Bowling a Columbine non è un film
Non era soltanto un film, Bowling a Columbine di Michael Moore.In una scuola del Colorado, nel 1999, un bambino afferra le armi e spara 12 compagni di classe, uccidendoli.
Non era solo un caso isolato, Bowling a Columbine di Michael Moore: quest’anno, il 10 febbraio, un uomo è stato arrestato a North Knoxville, nel Tennessee, per aver aperto il fuoco in una scuola elementare del paese, mentre, tre giorni dopo, in Alabama, Amy Bishop, professoressa precaria 40enne, ha fatto fuoco all’impazzata con un fucile durante un seminario.
Nel 1927, esplosero tre ordigni in una scuola del Michigan: 45 persone furono uccise; la maggior parte erano bambini che frequentavano la Bath Consolidated School; nel 2001 un quindicenne uccide due studenti e ne ferisce altri 13 nel suo liceo con la sua calibro 22; nel 2007, nella scuola superiore Virginia Polytechnic Institute and State University, uno studente sudcoreano uccide 32 persone.
Bowling a Columbine è una denuncia indelebile di una realtà presente, fin troppo vera e che, quindi spaventa. E’ un disegno di realtà classiche, di vicende americane, paese in cui la vendita di armi è, terroristicamente, libera. E questo filo, color rosso, che sia frutto di manie ossessive o di crisi esistenzialistiche, è un sistema in cui la sicurezza è garanzia solo dagli attacchi interni ma non dell’interno. Il fenomeno è, dunque, un qualcosa di “vecchio”, di già saputo, un qualcosa che non è vincolato solo alla nascita del nuovo millennio.
Oggi l’uso delle armi in USA si è mutato in un vero e proprio abuso (si pensi che fra le mura domestiche americane risultano esserci 250 milioni di armi legalmente acquistate); oggi in USA si parla di una vera e propria cultura del terrore: non serve chiamare la polizia, ognuno dispone della sua arma di difesa. In USA le persone uccise per paura del ladro, dello stupratore, del nero ammontano a circa 11.127, circa dieci volte di più rispetto alla Francia.
L’industria delle armi è la lobby più potente, appoggiata persino dal governo. La NRA (National Rifle Association), inizialmente nata per corsi d’addestramento ed eventi sportivi alle armi, afferra le armi nel 1968, anno dei cortei studenteschi. La NRA inizia, infatti, una battaglia per il diritto di possedere un’arma, configurandosi sempre più come gruppo d’opinione di destra, mai perseguitato per legge, neppure quando, a Flynt, un bambino, trovata la pistola dello zio, la portò a scuola e, per gioco, uccise la sua compagna Kylie: allora, la NRA incitò gli americani ad armarsi maggiormente per la difesa. Oggi, in America, con un conto corrente in banca un maggiorenne può possedere un’arma da fuoco. Oggi, in America, qualunque persona può comperare un’arma da fuoco navigando nel WWW.
Rovescio della medaglia: il gun-control assicura che il possessore di armi ha il 41% di possibilità in più di essere assassinato o può egli stesso diventare un assassino.
Le cifre stimano, difatti, che soltanto tra i minorenni ogni anno quasi 3000 ne muoiono, colpiti da spari (cfr. Children’s Defense Fund).
Nella cultura del terrore, l’unica libertà possibile appare il disarmo, sia verso l’esterno che verso l’interno. E se tante volte, televisione, internet, telefilm, sono stati sotto accusa, non ci si rende conto che gli unici colpevoli sono “i compratori di pistole”. E, naturalmente, chi investe capitalisticamente in questo commercio di armi. Una volta si disse, “si vis pacem, para bellum”; oggi, sembra che si prepari solo la guerra.
