Camicia verde per il Nord
Il nord Italia teneramente avvinghiato alla Lega NordDopo che anche il Piemonte le si è alfine concesso: è questo il dato simbolico che emerge dallo spoglio dei voti delle regionali del 28 marzo.
Ed una costante erosione penetrativa nell’Emilia Romagna (“il sud del Po” eretto a terra di conquista dai leghisti). In ogni caso per la prima volta Bossi porta a casa due governatori di Regione (ne era finora sprovvisto; l’unico tentativo fu in Friuli con la Guerra che venne battuta da Illy), Zaia e Cota. La costante ascesa in questi ultimi anni, con lo storico sorpasso della Lega sul Pdl in Veneto, ne fanno ormai l’asse portante della coalizione di governo.
L’altro fenomeno rilevante di questa tornata elettorale sono i “grillini”, ovvero le liste a cinque stelle presentate in alcune regioni ed ispirate direttamente dal comico genovese. Punte del 5% in Piemonte (con la sfida tra Bresso e Cota risolta a favore di quest’ultimo per 9mila voti, ricordiamolo) e del 7% in Emilia Romagna; non rubricabile quindi come fenomeno residuale o di colore! Infine il dato dell’astensionismo in crescita, dato che rende difficile individuare una parte politica univocamente penalizzata (ricordo sommessamente, con Dante, che “il bel tacer non fu mai scritto”…).
Da parte del centrosinistra una tenuta sostanziale ma incolore: certo, il dato delle europee di un anno fa proiettato sulle regionali avrebbe fornito un risultato da brividi (3, forse 4 regioni da vincere), ed in controluce l’esito del 28 marzo non è da disprezzare con 7 regioni su 13 aggiudicate. Ma nelle regioni contendibili, sulle quali si giocava l’ago della bilancia della tornata elettorale (Lazio e Piemonte) la prevalenza è andata al centrodestra.
Caso a parte la Puglia, dove Vendola è stato riconfermato dall’elettorato dopo lunghe peripezie prima e dopo le primarie. Rimane la netta sensazione che i vertici del PD non abbiano compreso il forte radicamento del governatore nella sua regione, pronti a sacrificarlo sull’altare di alchimie d’alleanza con l’Udc che non hanno portato altrove i frutti sperati (in Piemonte l’accordo con Casini non ha evitato la sconfitta della Bresso…).
Ecco, altra prova incolore a nostro avviso è anche quella dei centristi; il peso specifico dei voti Udc si è rivelato marginale nello schema bipolare delle regionali. Mentre nel centrodestra l’impennata della Lega ha ridato fiato ai vagiti del partito del Sud, visto dai promotori come contraltare della Lega stessa. Difficile però possa emulare a breve i successi dei “padani”: andrebbe sedimentata una narrazione identitaria che non si scorge al momento se non in termini caricaturali.
Ora, archiviato il voto, sono cominciate le dichiarazioni d’intenti sulle riforme costituzionali, sui tavoli di confronto e via discorrendo, nella convinzione che il prossimo appuntamento elettorale di una certa rilevanza sia nel 2013 con le politiche alla scadenza di questa legislatura.
Mi permetto di dissentire: l’anno prossimo si voterà per il rinnovo dei sindaci a Milano, Torino, Napoli: vi sembra poco? Su Milano, dove Bossi ha già ipotecato per sé medesimo la candidatura a sindaco, i dati delle ultime due tornate elettorali risultano interessanti.
L’anno scorso per le provinciali vinte dal centrodestra, i seggi cittadini hanno visto prevalere il candidato di centrosinistra, ed anche a questa tornata Formigoni è rimasto sotto il 50% in città. Insomma, Milano l’anno prossimo pare contendibile come non mai negli ultimi 20 anni; certo sarebbe un duro colpo per il centrodestra capitolare nella città simbolo (per varie ragioni) della propria egemonia politica. Anche a Torino e Napoli (con i sindaci Chiamparino e Jervolino a fine mandato) l’esito non appare affatto scontato.
Vedremo nei prossimi mesi se il centrosinistra svilupperà la propria competitività o si costruirà la propria autodafé…..
