Bologna e i candidati sindaco
A tre settimane dallo scandalo (il “Cinzia gate”) e solo dopo 7 mesi di “potere”, il sindaco bolognese Flavio Delbono getta la spugna e rassegna le dimissioni. Un’ammissione di colpevolezza o di innocenza?
«Ho deciso di dimettermi da sindaco e penso di aver fatto la cosa giusta: sono innocente e lo dimostrerò – ha dichiarato in una nota ai giornali Delbono – Ma la mia difesa in sede giudiziaria rischia di avere ripercussioni negative per il Comune. La storia e la cultura di Bologna sono diverse da quelle di altre città e per me Bologna viene prima di tutto».
E vista la “minaccia” per Bologna di restare nel “limbo” fino al 2011 (quando i cittadini ufficialmente potrebbero tornare alle urne), Delbono si appella ai politici “romani”: «Mi appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche affinchè permettano ai bolognesi di tornare al più presto alle urne».
Una speranza alquanto remota viste le ultime dette dal ministro dell’interno Maroni: «Le elezioni a Bologna non si potranno fare nel prossimo marzo perché le dimissioni del sindaco sono arrivate oltre il termine utile». Impedimento che potrebbe essere risolto solo dal Parlamento apportando una modifica all’attuale normativa in materia di enti locali. Se così non fosse, niente sindaco fino al 2011.
Un fatto che spinge il neo dimissionario a scaldarsi per lo squilibrio creatosi in città e punta il dito contro il Governo che secondo Delbono «non ha approvato alcun decreto per unificare le elezioni comunali e quelle regionali. Soprattutto – continua Debolno – sembra non volere neanche riaprire la finestra elettorale di primavera, che permetterebbe di votare tra il 15 aprile e il 15 giugno. Non posso credere che – conclude l’ex sindaco – che per cinici calcoli elettorali si costringano i bolognesi a più di un anno di commissariamento, quando si potrebbe andare alle urne entro pochi mesi grazie ad un semplice decreto che non entrerebbe in conflitto con alcun principio costituzionale».
E allargando la panoramica su Bologna in lontananza c’è già chi scalda i muscoli, o meglio ancora le corde vocali, per poter sedere su quella poltrona vacante.
Da un lato parte del Pd auspica alla candidatura dell’ex premier Romano Prodi che però chiede un invito formale da parte del suo Partito.
Dall’altro lato invece affilano le lame l’ex manager Granarolo, Luciano Sita, il presidente del Consiglio Maurizio Ceverini e l’assessore regionale Duccio Campagnoli.
Ma Ceverini riserba un’arma in più. Oltre ad aver colto al volo il “no” dell’ex premier ribadendo al Pd di essere pronto a candidarsi per le primarie qualora Prodi decida di mettersi da parte; dall’altro lato trova il sostegno di Gianni Morandi che si pronuncia pubblicamente sul sindaco che vorrebbe per Bologna: «Diamo una ciance a Maurizio Ceverini. Se Prodi avesse detto di si, sarebbero stati tutti d’accordo. Ma Ceverini è uno che ama la città, è sempre presente, è uno che con una buona squadra potrebbe fare molto bene».
Per Morandi, Bologna ha bisogno di un sindaco che gli restituisca fiducia e Ceverini sembra il candidato migliore a farlo. Parla con la gente, ama la sua città, è uno che sa ascoltare.
