Cantiere Italia: lavori in corso
Intesa riformatoria Pd-Pdl-Udc, discussione sulle liberalizzazioni, ICI per la Chiesa e riforma del lavoro
Se vero è che, come asseriva Socrate, “il saggio è colui che sa di non sapere”, allora i leader delle coeve fazioni partitiche di saggezza devono averne da vendere. Sono consapevoli di non saper porre rimedio alle fratture interne ai propri schieramenti, sono consci di non conoscere ancora come sarà possibile affrontare il “dopo-Monti”. L’unica cosa chiara a tutti è di trovarsi ad attraversare un’indiscutibile fase di discontinuità e la discontinuità, si sa, impone sempre urgenza di cambiamento.
Così accade che arrivi finalmente l’annuncio di un’intesa targata Pd-Pdl-Udc, mirata al varo di riforme costituzionali e dell’attesa nuova legge elettorale. L’iter partirà tra un paio di settimane, mentre la bozza del progetto è già stata tracciata dalla mano dei tre artisti Alfano, Bersani e Casini. Punti salienti sono: taglio di 200 seggi anziché il dimezzamento del numero dei parlamentari; nuovi poteri al presidente del Consiglio con diritto di nominare e revocare ministri; istituzione di un’unica Camera per l’approvazione delle leggi; introduzione della “sfiducia costrittiva” (un governo può essere destituito solo in presenza di una maggioranza sostitutiva).
La discussione sulla legge elettorale viene rimandata alla fase post-amministrative, sarà infatti questa nuova tornata elettorale a fornire informazioni funzionali al riassetto o mantenimento delle attuali alleanze.
Conclamata è ormai la frammentazione interna al Popolo della Libertà che, nel caso in cui Berlusconi decidesse realmente di abbandonare il campo, potrebbe puntare ad una ritrovata unione con Casini e Fini. In più, se dovesse avverarsi anche la prospettiva di un’uscita di scena di Bossi, ad Angelino Alfano sarebbe concesso progettare una nuova alleanza con il suo omologo leghista, il “giovane” Maroni. Nel frattempo, il PdL trema e spera che l’esito delle imminenti amministrative non rappresenti la stoccata decisiva al suo ko.
Intanto, il Partito Democratico è provato dal colpo assestatogli dalle primarie di Genova e, viste le notevoli crepe di cui la sua struttura risente, in vista del 2013 avverte la necessità di strabuzzare gli occhi e rifuggire dal miraggio di un “nuovo Ulivo”.
Discussione ancora aperta anche sulle liberalizzazioni: in Commissione Industria del Senato convergenza tra Pdl, Pd e governo sarebbe stata riscontrata sui temi taxi, banche e assicurazioni, mentre scissioni flagellano il confronto su professioni, farmacie e tribunali delle imprese. È ancora la scure dei 2.400 emendamenti presentati dalle varie forze politiche a gravare sul testo, proposte correttive che verranno analizzate nel dettaglio per individuare tracce di inammissibilità.
A tal proposito, Rutelli dell’API ammonisce: “Il decreto legge sulle liberalizzazioni è a rischio perché le spinte corporative lo stanno minando da più parti e il Senato può perdere di vista l’interesse generale”. Bella scoperta, perfino il più strenuo idealista comprenderebbe che in certe questioni il compromesso assume, tristemente, le sembianze della condicio sine qua non. Non resta che sperare nella prospettiva del “meno peggio”: è questa l’Italia, baby.
Altro tema scottante è la decisione presa da Mario Monti di stabilire il pagamento dell’ICI per tutti gli immobili di proprietà della Chiesa in cui si svolge un’attività commerciale, anche solo prevalente e non esclusiva. L’Associazione Nazionale Comuni Italiani stima che tale imposizione fiscale potrebbe fruttare circa 600 milioni di euro all’anno, cifra affatto trascurabile in un clima da “lacrime e sangue” qual è quello attuale.
L’Europa ha apprezzato questa mossa, il Vaticano S.p.A. forse un po’ meno. Reazione comprensibile in virtù dell’italica contraddizione per cui, ad esempio, il nostro Stato (costituzionalmente laico) versa alla Chiesa più di 1 miliardo di euro annuo grazie al contributo fiscale dei cittadini. Si tratta di un importo stellare usato, in minima parte, per pagare gli stipendi dei preti e offrire aiuti al Terzo Mondo ma, in larghissima dose, per rimpinguare le casse dell’ecclesiastica multinazionale ai fini di scopi a noi ignoti.
Nel frattempo, prosegue la querelle sulla riforma del mercato del lavoro: oltre a quelle inerenti l’articolo 18, già percepibili avvisaglie di tensioni derivanti dalla prospettata abolizione della cassa integrazione straordianaria che, secondo quanto indicato dalla Fornero, potrebbe essere sostituita da un’indennità di disoccupazione.
Il cantiere Italia è aperto, il work in progress continua.
(fonte immagine: http://affaritaliani.libero.it)
