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Carlo D’Amicis: “Escluso il cane”

Un giovane avvocato disorientato dalla vita. Un processo in cui il colpevole appare la vittima. Un papa che non vuol morire in pace.

Escluso il cane” (Minimum Fax, 2006), di Carlo D’Amicis è un libro che tiene il lettore incollato alle sue pagine fino alla fine: una scrittura veloce, intrisa di un’ironia rara e accattivante si intreccia con una trama avvincente, ricca di colpi di scena, a volte anche solo intuibili, che si rivela gradualmente e in maniera magistrale. È letteralmente un romanzo “parlante”, vivo e suggeritore di riflessioni che vanno ben oltre l’apparenza ambigua degli avvenimenti narrati.

Marcello Artiglio, giovane avvocato romano, incontinente e sessualmente disorientato, si trova a dover difendere dall’accusa di duplice omicidio il suo medico curante, tale Saverio Spirito, uomo di apparente integrità morale e spirituale. Solo in apparenza, però. Perché, senza dubbio, l’apparenza è protagonista indiscussa della narrazione. Tutto è il contrario di tutto. Il bene è il male, la normalità è la stranezza, il dubbio è fede. L’unica sicurezza di Marcello Artiglio è Dolore, il suo fedele cane: «Perché il suo cane si chiama Dolore?», domanda la moglie del medico curante quando la raggiungo sulla spiaggia. «Perché è sempre con me»”.

Sullo sfondo del delitto, delle indagini, del processo, tanto quello giuridico di Spirito, quanto quello interiore di Artiglio, vi è l’agonia di un papa incapace di morire e in preda a dubbi di fede.

In un susseguirsi di presente e passato, di flashback psicologici e quotidiane paure e ossessioni, Carlo D’Amicis riesce, dunque, a regalare una narrazione coinvolgente, su più livelli, basata sulla demolizione graduale di convinzioni date per certe per educazione o per suggestioni altrui, ma mai così distanti da quella che sarà la realtà finale degli eventi. Un puzzle di emozioni, di dubbi e di suggestioni, che si compone pagina dopo pagina, in grado di coinvolgere il lettore ben oltre il sorprendente finale, perché in fondo nella vita di Artiglio c’è un frammento d’esistenza di ognuno di noi.

Carlo D’Amicis (1964) vive e lavora a Roma. Ha pubblicato i romanzi Piccolo Venerdì (Transeuropa 1996), Il ferroviere e il golden gol (Transeuropa 1998, selezione Premio Strega), Ho visto un re (Limina 1999, Premio Coni per la letteratura sportiva), Amor Tavor (Pequod 2003). Per Minimum Fax ha pubblicato Escluso il cane (2006), vincitore del Premio Kriterion 2007, e La guerra dei cafoni (2008).

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