecento. Rock’n’roll, hard rock, progressive, punk, metal, grunge: ripercorrendo le etichette più importanti attraverso il quale lo spirito del rock ha cambiato forma, sembra ripercorrere lo spirito di un secolo intero che solo adesso, ascoltando quasi solo <strong>Rihanna </strong>o Bruno Mars alla radio, percepiamo estinto.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato. Ma non buttiamoci giù: nessuno ci toglierà la gioia virile di ascoltare suoni chitarrosi, acidi ed elettrificati. Guarderemo ancora “<strong>Easy Rider</strong>” sognando la frontiera americana con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mHGLBy2CdjI">Steppenwolf</a> e Byrds; o ci ricorderemo di una gioventù sballata con Iggy Pop che canta sulla pellicola schizzata di “Trainspotting”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma di questi tempi, per dirla con Castaldo, è più probabile che sia un “<strong>tweet</strong>” e non un assolo di chitarra a muovere i nostri sederi verso un futuro migliore.</p>
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		<title>Carsten Holler: esperienze sensibili</title>
		<link>http://www.ghigliottina.it/new/carsten-holler-esperienze-sensibili/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Cavaliere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[carsten holler]]></category>
		<category><![CDATA[enel contemporanea award 2011]]></category>
		<category><![CDATA[installazione]]></category>
		<category><![CDATA[MACRO]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[
Al Macro esposta l&#8217;installazione vincitrice dell&#8217;Enel Contemporanea Award 2011
E’ un’esperienza veramente importante andare a vedere la mostra su Carsten Höller al Macro di Roma: sedersi ai piedi della maestosa installazione Double Carousel with Zöllner Stripes, costituita da due grandi giostre l’una a pochi centimetri dall’altra, è come stare ai piedi di due immensi titani di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Al Macro esposta l&#8217;installazione vincitrice dell&#8217;Enel Contemporanea Award 2011<span id="more-16604"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ un’esperienza veramente importante andare a vedere la mostra su <strong>Carsten Höller </strong>al <a href="http://www.macro.roma.museum/mostre_ed_eventi/mostre/enel_contemporanea_2011_carsten_hoeller_double_carousel_with_zoellner_stripes">Macro </a>di Roma: sedersi ai piedi della maestosa installazione <em>Double Carousel with Zöllner Stripes</em>, costituita da due grandi giostre l’una a pochi centimetri dall’altra, è come stare ai piedi di due immensi titani di luce, esseri vegetali del futuro sotto forma di alberi e funghi enormi luminescenti e sensibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.macro.roma.museum/var/museicivici/storage/images/musei/macro/mostre_ed_eventi/mostre/enel_contemporanea_2011_carsten_hoeller_double_carousel_with_zoellner_stripes/288982-2-ita-IT/enel_contemporanea_2011_carsten_hoeller_double_carousel_with_zoellner_stripes_large.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16605" title="carsten" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/carsten.jpg" alt="carsten" width="315" height="164" /></a>Si viene inondati da una sensazione di pace, di protezione, si osservano questi due giganteschi esseri sconosciuti che ci avvolgono in un limbo di emozioni intime, che ci portano via da dove eravamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi addirittura si sale su una di queste giostre e ci si abbandona anima e corpo al senso di straniamento che regala, la visione diventa quella di un <strong>non-luogo</strong>, dove il tempo e lo spazio non scorrono e non sono mai esistiti, si è fermi in un posto mentre si gira continuamente in tutti gli altri, si è ovunque e non si è da nessuna parte.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un’arte che deve essere seguita, rispettata con fermezza quasi religiosa, per essere sfruttata al meglio, è solo diventando preda del vortice di luci e colori che si può intuire quanto è capace di portarci lontano, da noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">La giostra, probabilmente, interferisce direttamente con il nostro io e infatti c’è chi si sente male, nonostante la velocità sia veramente ridotta, o addirittura chi ne fugge impaurito. Abbandonare qualsiasi preconcetto o insicurezza e proporsi invece ai cento arti luminosi e farsi cullare da essi, lasciandosi trascinare in un infinito di sensazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si rimarrà un po’ delusi, magari, nel trovare un’unica installazione di questo importante artista belga che è sicuramente uno dei più innovativi e versatili degli ultimi anni, che ha lavorato con altri importanti nomi come <strong>Cattelan</strong> e <strong>Huyghe</strong>, solo per citare i più famosi, ed è applaudito in tutto il mondo come uno dei più innovatori e sperimentali, con un’arte che entra in totale contatto con lo spettatore, che ha bisogno di lui per essere tale, e che gli permette quindi di viverla e giocarla a pieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si goda quindi questa splendida opera, sperando che in futuro si possano vedere mostre più complete di artisti appassionanti e importanti come <span style="font-weight: bold; text-align: justify;">Höller</span> .</p>
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		<title>La &#8220;Universal&#8221; compie 100 anni</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[100]]></category>
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		<category><![CDATA[centenario]]></category>
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Un fitto calendario di iniziative celebra il primo centenario degli studios
2012, anno del centenario per &#8220;Universal&#8220;, gli studios statunitensi, fondati nel 1912 da Carl Laemmle, immigrato tedesco e commerciante di tessuti che durante un viaggio a Chicago si innamorò del cinema: 30 aprile 1912, dunque, quando &#8220;Universal Film Manufacturing Company&#8221; presentò il proprio atto costitutivo [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><strong><em>Un fitto calendario di iniziative celebra il primo centenario degli studios</em></strong><span id="more-16451"></span></p>
<p style="text-align: justify;">2012, anno del centenario per &#8220;<em><strong>Universal</strong></em>&#8220;, gli studios statunitensi, fondati nel 1912 da<strong> Carl Laemmle</strong>, immigrato tedesco e commerciante di tessuti che durante un viaggio a Chicago si innamorò del cinema: <strong>30 aprile 1912</strong>, dunque, quando &#8220;<em>Universal Film Manufacturing Company</em>&#8221; presentò il proprio atto costitutivo allo stato di New York. Anni, da quando in questi studios sono passati tra i più grandi registi, del calibro di Scorsese, Hitchcock, Spike Lee e moltissimi altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.google.it/imgres?q=logo+universal&amp;hl=it&amp;biw=1366&amp;bih=667&amp;gbv=2&amp;tbm=isch&amp;tbnid=Ep-Hn2PHGnTtsM:&amp;imgrefurl=http://www.voto10.it/cinema/not.php%3FNewsID%3D3738%26Titolo%3DLa%2520Universal%2520festeggia%2520100%2520anni%2520di%2520storia%2520e%2520presenta%2520il%2520nuovo%2520logo&amp;docid=KR3VAQCRTbywMM&amp;imgurl=http://www.voto10.it/cinema/uploads/foto/new_universal_logo_a_l.jpg&amp;w=648&amp;h=365&amp;ei=M2sST9jzJufU4QTHi6WBBA&amp;zoom=1&amp;iact=hc&amp;vpx=719&amp;vpy=244&amp;dur=2835&amp;hovh=168&amp;hovw=299&amp;tx=168&amp;ty=95&amp;sig=101335395538236911115&amp;page=2&amp;tbnh=105&amp;tbnw=186&amp;start=18&amp;ndsp=24&amp;ved=1t:429,r:9,s:18"><img class="alignleft size-medium wp-image-16511" title="new_universal_logo_a_l" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/new_universal_logo_a_l-200x112.jpg" alt="new_universal_logo_a_l" width="200" height="112" /></a>Per i suoi primi cento anni la Universal si regalerà e ci regalerà la <strong>versione restaurata di tredici tra i titoli più amati:</strong> All&#8217;Ovest Niente di Nuovo, Gli Uccelli, Gianni e Pinotto reclute, Dracula (1931), Dracula (versione spagnola 1931), Frankenstein, Lo Squalo, Schindler&#8217;s List, La Mia Africa, Il Letto racconta, La Moglie di Frankenstein, La Stangata e Il Buio Oltre la Siepe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto in attesa dell&#8217;<strong>appuntamento primaverile</strong> con un gala celebrativo, cui parteciperanno molti dei registi e degli artisti che hanno fatto la storia dello studio. Nel resort di Orlando, invece, ci sarà una speciale attrazione a tema.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo mese, poi, la divisione Home Entertainment rilascerà una <strong>versione speciale per il 50esimo anniversario de &#8220;Il Buio Oltre la Siepe&#8221;</strong>, per la prima volta in blu-ray. Mentre, durante tutto l&#8217;anno, la Universal omaggerà altri film con eventi speciali e ulteriori versioni blu – ray di classici. Tra questi anche <strong>E.T. L&#8217;extraterrestre</strong>, che quest&#8217;anno celebra i suoi 30 anni. Tra le collezioni più attese, poi, mostri classici e la serie Alfred Hitchcock.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un</strong><strong> nuovo logo animato</strong>, ispirato proprio al centenario, verrà presentato a febbraio in occasione dell&#8217;uscita della pellicola di animazione &#8220;<em><strong>The Lorax</strong></em>&#8220;, tratta dal racconto per bambini di <strong>Theodor Seuss Geisel</strong>, in uscita nelle sale statunitensi il 2 marzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ron Meyer</strong>, presidente e Coo di Universal Studios, ha diffuso una nota in tutto il mondo in cui rivela quale momento di orgoglio sia questo anniversario per tutti coloro che ci hanno lavorato. &#8221;<em>Il nostro centenario permetterà agli amanti dei film di qualche anno fa di recuperare ricordi speciali</em> – ha scritto &#8211; <em>e sarà l&#8217;occasione per coinvolgere per la prima volta il pubblico con la nostra straordinaria library di film. Il nostro obiettivo, cento anni dopo, è quello di conservare, ripristinare e continuare l&#8217;eredità iconica di questo Studio per le generazioni a venire</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sito web e campagna Universal coinvolgeranno i fans attraverso molte piattaforme come Facebook, Twitter, Foursquare, Tumblr and Pinterest. Online, infine, un <a href="http://Universal100th.com">sito</a> interamente dedicato a tutto ciò che riguarda la celebrazione di questo primo centesimo anniversario.</p>
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		<title>Il Museo Chiude. Anzi, no!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 08:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Signorelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiusura Museo]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
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		<description><![CDATA[
A Vienna chiude il Museo Liechtenstein; sarà visitabile solo su prenotazione.
Si tratta nuovamente di una questione di cifre. E quando le cifre in questione sono spaventosamente inferiori a quelle preventivate e cioè 45mila visitatori all’anno, in media, contro un’aspettativa di 300mila, poco importa se i proprietari di questo museo privato viennese sia quella dei principi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A Vienna chiude il Museo Liechtenstein; sarà visitabile solo su prenotazione.<span id="more-16191"></span></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta nuovamente di una questione di <strong>cifre</strong>. E quando le cifre in questione sono spaventosamente <strong>inferiori </strong>a quelle preventivate e cioè 45mila visitatori all’anno, in media, contro un’aspettativa di 300mila, poco importa se i proprietari di questo museo privato viennese sia quella dei principi del <strong>Liechtenstein</strong>, non solo regnanti del piccolo principato, ma anche una delle famiglie di punta per quanto riguarda il <strong>collezionismo d’arte mondiale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.google.it/imgres?q=museo+liechtenstein+vienna&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;biw=1440&amp;bih=756&amp;tbm=isch&amp;prmd=imvns&amp;tbnid=LZcKVON8YJylIM:&amp;imgrefurl=http://www.viaggimagazine.it/articoli/000959&amp;docid=atWoINjt4_T47M&amp;imgurl=http://www.viaggimagazine.it/VM/news/2004/11/rubens.jpg&amp;w=200&amp;h=200&amp;ei=F0AKT9WFJumI4gSxwtCNCA&amp;zoom=1&amp;iact=rc&amp;dur=606&amp;sig=104560047616397284245&amp;page=13&amp;tbnh=160&amp;tbnw=160&amp;start=224&amp;ndsp=18&amp;ved=1t:429,r:17,s:224&amp;tx=66&amp;ty=91"><img class="alignleft size-full wp-image-16276" title="rubens" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/rubens.jpg" alt="rubens" width="200" height="200" /></a>Si chiude. O meglio, si cambia strategia. E così, basta agli orari da “museo normale”. Dal <strong>primo gennaio</strong> di quest’anno, il<strong> Palais Lichtenstein,</strong> potrà essere visitato solo per appuntamento oppure potrà essere utilizzato per eventi privati – senza però rinunciare alle varie “<strong>notti dei musei</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Riaperto nel <strong>2004</strong>, dopo una chiusura  durata ben 66 anni (chiuse nel <strong>1938</strong>,malgrado ospitasse la <strong>collezione privata</strong><strong><strong> “</strong></strong><strong>più bella del mondo</strong><strong>”</strong>), ha avuto una vita assai breve e tormentata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Johannes Schneider </strong><strong>è il</strong><strong> </strong>giovane direttore dimissionario dopo solo 124 giorni di incarico, dopo aver subito un <strong>rifiuto </strong>riguardante un progetto di rilancio che non aveva convinto Herr <strong>Johann Kräftner</strong>, austero direttore delle collezioni del principato.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare sembra che questa decisione, che andrà a colpire anche un altro palazzo della nobile casata, il <strong>Liechtenstein Museum im Stadtpalais (</strong>situato nel centro di Vienna, palazzo ora in restauro e destinato ad essere un museo del <strong>Biedermeier:</strong> l’inaugurazione prevista per novembre 2012, si avrà nella primavera del 2013), sia stata la conseguenza di una gestione di “manica troppo larga”, un po’ troppo spensierata, magari a voler essere gentili “utopica”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma si deve ripetere quanto già detto sopra: non basta essere qualcuno che “conta” per poter consentire ad un museo, privato per giunta, di sopravvivere. I costi dei restauri e delle manutenzioni sono alti e metterebbero alla prova chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, porte non chiuse, ma “<strong>socchiuse</strong>” per un museo che, forse, ha basato il proprio <strong>prestigio </strong>un po’ troppo sul “nome”, facendosene fanciullescamente distrarre, per poi svegliarsi bruscamente all’alba di un misero, sfrigolante fuoco artificiale di una crisi che non ha alcuna intenzione di risparmiare chicchessia.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Pixar. 25 anni di animazione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vanessa Tusino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
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		<description><![CDATA[
A Milano si svelano i segreti  dei film d’animazione americani 

Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano sta ospitando “Pixar. 25 anni di animazione”, una mostra celebrativa della casa di produzione cinematografica che ha realizzato film campioni d’incasso ai botteghini.
Dopo aver fatto il giro del mondo, passando per Stati Uniti, Australia e Asia, le 700 opere arrivano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><em><strong>A Milano si svelano i segreti  dei film d’animazione americani <span id="more-16012"></span><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify; ">Il <strong>Padiglione d’Arte Contemporanea</strong> di Milano sta ospitando <strong><em>“Pixar. 25 anni di animazione”</em></strong>, una mostra celebrativa della casa di produzione cinematografica che ha realizzato film campioni d’incasso ai botteghini.</p>
<p style="text-align: justify; "><img class="alignleft size-full wp-image-16027" title="images" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2011/12/images1.jpg" alt="images" width="130" height="185" />Dopo aver fatto il giro del mondo, passando per Stati Uniti, Australia e Asia, le 700 opere arrivano finalmente a Milano in anteprima europea.</p>
<p style="text-align: justify; ">La curatrice italiana del progetto, <strong>Maria Grazia Mattei</strong>, ha fortemente voluto questa esposizione per Milano, nuova capitale della tecnologia e del postmoderno, probabilmente la città italiana più all’avanguardia nel campo.</p>
<p style="text-align: justify; ">La mostra è promossa dal <strong><em>Comune di Milano</em></strong> – Cultura, Expo, Moda, Design e prodotta dal <strong><em>PAC</em></strong> Padiglione d’Arte Contemporanea, <strong><em>24 ORE Cultura</em></strong> &#8211; Gruppo 24 ORE e da <strong><em>Mattei Digital Communication/ Meet The Media Guru </em></strong>e sarà visitabile fino al <strong>14 febbraio 2012</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">La fondazione della Pixar coinvolge celebri personaggi, ma il fatto più straordinario è che questa azienda, oggi solida realtà economica, nasce nel 1986 dall’unione di “geni visionari” come <strong>Steve Jobs</strong> e <strong>John Lasseter</strong>. Nel 2006 la conglomerata <strong>Walt Disney</strong> acquista la Pixar inserendo Jobs nel suo consiglio d’amministrazione e nominando Lasseter capo di entrambi gli studi di animazione.</p>
<p style="text-align: justify; ">In sintesi, questo il percorso che ha portato una piccola società ad un grandissimo successo.</p>
<p style="text-align: justify; ">Proprio per celebrare 25 anni di traguardi e soddisfazioni, gli organizzatori hanno deciso di svelare parte dei segreti del loro lavoro. L’esposizione infatti può contare ben <strong>700 </strong> tra schizzi, disegni a tempera, acquerelli, modellini e calchi oltre che a riproduzioni grafiche realizzate tramite modernissime tecniche digitali.</p>
<p style="text-align: justify; ">Una sezione della mostra è interamente dedicata al funzionamento del <strong>colorscript</strong>, strumento base nel lavoro di animazione grafica, un’altra invece è incentrata sulla trilogia di <strong><em>“Toy Story”</em></strong> primo film di computer grafica prodotto dalla Pixar.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ulteriori pannelli spiegano il lavoro all’interno della casa di produzione, dalla fase di pre-produzione alla post-produzione passando per il momento creativo centrale del disegno dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify; ">E’ la fase creativa dunque, che diviene in qualche modo patrimonio dello spettatore: la possibilità di osservare un percorso di gestazione durante il quale da idee solamente accennate le immagini acquisiscono una forma e una vita propria fino ad arrivare sul grande schermo, tramite una commistione di arte, genio e tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify; ">Il PAC, oltre a svolgere la funzione di semplice polo espositivo, da sempre organizza anche numerose attività didattiche per i più piccoli, cercando di educare i bambini in età scolare alla comprensione dell’arte contemporanea in tutte le sue sfumature. Infatti in occasione della mostra dedicata alla Pixar è stato aperto un <strong>laboratorio di disegno </strong>per insegnare ai piccoli a disegnare i personaggi dei loro film animati preferiti.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify; ">Per ulteriori informazioni visitate il sito <a href="http://www.mostrapixarmilano.it/">www.mostrapixarmilano.it</a></p>
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