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	<title>Ghigliottina.it &#187; Attualità</title>
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	<description>Settimanale online di informazione</description>
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		<title>Youtube, arrivano i canali tematici</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Vignoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[canali tematici]]></category>
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		<description><![CDATA[
Accordi con le major per programmi originali. Addio star amatoriali?

Teneri gattini, cantanti in erba o semplicemente esibizionisti senza pudore. Quante volte ci capita di vedere filmati di questo genere su YouTube, il portale di condivisione video più famoso del web,  spesso trasportati dal passaparola o dall’effetto virale della rete così efficace da fargli raggiungere milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Accordi con le major per programmi originali. Addio star amatoriali?<span id="more-17367"></span><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Teneri gattini, cantanti in erba o semplicemente esibizionisti senza pudore</strong>. Quante volte ci capita di vedere<strong> </strong>filmati di questo genere su YouTube, il <strong>portale di condivisione video più famoso del web</strong>,  spesso trasportati dal passaparola o dall’effetto virale della rete così efficace da fargli raggiungere milioni di visualizzazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-17378" title="GoogleTVandYouTube" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/GoogleTVandYouTube-163x200.png" alt="GoogleTVandYouTube" width="163" height="200" />Tra poco tutto questo potrebbe cambiare: </strong><strong>Google</strong> ha infatti deciso di cambiare il popolare sito di video sharing sul modello delle offerte televisive, inserendo appositi <strong>canali tematici</strong> che ospiteranno contenuti originali. Secondo il <strong>Wall Street Journal</strong> il colosso di <strong>Mountain View</strong> avrebbe già stanziato oltre <strong>100 milioni di dollari </strong>per portare avanti il progetto di <strong>Google TV</strong> , avanzando trattative con le major del settore come <strong>Fremantle </strong>(gruppo RTL), <strong>Electus</strong> (gruppo InterActiveCorp) e <strong>ShineReveille </strong>(gruppo News Corp).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il quotidiano statunitense i canali saranno divisi in circa <strong>20 categorie</strong>, ognuna delle quali ospiterà settori specifici come <strong>cultura, intrattenimento, cucina, informazione</strong> e così via. Con questa strategia <strong>Google</strong> sembra voler finalmente fare il passo decisivo per entrare nel mercato televisivo, offrendo però un servizio completamente incentrato sulla visione online e sulla spinta della popolarità ormai consolidata del proprio portale video.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivoluzione più rilevante riguarda però il destino dei contenuti cosiddetti <strong>UGC</strong> (User Generated Content), ovvero quei <strong>filmati amatoriali</strong> che tanto hanno fatto la fortuna di <strong>YouTube </strong><strong>e</strong> che hanno dato vita a un vero e proprio ribaltamento delle più consolidate regole di popolarità. Questo ha <strong>permesso a chiunque di raggiungere una fama tanto elevata quanto rapida</strong>, facendo emergere più volte personaggi che si sono poi ritagliati un posto fisso nel mondo dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da una parte questo meccanismo ha dato la possibilità di far guadagnare visibilità (e denaro) anche a quelle persone prive di un qualunque talento ma dotate di uno spiccato senso esibizionista, dall’altra <strong>ha concesso a giovani talenti di emergere</strong>, o comunque a molti utenti di <strong>dare e ricevere servizi utili nel panorama dei multimedia</strong>, basti pensare ai video tutorial o ai piccoli canali di informazione di vario genere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Resterà da vedere se questo tipo di contenuti sarà penalizzato dalla nuova gestione o finirà per ritagliarsi comunque uno spazio rilevante,</strong> fatto sta che il progetto è in fase di inizializzazione, anche se mancano ancora rivelazioni su dettagli importanti. Ci si domanda infatti se <strong>YouTube</strong> finirà per assumere un ruolo attinente alle esistenti <strong>pay tv</strong> o offrirà all’utenza un servizio sempre <strong>gratuito</strong>. Di certo con la chiusura di <strong>Megavideo</strong> e la ritirata dei più popolari siti di streaming, <strong>Google</strong> sembra aver fiutato l’affare, e c’è da credere che stavolta  non mollerà facilmente la presa.</p>
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		<title>Il futuro è un colpo di fortuna</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Paniere Istat, dentro anche i “gratta e vinci”: la ricetta italiana per combattere la crisi



Nel bel mezzo del cammin di una manovra “lacrime e sangue” che tenta di risolvere la crisi italiana ma non tutela salario, lavoratori e precari, gli italiani sono stati messi anche di fronte al cambio del paniere Istat 2012 per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><em><strong>Paniere Istat, dentro anche i “gratta e vinci”: la ricetta italiana per combattere la crisi</strong></em></span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; background-color: transparent; color: windowtext; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span id="more-17384"></span><br />
</span></p>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Nel bel mezzo del cammin di una manovra “lacrime e sangue” che tenta di risolvere la crisi italiana ma non tutela salario, lavoratori e precari, gli italiani sono stati messi anche di fronte al cambio del<strong> paniere Istat 2012</strong> per il calcolo dell’inflazione, obbligati a guardarsi nello specchio di una società alle prese con tentativi di risollevare le proprie sorti dal basso, magari con un colpo di fortuna.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><img class="alignleft size-medium wp-image-17407" title="Cattura" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/Cattura-200x144.jpg" alt="Cattura" width="200" height="144" />Sono entrati di peso, infatti, nel conteggio, i prodotti tecnologici più in voga:<strong> e-book reader</strong>, il lettore per libro elettronico, come il Kindle, per intenderci, e conseguente<strong> e-book download</strong>; la posizione rappresentativa “<strong>computer desktop</strong>”, che comprende anche il prodotto “all-in-one”, cioè il computer compatto, mentre quella relativa al notebook include anche l’”<strong>ultrabook</strong>”, cioè il portatile ultra piatto.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Entrano, letteralmente, in gioco le <strong>scommesse sportive</strong>, ampliate dagli ultimi prodotti relativi ai diversi eventi sportivi, dal calcio al tennis, dalla formula uno al basket: nella posizione dei “concorsi pronostici” sono state, infatti, inserite le “lotterie istantanee”, le suddette “scommesse sportive” e i “giochi a base ippica”. Un dato che rivela come la spesa delle famiglie per le scommesse sia notevolmente aumentata nell’ultimo periodo, in tempi di magra relativi alla capacità di spesa e al reddito pro capite. O al posto fisso monotono. Nel conteggio, poi, entra anche la <strong>mediazione civile</strong>.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Il nostro paniere 2012, dunque, si compone di <strong>1.398 prodotti</strong>, tra loro aggregati in<strong> 597 posizioni rappresentative</strong> ( sei in più rispetto al 2011), sulle quali vengono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo. Per il 2012 sono 84 i comuni capoluogo di provincia che concorrono al calcolo degli indici, uno in meno rispetto all’anno precedente, il comune di Siena. La copertura in termini di popolazione provinciale è pari all’86,3% e, nei comuni capoluogo di provincia considerati, sono circa 42.000 i punti vendita nei quali vengono rilevati i prezzi e 8.300 le abitazioni soggette a rilevazione dei canoni di affitto. Nel complesso, perciò, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese ammontano a 591.000, di cui 511.000 raccolte sul territorio mediante l’utilizzo – che sia una coincidenza? – di pc tablet e inviate all’Istat dagli uffici comunali di statistica, le restanti 80.000 rilevate direttamente dall’Istat.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">L’inflazione, anche grazie all’aumento dell’IVA deciso da una delle ultime manovre di Berlusconi, è arrivata oggi al 4.2%. Gli italiani, perciò, fanno necessariamente i conti con <strong>un carrello forzatamente più vuoto</strong>, basti pensare che solo in in campo alimentare prodotti come zucchero e caffè sono cresciuti di oltre il 15% in un anno, mentre pane e pasta di circa 3 punti percentuali. Fare la spesa è diventato sempre più un affare da benestanti.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="font-family: Georgia, serif;"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 23px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; width: auto; height: auto; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Ecco perché è entrata di peso una voce come il “gratta e vinci”: gli italiani stanno riponendo in questa soluzione l’<strong>ultima speranza di riscatto economico</strong>. Generando, forse a loro insaputa, fiumi di denaro ogni anno.</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 23px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; width: auto; height: auto; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px;" xml:lang="IT-IT">
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 23px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; width: auto; height: auto; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">(fonte immagine: <a href="http://www.figliefamiglia.it/wp-content/uploads/2011/02/paniere-istat.bmp">http://www.figliefamiglia.it</a>)</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 23px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; width: auto; height: auto; background-color: transparent; padding: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
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		<title>Gröna Tåget, il treno del futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[
Altissime prestazioni per il nuovo pendolino &#8220;verde&#8221; messo a punto in Svezia

Sono terminati i collaudi per il pendolino elettrico ecologico &#8220;Gröna Tåget&#8220;, realizzato in Svezia. Il nuovo mezzo potrebbe garantire velocità elevata, consumi energetici ridotti, minore impatto acustico e costi inferiori.
In grado di percorrere lunghe tratte e di raggiungere velocità elevate, il Gröna Tåget è un treno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Altissime prestazioni per il nuovo pendolino &#8220;verde&#8221; messo a punto in Svezia<span id="more-17370"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono terminati i collaudi per il pendolino elettrico ecologico <strong>&#8220;</strong><strong>Gröna Tåget</strong><strong>&#8220;</strong>, realizzato in Svezia. Il nuovo mezzo potrebbe garantire velocità elevata, consumi energetici ridotti, minore impatto acustico e costi inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17371" title="greentrain" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/greentrain-200x112.jpg" alt="greentrain" width="200" height="112" />In grado di percorrere lunghe tratte e di raggiungere velocità elevate, il Gröna Tåget <strong>è un treno elettrico che viaggia senza il bisogno di una locomotiva trainante</strong>, abilitato a percorrere le tratte riservate all’alta velocità, dove raggiungeew i 303  chilometri orari, con un’usura limitata dei binari e delle ruote e limitando notevolmente il problema del rumore, risolto installando degli ammortizzatori ad alta efficienza e barriere assorbi-rumore che hanno  dimezzato l’impatto acustico del treno in movimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, grazie alla progettazione aerodinamica e ai motori in grado di recuperare l’energia cinetica della frenata, il treno consente un recupero energetico del 30-35%. La morfologia del territorio svedese, perlopiù pianeggiante, rende possibile la costruzione di treni molto lunghi e più larghi rispetto agli standard, il che a sua volta porta a un numero maggiore di passeggeri, una riduzione del prezzo dei biglietti, con la garanzia di elevati standard di comfort.</p>
<p>La tecnologia di funzionamento del Green Train è stata testata <strong>a partire dal 2005</strong><strong> </strong>su percorsi di 5mila km e ha coinvolto il settore ferroviario, i produttori, le società che si occupano della costruzione e della gestione delle infrastrutture insieme alle università e agli istituti di ricerca. Mantenendo un&#8217;elevata velocità anche in curva, il Gröna Tåget permette di registrare performance da primo posto. Inoltre,è possibile aggiungere o eliminare convogli al treno a seconda della richiesta di posti, della lunghezza della tratta o delle necessità durante le ore di punta, adeguando, così, l’offerta alla domanda e garantendo il funzionamento esclusivo dei convogli necessari, evitando sprechi energetici e inutili carichi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra vittoria per le tecnologie pulite della Svezia, dove persino la<strong> </strong><strong>stazione centrale di Stoccolma</strong><strong> </strong>è &#8220;cleantech&#8221;, poichè ricicla il calore umano raccolto dalle 250mila persone che ogni giorno passano per la stazione per riscaldare un edificio che è il più grande della Svezia, ha dichiarato il calore del corpo raccoltada 250.000 persone passando per la stazione ogni giorno. Il calore del corpo dalla stazione ferroviaria viene utilizzata per riscaldare ben due edifici separati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea, nata grazie a una società immobiliare di Stoccolma, consiste nella conversione del solo calore corporeo in eccesso in semplice acqua calda. L&#8217;acqua viene poi pompata all&#8217;impianto di riscaldamento del palazzo contiguo, fornendo circa il 25%del riscaldamento totale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una formula ferroviaria a &#8220;impatto zero&#8221; è stata messa a punto da dicembre anche dalla criticatissima Trenitalia: <strong>Ecorent</strong>, messa a disposizione dei clienti dell’alta velocità nella tratta Roma – Milano, è il green service di noleggio auto ecologiche offerto da Maggiore e Trenitalia, valido per chi viaggia con Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca con destinazione Roma Termini o Milano Centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;offerta che può suonare quasi derisoria, visti i risultati del gelo di questi giorni per la mobilità ferroviaria.</p>
<p style="text-align: justify;">(fonte immagine: <a href="http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2012/01/train.jpg">http://www.rinnovabili.it</a>)</p>
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		<title>Nomine Rai, nessun cambiamento</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuele Sassu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Maccari confermato al Tg1, si dimette il consigliere Rizzo Nervo. Achtner: “Me l’aspettavo”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Confermato Maccari. Achtner: “Me l’aspettavo”. Si dimette Rizzo Nervo</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span id="more-17245"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi pregustava il <strong>cambiamento</strong>, chi si aspettava una nuova alba per l’informazione sulla tv di Stato, è rimasto ancora una volta <strong>deluso</strong>. Il 31 dicembre, il consiglio di amministrazione della Rai ha dimostrato ancora una volta di non saper fare a meno della <strong>politica</strong>, con la conferma di <strong>Alberto Maccari</strong> alla direzione del <strong>Tg1</strong> e la nomina di <strong>Alessandro Casarin</strong> a capo delle <strong>testate regionali</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17254" title="tg1bis_0h1" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/tg1bis_0h1-200x106.jpg" alt="tg1bis_0h1" width="200" height="106" />Con <strong>5 voti a favore e 4 contrari</strong>, incluso quello del <strong>presidente della Rai Paolo Garimberti</strong>, le nomine sanciscono la vittoria del <strong>direttore generale Lorenza Lei</strong> e mantengono saldo, almeno fuori dal Parlamento, l’<strong>asse Pdl – Lega</strong>. Nel consiglio di amministrazione, però, sono saltati gli equilibri, da cui nascono le <strong>dimissioni per protesta</strong> del consigliere di minoranza <strong>Nino Rizzo Nervo, </strong>area <strong>Pd</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Lorenza Lei rivendica l’<strong>autonomia </strong>delle sue scelte. Ma, a guardar bene, esse sembrano rispondere alle pretese dei due partiti al governo fino a qualche mese fa. Un’ <strong>alleanza</strong> che resta solida nel servizio pubblico e le nomine del 31 gennaio sono indizi quanto mai rilevanti: di Alberto Maccari è nota la vicinanza all’ex premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, mentre Alessandro Casarin pare essere l’uomo indicato dal <strong>Carroccio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale direttore del Tg1, ha rinunciato alla <strong>pensione</strong>, maturata il 4 gennaio scorso, firmando un contratto a tempo fino al <strong>31 dicembre 2012</strong>, con una particolare <strong>clausola</strong>: la possibilità di <strong>revoca</strong> da parte della Rai in qualsiasi momento, senza possibilità di rivalsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo Garimberti non ci sta e ritiene che la conferma di questa <strong>governance</strong> condannerà la Rai all’<strong>ingovernabilità</strong>. Afferma di aver convocato i membri per una <strong>riunione informale</strong>, poco prima del consiglio di amministrazione, per discutere della possibilità di operare scelte diverse da quelle proposte dalla Lei. I <strong>cinque consiglieri del centrodestra</strong>, però, non si sono nemmeno presentati.</p>
<p style="text-align: justify;">A Garimberti ora non resta che appellarsi al <strong>ministero del Tesoro</strong>, azionista della tv pubblica, e dunque a <strong>Mario Monti</strong>, affinché si affronti una volta per tutte il problema delle norme che regolano la gestione e l’attività dell’azienda. Monti che, tra l’altro, non ha gradito il comportamento del consigliere <strong>Angelo Maria Petrone</strong>. Il rappresentante del Tesoro, a dicembre, aveva<strong> bocciato</strong> la nomina di Maccari, mentre l’altro ieri ha <strong>improvvisamente cambiato idea</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente della Rai è pronto a sottoporre al governo una riforma che riprende le governance di colossi come <strong>Bbc </strong>e <strong>France Television</strong>. Ai vertici del servizio pubblico britannico, infatti, spiccano un<strong> amministratore delegato con pieni poteri</strong> e consigli di sorveglianza allargati. In Francia, presidente e ad sono la stessa persona. Ne scaturisce una <strong>gestione forte</strong> che, almeno teoricamente, dovrebbe escludere <strong>mediazioni politiche</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è poi un altro nodo da sciogliere e riguarda il precedente direttore <strong>Augusto Minzolini</strong>, rimosso dopo il <strong>rinvio a giudizio per peculato</strong>, a causa di un utilizzo improprio della carta di credito aziendale. Se il 22 febbraio, Minzolini dovesse vincere la <strong>causa per il reintegro</strong>, al Tg1 potrebbe scoppiare un caos senza precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto come prima, dunque? E pensare che il 2012 era cominciato in maniera sostanzialmente differente, con la <strong>prima autocandidatura </strong>alla direzione del Tg1 Rai di un giornalista di grande esperienza come <strong>Wolfgang Achtner</strong>. Un professionista che ha lavorato con le principali testate americane e internazionali e ha a cuore il destino dell’<strong>informazione in Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver appreso della nomina di Alberto Maccari, ha commentato per <em><strong>Ghigliottina.it</strong></em>: “Me l’aspettavo, è <strong>una tappa inevitabile che non mi sfavorisce affatto</strong>. Anzi, va tutto a mio vantaggio, dal momento che non è stata presentata nessun’altra nomina e permane quel<strong> provvedimento</strong>, secondo cui l’attuale direttore può essere rimosso in qualsiasi momento, da qui al 31 dicembre 2012”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Achtner</strong> sostiene di aver sempre saputo che la strada per poter arrivare a dirigere il telegiornale più importante del nostro Paese fosse tutt&#8217;altro che semplice. Definisce la sua iniziativa come la “lunga marcia di Mao” e si dice pronto a <strong>proseguire questa battaglia</strong> per il bene dell’informazione e del pubblico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Insiste su concetti arcinoti, ma comunque mai trattati in maniera seria, come la <strong>lottizzazione </strong>e la <strong>partitocrazia</strong>. Parla di “un’<strong>Italia per certi versi feudale</strong>, dove viene impedito l’acceso all’istruzione, ai finanziamenti e all’informazione”. Sottolinea, infine, la questione della <strong>meritocrazia</strong>, argomento che a viale Mazzini è stato trattato in rarissime occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quello che mi danneggia realmente – ha poi proseguito Achtner – è il <strong>costante black out sui media tradizionali</strong> per ciò che riguarda la mia autocandidatura. In qualsiasi altro Paese occidentale, la libera stampa riporterebbe la questione, perché di <strong>interesse generale</strong>. Alcuni giornalisti onesti, fra la stragrande maggioranza di corrotti, mi hanno chiamato nei giorni passati, riferendomi di non essere stati a conoscenza della mia iniziativa, che ha avuto un <strong>buon riscontro soltanto sul web</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi non frequenta abitualmente Internet, dunque, non è nemmeno al corrente della possibilità di avere un <strong>giornalista professionista capace e indipendente </strong>alla direzione del Tg1. Perfino lo stesso Mario Monti, che ha recentemente affermato di volersi occupare seriamente del servizio pubblico, potrebbe esserne all’oscuro. Proprio lui che lascia aperta la porta della speranza per una Rai finalmente all’<strong>altezza delle aspettative</strong>, che siano quelle dei <strong>cittadini,</strong> non dei partiti.</p>
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		<title>Non è un Paese per donne</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il rapporto Cedaw sulle discriminazioni di genere boccia Italia, &#8220;rimandata&#8221; per il 2011


È proprio il caso di dirlo: donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Sì, perché del &#8220;Rapporto Ombra&#8221; 2011 del  Cedaw, la Convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che l&#8217;Italia ha ratificato nel 1985, si sa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;">
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><strong><em><span style="font-family: Georgia;">Il rapporto Cedaw sulle discriminazioni di genere boccia Italia, &#8220;rimandata&#8221; per il 2011</span></em></strong></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><strong><em><span style="font-family: Georgia;"><span id="more-16971"></span><br />
</span></em></strong></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span style="font-family: Georgia;"><span>È proprio il caso di dirlo: donne sull&#8217;orlo di una crisi di nervi. Sì, perché del<strong><span><strong> </strong></span><span><strong>&#8220;Rapporto Ombra&#8221;</strong></span><span><strong> </strong></span></strong>2011 del<span> <strong> </strong><span><strong>Cedaw</strong></span></span>, la Convenzione internazionale per l&#8217;eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, che l&#8217;Italia ha ratificato nel 1985, si sa ancora troppo poco. E dai suoi dati emerge un trend di crescita per le discriminazioni femminili in Italia.</span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-17256" title="we_can_do_it" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/02/we_can_do_it-152x200.jpg" alt="we_can_do_it" width="152" height="200" />Poca rappresentanza politica, stereotipi culturali ancora validi, mancano le tutele, diritti economici, sociali e dell&#8217;istruzione ancora carenti.</strong></span></strong></span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"> </span></strong></span></span><span style="font-family: Georgia;">Quest&#8217;Italia, per le donne, non funziona. Mancano perfino i fondi affinché questo documento, il &#8220;Rapporto Ombra&#8221;, possa essere stampato e diffuso, anche online, sui siti istituzionali, per rendere nota una realtà che l&#8217;Italia ha sottoscritto e cui deve adempiere.</span></span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><em><span><em><span style="font-family: Georgia;">“</span></em></span><em><span><span><span><em>Ancora una volta prendiamo atto ufficialmente di quanto ogni giorno le donne debbano faticare per acquisire dei diritti che dovrebbero essere alla base di ogni civiltà moderna e democratica&#8221;</em></span></span></span></em></em><span><span style="font-family: Georgia;"> </span></span><span style="font-family: Georgia;">hanno fatto sapere dalle organizzazioni partecipanti, che hanno presentato il rapporto a Roma in gennaio (al<span> </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=2wLwJB-H9hI" target="_blank">link</a><span> </span>l&#8217;intervento a Montecitorio</span></span><span><span><span>), dopo averlo portato a New York alle Nazioni Unite nel luglio 2011.</span></span></span></p>
<p style="line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span><span><strong><span style="font-family: Georgia;"><strong>Actionaid, Arcs arci, Fondazione Pangea, associazione Differenza donna, Be free, Casa internazionale delle donne, Fratelli dell&#8217;uomo, Giuristi democratici e Le9</strong></span></strong></span><span style="font-family: Georgia;">, queste le associazioni sottoscriventi. Tra gli interventi, ha spiccato quello di <strong><span><strong>Violeta Neubauer</strong></span></strong>, membro del Comitato Onu per l&#8217;eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne che vigila sull&#8217;applicazione dell&#8217;omonima convenzione internazionale. &#8220;<em><span><em>Le donne non sono il problema ma la soluzione&#8221; –</em></span></em><span> </span>ha sostenuto la Neubauer, lanciandosi contro il governo italiano -.<span> <em> </em><span><em>Mentre nella società civile le persone si impegnano, lavorano, sono consapevoli dell&#8217;importanza del ruolo della donna, nelle istituzioni italiane tutto tace&#8221;.</em></span></span></span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>Il Parlamento italiano, infatti, ha dato scarsa applicazione alla convenzione, non stimolando il governo nel perseguire le raccomandazioni (<strong><span><strong>obbligatorie</strong></span></strong>) del Cedaw, nè rispondendo al questionario dello stesso comitato in relazione alla situazione descritta all&#8217;interno del rapporto. Unico paese negligente tra quelli interpellati.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span><br />
</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>In<span> <strong> </strong><span><strong>centocinquanta pagine</strong></span></span><span> </span>e 15 sezioni, il rapporto tratta di tutto lo sfaccettato mondo delle donne. Ogni sezione ha un suo argomento centrale, dalla discriminazione in genere, alla mancata diffusione della convenzione e del rapporto periodico, dalle misure per l&#8217;avanzamento nei diritti delle donne alla rappresentazione stereotipata, passando per lo sfruttamento sessuale, la scarsa rappresentanza nella vita politica e pubblica e negli organismi internazionali e ancora cittadinanza, educazione, lavoro, salute, diritti economici e sociali, donne delle zone rurali, uguaglianza di fronte alla legge, non discriminazione nel matrimonio e nei rapporti familiari, infine violenza di genere. A concludere ogni capitolo, le raccomandazioni sugli interventi da compiere.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span><span><span style="font-family: Georgia;"><span>Un documento importante per le donne, che &#8220;<em><span><em>rappresenta il risultato di un’ampia consultazione con le principali attiviste, accademiche e professioniste appartenenti alla società civile, all’associazionismo femminile e femminista, al movimento femminista e lesbico, e ad esperte in materia di discriminazione di genere. Raccoglie inoltre i suggerimenti e l’esperienza di organizzazioni non governative rappresentative che operano per la difesa e la promozione dei diritti delle donne in Italia</em></span></em>&#8220;.<span> </span></span></span></span></span><span><span style="font-family: Georgia;">Il documento completo è scaricabile<span> </span></span><a href="http://www.tramaditerre.org/tdt/docs/1951.pdf" target="_blank">qui<span> </span></a>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: 15.05pt; background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: white; text-align: justify; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;"><span style="font-family: Georgia;">(fonte immagine:<span> </span><a href="http://www.gurugurushop.com/wp-content/uploads/2011/03/we_can_do_it.jpg" target="_blank">http://www.gurugurushop.com</a>)</span></p>
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		<title>L&#8217;auto-censura di Twitter</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Britti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[
Presto censurati i messaggi ritenuti pericolosi o illeciti in alcuni Paesi


L&#8217;annuncio di Twitter &#8220;di autocensurarsi&#8221; ha scatenato la polemica degli utenti che il 28 gennaio scorso, in segno di protesta, hanno portato avanti una giornata di silenzio, chiamata twitterblackout.


Di fronte a questa calda reazione c&#8217;è chi si è chiesto quanto questa protesta abbia prodotto delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><strong><em><strong>Presto censurati i messaggi ritenuti pericolosi o illeciti in alcuni Paesi</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify; "><strong><em><strong><span id="more-17185"></span><br />
</strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify; ">L&#8217;annuncio di Twitter &#8220;di autocensurarsi&#8221; ha scatenato la polemica degli utenti che il <strong>28 gennaio scorso</strong>, in segno di protesta, hanno portato avanti una giornata di silenzio, chiamata <strong>twitterblackout</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; "><a href="http://memeburn.com/2012/01/occupy-twitter-in-the-name-of-the-global-citizen/" target="_blank"><img class="alignleft size-large wp-image-17201" title="Black-Twitter-censored" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/Black-Twitter-censored-400x215.jpg" alt="Black-Twitter-censored" width="320" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; ">Di fronte a questa calda reazione c&#8217;è chi si è chiesto quanto questa protesta abbia prodotto delle rilevanti conseguenze per il social network, o c&#8217;è anche chi si è domandato <strong>&#8220;perchè si protesta contro la censura autocensurandosi?&#8221;</strong>. Per molti utenti la rivolta di qualche giorno fa è stata &#8220;una manifestazione di dissenso, e non uno sciopero vero e proprio&#8221;. Di fatto, dopo queste 24 ore di stop gli utenti, in preda a crisi di astinenza, sono tornati tranquillamente a  postare tweet.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma cosa ha spinto Twitter a cambiare la sua rotta? Dal <strong>blog ufficiale</strong> del social network <strong>il cofondatore del sito Jack Dorsey</strong> ha così motivato la nuova strategia: &#8220;<strong>Man mano che cresciamo a livello internazionale andiamo in Paesi con differenti posizioni in materia di libertà di espressione</strong>. Alcune nostre idee differiscono così tanto che non potremmo esistere lì. Non abbiamo ancora utilizzato questa possibilità, ma se un Paese ci chiederà di bloccare un tweet proveremo a contattare l&#8217; utente e indicheremo chiaramente quando il messaggio è stato bloccato&#8221;, ha specificato Dorsey, concludendo: &#8220;<strong>Il contenuto sarà fermato in un paese, ma visibile nel resto del mondo. Non rimuoveremo il post in base al loro contenuto</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify; ">Una spiegazione un pò contraddittoria che ha provocato una <strong>dura reazione</strong>, oltre che degli utenti, di <strong>Reporters Sans Frontières</strong> che in una lettera aperta, firmata dal <strong>direttore Olivier Basille</strong>, ha incalzato Jack Dorsey con alcune domande: &#8220;<strong>Rimuoverete i messaggi legati alle rivendicazioni della minoranza curda in Turchia?</strong>&#8221; o ancora &#8220;<strong>I vietnamiti che usano il vostro servizio non potranno più denunciare le conseguenze nefaste sull&#8217; ambiente dell&#8217; esplosione delle miniere di bauxite?</strong>&#8220;. Il cofondatore di Twitter ha provato, invano, a difendersi dichiarando che questa nuova norma rispetta alcune leggi nazionali ed internazionali in tema della libertà d&#8217;espressione.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma molti, dietro questa manovra di Twitter, sostengono ci sia <strong>la conquista del mercato cinese</strong>, sempre più economicamente appetibile anche per i social network. È di pubblico dominio che la Cina limita da anni l&#8217;uso di Internet ai suoi cittadini. E per i dissidenti il &#8220;nuovo&#8221; Twitter certo non sarà utile per liberarsi della repressione a cui sono soggetti. È proprio su questo punto che si insedia la rivolta degli utenti, soprattutto delle &#8220;zone calde&#8221;, consapevoli che <strong>Twitter non potrà più svolgere quel determinante ruolo che ha avuto nella cosiddetta Primavera araba</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Ma la protesta dei twitteriani e Reporters Sans Frontières viene, però, spenta dalle dichiarazioni dell&#8217;<strong>EFF</strong>, l&#8217;organizzazione no profit che lotta per la difesa dei diritti civili sul web, secondo cui <strong>il microblogging ha agito correttamente e con trasparenza. </strong>Twitter rimuoverà tweet di singoli utenti attraverso l&#8217;identificazione dell&#8217;indirizzo IP che permette di individuare la zona da cui si scrive. <strong>Questa censura</strong>, afferma sempre l&#8217;EFF <strong>è facilmente raggirabile</strong>: <strong>basta modificare nel proprio profilo il paese o usare un proxy situato in altro paese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; ">Al di là dei differenti punti di vista, delle accuse e delle difese, si respira un tentativo di auto-censura da parte di Twitter che, con questa strategia di captatio benevolentiae, soddisfarebbe quei paesi, Cina in primis, che adottano una politica di repressione, impedendo ai dissidenti di denunciare i soprusi dei loro governi. Un&#8217;auto-censura che già da 5 anni Google ha adottato pur di inserirsi nell&#8217;allettante mercato cinese che, con i suoi 500 milioni di utenti,  resta quello più redditizio.</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify; "><em>(fonte immagine: memeburn.com)</em></p>
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		<title>“No Tav”: manette e polemiche</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Graziano Rossi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[alta velocità]]></category>
		<category><![CDATA[chiomonte]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[val di susa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Arrestati in 26 per gli incidenti di luglio 2011. Ma il progetto?

 
I fatti. Oggi, 30 gennaio 2012, è il giorno della ridefinizione del trattato tra Italia e Francia in merito al cantiere della Torino-Lione, meglio conosciuto come quello della Tav, l’alta velocità che dovrebbe collegare il nostro Paese con i cugini transalpini. Un progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Arrestati in 26 per gli incidenti di luglio 2011. Ma il progetto?</em><span id="more-17157"></span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I fatti. Oggi, 30 gennaio 2012, è il giorno della ridefinizione del trattato tra <strong>Italia</strong> e <strong>Francia</strong> in merito al cantiere della <strong>Torino-Lione</strong>, meglio conosciuto come quello della <strong>Tav</strong>, l’alta velocità che dovrebbe collegare il nostro Paese con i cugini transalpini. Un progetto definito low cost, perché il finanziamento sarà aggiornato a <strong>8,2 miliardi di euro</strong>, contro i 22 inizialmente previsti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_17158" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-17158    " title="corridoio_5" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/corridoio_5-200x153.jpg" alt="Un'estratto dei collegamenti intermodali europei, con al centro la futura Torino-Lione" width="200" height="153" /><p class="wp-caption-text">Un estratto dei collegamenti intermodali europei, con al centro la futura Torino-Lione</p></div>
<p style="text-align: justify; ">I fatti, sponda opposta. All’alba di giovedì 26 gennaio finiscono <strong>in manette 26 persone</strong>, denunciate dopo gli <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/03/news/tav-18582893/index.html?ref=search"><strong>incidenti dello scorso 3 luglio</strong></a> 2011  a Chiomonte, durante una delle manifestazioni organizzate dal movimento No Tav. Quel giorno, più di 200 feriti, qualcuno anche in modo serio, per le proteste contro l’avanzamento del cantiere nella Val di Susa.</p>
<p style="text-align: justify; ">
<p style="text-align: justify;">Ma dopo quasi 7 mesi, gli arrestati non sono quegli attivisti che urlano contro una galleria che potrebbe deturpare l’ambiente a fronte di un lavoro forse evitabile (a detta dei contestatori), visto il traffico attuale, sottoutilizzato. Tra le persone finite in manette, uno dei leader del movimento Askatasuna e altri individui appartenenti (così afferma la polizia) all’area anarchica italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui, diciamola tutta, niente di nuovo per il nostro Paese: proteste contro un progetto di rilevanza nazionale, anarchici, polemiche politiche (alcune, assolutamente irrilevanti, vedere alla voce Beppe Grillo), tam tam sui social network, etc. etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste proteste però, contro cosa e chi vanno? Dal luglio scorso ad oggi cosa è cambiato in merito alle decisioni politico-economiche della <strong>Torino-Lione</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>chilometri</strong> previsti per la parte italiana (Bassa Val di Susa) della tratta erano <strong>81</strong>, mentre oggi si è scesi a <strong>28</strong>, compreso il tunnel. Secondo l’<strong>Unione Europea</strong>, il collegamento che parte da Lione, grazie al cantiere italo-francese, permetterà di raggiungere l’Ucraina, creando così un nodo Est-Ovest cruciale per il trasporto persone e merci.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavori, secondo i <strong>promotori</strong>, creerebbero 7mila posti di lavoro, facendo crescere il Pil del Piemonte dell’1,5%. L’obiettivo è quello di creare una “<em>linea di pianura</em>” sotto le montagne che faccia evitare ai locomotori di percorrere dislivelli pesanti per il carico merci.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si oppone alla costruzione della Tav invece, dai sindaci della Val di Susa in poi, crede che l’ <strong>impatto ambientale</strong> provocato dai cantieri comprometterà il territorio, mentre l’osservatorio tecnico sarebbe intenzionato a far utilizzare la ferrovia di notte invece dei camion. L’obiettivo è di trasportare il materiale di scavo che sarà successivamente utilizzato per <strong>riqualificare</strong> terreni già danneggiati ma anche per realizzare il tunnel.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amministratori locali e i comitati “No Tav” pensano però che l’attuale sistema di trasporto possa reggere, in quanto la linea è sempre stata sottoutilizzata. Oggi a Roma si firmerà il nuovo accordo, che prevede la <strong>fine dei lavori</strong> e la <strong>messa in funzione</strong> del collegamento per il <strong>2023</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Facendo due conti, tra circa 11 anni partiranno ufficialmente i primi convogli. Ma questo cantiere &#8220;s’ha da fare&#8221;? Le contraddizioni italiane si rispecchiano anche nel mancato confronto tra cittadini e istituzioni. Soprattutto le seconde, dovrebbero ascoltare seriamente le motivazioni di chi ha paura di vedere rovinato il proprio territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe chiedere alla natura stessa cosa ne pensa della diatriba Tav-No Tav che la riguarda direttamente.</p>
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		<title>La casa degli orrori</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adalgisa Marrocco</dc:creator>
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Cronaca dello scandalo accoglienza profughi in provincia di Latina

Truffa aggravata ai danni dello Stato, sostituzione di persona, falso e abbandono di minori ed incapaci. Sono queste le accuse fatte ai responsabili della cooperativa “Fantasie” di Sezze (Latina), onlus che avrebbe dovuto gestire per conto della Protezione Civile l’arrivo e la permanenza sul territorio pontino di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cronaca dello scandalo accoglienza profughi in provincia di Latina<span id="more-16912"></span><br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Truffa aggravata ai danni dello Stato, sostituzione di persona, falso e abbandono di minori ed incapaci. Sono queste le accuse fatte ai responsabili <strong>della cooperativa “Fantasie”</strong> di <strong>Sezze</strong> (Latina), onlus che avrebbe dovuto gestire per conto della <strong>Protezione Civile</strong> l’arrivo e la permanenza sul territorio pontino di profughi provenienti dalla <strong>Libia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17146" title="cooperativa-fantasie-sezze-latina-656543-300x197" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/cooperativa-fantasie-sezze-latina-656543-300x197-200x131.jpg" alt="cooperativa-fantasie-sezze-latina-656543-300x197" width="200" height="131" />“Avrebbe dovuto”. Poniamo l’accento sul verbo usato al condizionale visto che, seguendo una classica trama da italico paradosso, <strong>la cooperativa non possedeva alcuna competenza specifica nel settore, né strutture idonee ad ospitare immigrati, né figure professionali in grado di fornire adeguata assistenza in un simile frangente</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco così realizzarsi la più triste delle prospettive ipotizzabili: <strong>ben 75 profughi stipati in locali angusti e fatiscenti, nutriti con un solo piatto di riso al giorno e privati di qualsivoglia garanzia igenico-sanitaria</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure non erano certo fondi e risorse finanziarie insufficienti ad impedire alla “Fantasie” di adempiere ai propri doveri. Infatti <strong>la </strong><strong>Regione Lazio</strong>, confidando nell’affidabilità della farlocca struttura assistenziale, <strong>si era impegnata a sborsare ben 90.000 euro mensili destinati al mantenimento dei rifugiati</strong>. Un vero e proprio affare per la cooperativa che, limitandosi a spendere circa 5 euro al giorno per ciascun ospite, poteva <strong>intascare e spartire tra i suoi componenti la cospicua rimanente parte dei fondi inutilizzati</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime avvisaglie di comportamento non proprio cristallino da parte della onlus si erano registrate già nell’estate 2011, quando alcuni locali da essa gestiti erano stati sottoposti a sgombero, date le condizioni inaccettabili in cui gli extra-comunitari ospiti erano costretti a vivere. A quel punto, la “Fantasie” decide di confondere le acque, trasferendo gli alloggiati in tre immobili di Latina che però, recidivamente, risulteranno anch’essi non conformi agli standard dettati dalla convenzione stipulata con gli organi della Protezione Civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Condizioni di disagio insostenibili e disumane protrattesi fino a pochi giorni fa, quando i Carabinieri hanno finalmente effettuato arresti nei confronti di <strong>Rinaldo Ceccano</strong> (dirigente della cooperativa e consigliere comunale pidiellino di Sezze), della responsabile <strong>Franca Spirito</strong>, del socio e collaboratore <strong>Giancarlo Liberatori</strong> e, infine, dei due dipendenti <strong>Barbara</strong> e <strong>Gianni Modugno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Sono arrivato a Latina il 27 maggio e sono stato affidato a persone presentatesi con i nomi di Barbara, Franca, Giancarlo e Papa Joe. Mi hanno portato in una zona di campagna ed alloggiato in un caseificio, dove per fortuna ho potuto dormire sull’unico letto a castello presente, mentre i miei compagni sono stati costretti a dormire a terra nei sacchi a pelo”</em>, queste le dichiarazioni rese agli inquirenti da Amewode, uno dei profughi vittima dello scandalo pontino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo ha poi proseguito: <em>“Bevevo acqua di rubinetto perché mi veniva detto fosse migliore rispetto a quella in bottiglia, e mi lavavo con del sapone ma senza potermi asciugare dato che non ho mai ricevuto asciugamani. Sono stato poi trasferito a Sezze, dove ho trovato altri profughi, tutti minorenni. Il 25 luglio siamo stati portati insieme a Latina e lasciati in mezzo alla strada per circa un’ora, in attesa che venissero a prenderci per un nuovo trasferimento in una casa, dove abbiamo scoperto mancare perfino la corrente elettrica. La sera stessa, dopo cena, nuovamente trasportati in un hotel. Durante tutto il mio soggiorno non ho mai ricevuto vestiti nè assistenza sanitaria”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un racconto angoscioso e desolante che rispecchia un esempio di ingiustizia e crudeltà sociale più diffusa di quanto non si possa credere. Uno scorcio di degradata realtà che dovrebbe far desistere dal continuare a propugnare le insensate tesi della “tolleranza zero” nei confronti degli immigrati da parte di taluni soggetti, a volte finanche appartenenti al mondo politico-istituzionale. La brutta favola dove la parte del cattivo è interpretata dal classico “furbetto del quartierino” e a cui, utopicamente, si spera non dover assistere per ennesime ed estenuanti volte.</p>
<p style="text-align: justify;">(fonte immagine: http://lavocedeisenzavoce.myblog.it )</p>
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		<title>NY Times: Cina, morire per la Apple</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Vignoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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Dure accuse all’azienda di Cupertino che replica: “Abbiamo a cuore tutti i lavoratori”

How U.S. Lost Out on iPhone Work. Così il New York Times ha introdotto un reportage di sette pagine che spiega i motivi che hanno spinto la Apple a decentralizzare la produzione degli smartphone in quei Paesi in cui i diritti dei lavoratori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Dure accuse all’azienda di Cupertino che replica: “Abbiamo a cuore tutti i lavoratori”<span id="more-17034"></span><br />
</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nytimes.com/2012/01/22/business/apple-america-and-a-squeezed-middle-class.html?_r=1&amp;pagewanted=1"><strong>How U.S. Lost Out on iPhone Work</strong>.</a> Così il New York Times ha introdotto un reportage di sette pagine che spiega i motivi che hanno spinto la<strong> Apple</strong> a decentralizzare la produzione degli <strong>smartphone</strong> in quei Paesi in cui i diritti dei lavoratori sono decisamente più flessibili. Non solo costi di produzione più bassi, ma facile reperibilità di forza lavoro e capacità di assolvere grandi quantitativi di ordini in tempi molto rapidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-17110" title="Foxconn-il-lato-oscuro-della-Mela5-638x425" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/Foxconn-il-lato-oscuro-della-Mela5-638x425-200x133.jpg" alt="Foxconn-il-lato-oscuro-della-Mela5-638x425" width="200" height="133" />Questi vantaggi hanno però un prezzo ed a pagarlo neanche a dirlo sono i <strong>dipendenti</strong><strong>:</strong> turni di lavoro massacranti fino a <strong>12 ore al giorno</strong> per un salario ai limiti della fame, impiego di minori e dormitori sovraffollati sono solo alcuni esempi riportati dal <strong>popolare quotidiano statunitense</strong>, che punta il dito contro l’azienda fondata da Steve Jobs in merito alla scelta del suo fornitore, la <strong>Foxconn</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultima è una multinazionale con sede in <strong>Cina</strong> e principale produttore di componenti elettronici per i maggiori brand del mercato come <strong>Samsung, Nokia e appunto Apple</strong><strong>. F</strong>attura 10 miliardi di dollari l’anno ed è in continua espansione, tanto da raggiungere quota un milione di operai. La <strong>Foxconn</strong> negli ultimi anni è stata oggetto di tantissime polemiche e la questione sollevata dal <strong>NY Times</strong> è solo l’ultima di queste. Già note ai media sono infatti le condizioni di lavoro talmente degradanti <strong>da indurre al suicidio diverse decine dipendenti</strong>, molti dei quali tra l’altro sono in procinto di essere licenziati per essere sostituiti da automatismi robotici.</p>
<p style="text-align: justify;">Le accuse non finiscono qui, si parla di laboratori nei quali viene fatto uso di <strong>sostanze tossiche</strong>, <strong>sedie senza schienali, minacce, inquinamento e falsificazione di documenti</strong>, ma quel che è peggio la <strong>Apple</strong> sarebbe a conoscenza da anni di questo tipo di condizioni, ma non avrebbe nessuna intenzione di intervenire, in quanto avrebbe soltanto <strong>interesse nel massimizzare i profitti ritenendo il trattamento dei lavoratori un aspetto secondario.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra parte il <strong>CEO Tim Cook </strong>respinge le accuse in una mail mandata al sito <a href="http://9to5mac.com/2012/01/26/tim-cook-responds-to-claims-of-factory-worker-mistreatment-we-care-about-every-worker-in-our-supply-chain/"><strong>9to5Mac</strong> </a>nella quale vengono messe in luce le <strong>iniziative</strong> portate avanti in difesa della formazione del lavoro in termini di sicurezza e rivendicazioni dei diritti fondamentali, senza tralasciare la volontà di condurre delle indagini per accertarsi delle presunte violazioni che avverrebbero nella fabbrica cinese <em>: “Come società e come individui siamo definiti dai nostri valori. Purtroppo alcune persone hanno messo in discussione i valori di Apple e mi piacerebbe affrontare questa cosa direttamente con voi. Ci prendiamo cura di ogni lavoratore nella supply chain a livello mondiale. Ogni incidente è profondamente preoccupante, e qualsiasi questione legata alle condizioni di lavoro è motivo di preoccupazione. L’idea che non ci importa di queste tematiche è palesemente falsa e per noi offensiva. Come voi sapete meglio di chiunque altro, accuse come queste sono contrarie ai nostri valori”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le belle parole le drammatiche notizie sulla <strong>Foxconn</strong> si susseguono ogni mese, e anche se una fonte autorevole come il <strong>New York Times</strong> si interessa alla vicenda, non è da escludere che dietro ogni <strong>i</strong><strong>Phone</strong> si celi un’ombra di <strong>sospetti e incertezze </strong>e che il lato oscuro della mela forse non rimarrà nascosto ancora a lungo. In ogni caso la sensazione è che senza una regolazione internazionale nazioni come la <strong>Cina </strong>rimarranno a lungo <strong>terre franche di schiavitù dimenticata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">(fonte immagine: fanpage.it)</p>
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		<title>Tv locali, no all&#8217;indennizzo &#8220;truffa&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Manzo</dc:creator>
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Niente meritocrazia in bozza di legge, le emittenti riceveranno pari trattamento economico




È soltanto all&#8217;inizio e già suscita numerose polemiche il disegno di legge del ministero dello Sviluppo di Corrado Passera sulle frequenze digitali delle tv locali. Stando al testo della bozza, le tv che hanno liberato le frequenze del digitale terrestre per l&#8217;asta LTE alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; text-align: justify;">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><strong>Niente meritocrazia in bozza di legge, le emittenti riceveranno pari trattamento economico</strong></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%; text-align: justify;"><span id="more-16954"></span></p>
<div style="line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="font-family: Calibri, sans-serif; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">
<p style="font-family: Calibri, sans-serif; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">
<p style="font-family: Calibri, sans-serif; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">È soltanto all&#8217;inizio e già suscita numerose polemiche il disegno di legge del ministero dello Sviluppo di Corrado Passera sulle frequenze digitali delle tv locali. Stando al testo della bozza, </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">le tv che hanno liberato le frequenze del digitale terrestre per l&#8217;asta LTE alle compagnie telefoniche </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">(cioè l&#8217;asta che assegnerà alcune frequenze del digitale alla telefonia mobile) verranno pagate con un </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">indennizzo</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">. La frequenza compresa tra i canali 61 e 69 del digitale verrà, infatti, messa all&#8217;asta per potenziare la &#8221;</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">banda 4G</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">&#8220;, cioè Internet senza fili e servizi multimediali per i telefonini, un affare che riserverà alle casse dello Stato un introito di 4 miliardi di euro.</span></p>
<p style="font-family: Calibri, sans-serif; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><img class="alignleft size-medium wp-image-17078" title="corrado-passera1-large (2)" src="http://www.ghigliottina.it/new/wp-content/uploads/2012/01/corrado-passera1-large-2-200x120.jpg" alt="corrado-passera1-large (2)" width="200" height="120" />Ognuno dei nove canali televisivi espropriati delle frequenze verrà quindi pagato per liberarle, con un indennizzo il cui valore complessivo ammonta a di 174 milioni di euro. Un importo ben diverso da quello previsto dalla &#8221;</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">legge di stabilità 2011</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">&#8220;, secondo la quale l&#8217;indennizzo dovrebbe essere </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">pari al 10% della base d&#8217;asta della vendita delle frequenze per la banda larga mobile</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">. Il totale, allora, dovrebbe raggiungere i 240 milioni di euro, una cifra che, invece, sulla scia dei tagli della manovra Monti, il ministero dello Sviluppo ha dovuto ridurre a quella sopra citata, da elargire entro la fine dell&#8217;anno.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Ma la vera questione è che l&#8217;indennizzo verrà fornito a prescindere dal bacino d&#8217;utenza e dal numero di collaboratori che lavorano nelle singole emittenti, dunque senza alcuna distinzione di merito</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">. Fino al 2010, il criterio di assegnazione delle frequenze da parte del ministero era un passaggio automatico, per cui tutti gli ex concessionari analogici diventavano &#8220;operatori di rete&#8221;. Poi, con </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">la legge 220 del 2010</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">, il ministero ha ridotto i canali disponibili alle emittenti locali da 27 a 18, offrendo, appunto, agli editori che si trovavano tra il canale 61 e il 69 una compensazione economica.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">L&#8217;anno scorso, ancora, le regole sono cambiate: nel bando di gara per l&#8217;assegnazione delle frequenze nelle regioni Liguria, Umbria, Toscana,Marche e Provincia di Viterbo ai richiedenti è stato assegnato un punteggio basato su quattro criteri: copertura, capitale sociale, numero di dipendenti, storicità della presenza sul territorio. Requisiti che saranno eliminati, in base alla </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">delibera n.353 dell&#8217;Agcom</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">, soltanto quando lo switch off sarà completato sul territorio nazionale. La stessa delibera, inoltre, sancisce l&#8217;obbligo per gli operatori di rete (diversi dai fornitori di contenuti in base alla l.66/2001), degli &#8220;affitti calmierati&#8221; (must carrier), cioè di affittare a condizioni fissate dal ministero, le frequenze agli editori puri.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">A queste condizioni non stanno le emittenti dei canali &#8220;incriminati&#8221;. Ne è esempio Telelombardia, che designa la bozza come &#8220;una truffa&#8221;, come ha sostenuto il suo editore, </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Sandro Parenzo</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">, in un esempio piuttosto chiaro:&#8221;La tv del parroco che trasmette per 70 persone una messa e lo stesso film tutti i giorni riceverà lo stesso nostro indennizzo che produciamo informazione per tutta la giornata e abbiamo speso 85 milioni di euro per i nostri impianti di trasmissione&#8221;.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">La bozza dell&#8217;indennizzo, infatti, stanzia un importo complessivo </span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">per la regione Lombardia pari a 48,1 milioni di euro</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">, che suddivisi per le 9 frequenze fanno 5,3 milioni a editore. Una cifra identica per tutti, a prescindere da audience, qualità del segnale, dipendenti impiegati e ricavi. Il guadagno, allora, sarà tutto per coloro che impiegano pochissime persone e possiedono soltanto un impianto di trasmissione.</span></p>
<p style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; background-color: transparent; text-align: left; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"><br />
</span></p>
</div>
<div style="font-family: Calibri, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: justify; padding: 0px; margin: 0px;">
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 23px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; vertical-align: baseline; font-size: 8pt; color: windowtext; width: auto; height: auto; background-color: transparent; text-align: justify; padding: 0px;" xml:lang="IT-IT"><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">Le critiche dell&#8217;editore non sono rimaste inascoltate, tanto che a partire dalle associazioni di tv commerciali e locali fino ai membri della Commissione di vigilanza del servizio radiotelevisivo del Pd hanno</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-weight: bold; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT"> annunciato un&#8217;interrogazione per chiedere al ministro Passera una modifica dei criteri</span><span style="word-wrap: normal !important; -webkit-nbsp-mode: normal !important; font-size: 10pt; font-family: Georgia, serif; padding: 0px; margin: 0px;" xml:lang="IT-IT">. Tra le possibilità già suggerite, quella di assegnare le frequenze in base meritocratica, offrendo alle migliori emittenti gli spazi più competitivi.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
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