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C’erano una volta i pubblicisti?

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A Roma un dibattito sul futuro dei giovani giornalisti (e non solo)

Lo stato di cambiamento che si respira in questi mesi tocca, tra le varie categorie professionali, quella dei giornalisti, che, ieri presso la sede del FNSI a Roma, hanno “alzato” la voce per far emergere le problematiche spinose del loro lavoro, spesso sottopagato (o addirittura non pagato) e mal riconosciuto.

FNSI, Roma: un momento dell'incontro sul futuro del giornalismo

FNSI, Roma: un momento dell'incontro sul futuro del giornalismo

Ghigliottina.it è stata presente all’incontro nato dalla collaborazione fra Youth Press Italia, Errori di Stampa e Diritto di critica e che ha visto la partecipazione del Presidente FNSI, Roberto Natale, e del Vicepresidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enrico Paissan. A loro due i giovani presenti hanno chiesto spiegazioni sul futuro dell’Albo dei giornalisti, al centro nelle ultime settimane di “voci di corridoio” impazzate sui social network che hanno gettato nella confusione e nello sconforto gli aspiranti giornalisti.

A coordinare l’evento Simone D’Antonio, Presidente Youth Press Italia, che, dopo i ringraziamenti di rito, ha aperto il dibattito puntando su due punti chiave della nuova riforma: l’accesso alla professione e l’equo compenso. Elementi che hanno trovato d’accordo tutti, così “come la necessità di una riforma radicale che veda il giornalista pagato almeno quanto una colf“, ha aggiunto Natale, sottolineando il bisogno di garantire protezione e dignità ai lavoratori.

Seppur il ministro Severino ha dichiarato che la riforma delle professioni tocca solo in parte il settore del giornalismo, è comunque importante presentare sin da ora delle proposte concrete, evitando di dar vita ad una riforma “pasticciata” e, soprattutto, tenendo in considerazione le “voci dal basso”, coloro che quotidianamente lavorano duro nelle redazioni e, di sicuro, non sono una casta, come affermato recentemente dal ministro Fornero.

La dimostrazione che i giornalisti (quelli che lavorano) non sono una casta e non arrivano neanche a 5.000 euro l’anno è data da alcune testimonianze dirette tra cui quella di Luciana Cimino, una delle  portavoci di Errori di Stampa. La giornalista dell’Unità ha criticato le attuali norme che regolano l’accesso alla professione e che non le permettono, nonostante gli anni d’esperienza, di ottenere il tesserino da professionista. La radice del problema è, secondo la Cimino, proprio la modalità di entrare a far parte del mondo del giornalismo.

La stessa perplessità l’ha espressa Natale che intende rilanciare la sfida del governo Monti presentando una riforma radicale ma efficace. Partendo dal presupposto che non si può accedere alla professione “in base al censo come nell’800″ i giornalisti potranno diventare tali grazie alla laurea specialistica, supportata dal praticantato. Dare alle facoltà in giornalismo quello stesso peso che viene dato a quelle in Giurisprudenza o Medicina, abilitanti al mondo del lavoro.

Una precisazione è necessario farla. Quando si parla di Facoltà in giornalismo s’intendono anche quelle pubbliche, non solo quelle private e i Master. È anche su questo aspetto che si è scatenata la rabbia dei giovani presenti. Se proprio i giornalisti appartengono ad una casta, questa è fatta di “figli di” e di coloro che si sono potuti permettere una preparazione, forse, più efficiente ma non per le tasche di tutti.

Questione economicamente dispendiosa anche per quanto riguarda il praticantato. Sono gli aspiranti giornalisti a pagare le rette per i due anni di pratica quando secondo la legge dovrebbero essere pagati dalla testata per cui scrivono. Aspetti di cui raramente si parla ma che sono fra le problematicità più rilevanti del settore.

L’evento si è concluso con la promessa di Enrico Paissan di portare in esecutivo le richieste esposte dai presenti augurandosi di arrivare al punto di “far spegnere la voce dei pubblicisti per un giorno per far comprendere la loro vitalità per l’esistenza del giornalismo”.

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