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Blitz israeliano

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Ancora violenza in medio oriente, l’esercito israeliano assalta una nave di pacifisti: nove i morti.

Ancora sangue in medio oriente. Dopo un periodo abbastanza tranquillo dove le trattative di pace tra israeliani e palestinesi sembravano aver trovato finalmente la via della pace , il crepitio delle armi e i morti sono tornati a monopolizzare l’attenzione internazionale. Ma stavolta non c’è di mezzo la cinquantennale guerra israelo-palestinese ma qualcosa di diverso e se vogliamo di più inquietante. La notte tra il 31 maggio e il primo giugno infatti l’esercito israeliano ha assaltato nel mar Mediterraneo la nave turca della “Freedom Flotilia” organizzata dalle Ong e diretta, carica di aiuti internazionali, nella striscia di Gaza.

Le prime voci subito confermate parlano di un vero e proprio bagno di sangue: 9 morti e decine di feriti, attivisti picchiati selvaggiamente dall’esercito israeliano e le navi sequestrate e portate sulla riva ad Haifa dove gli attivisti rimasti sono stati arrestati. “Ci hanno sequestrato e picchiato senza poter avvertire i nostri familiari e i nostri avvocati”dicono la maggior parte degli attivisti in maggioranza turchi prima arrestati e successivamente espulsi dal paese. L’assalto israeliano e la conseguente violenza fisica sui pacifisti hanno scatenato un vespaio di polemiche internazionali anche molto violente: in Turchia il vice premier Bulent Airnc dopo una riunione di emergenza con il primo ministro, il comandante della marina e dell’esercito, convoca l’ambasciatore israeliano chiedendo formalmente “spiegazioni” riguardo all’attacco.

Dopodiché Ankara non convinta delle risposte ha rotto le relazioni diplomatiche con Israele mentre circa ciquemila cittadini turchi ad Istanbul prendevano d’assalto il consolato israeliano con la polizia che faceva fatica a contenere la rabbia dei manifestanti. Grosse proteste ci sono state anche in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. A Gaza dove si aspettavano gli aiuti gruppi di manifestanti si sono radunati in centro e Hamas ha subito annunciato ritorsioni contro Israele scatenando di fatto una “seconda Intifada”. Anche in Giordania si chiede di interrompere i rapporti con Israele già molto tesi.

Disordini sono scoppiati anche all’università di Haifa fra studenti ebrei e arabi e anche in Iran c’è stata la decisa condanna dell’azione e il presidente Ahmadinejad lancia nuove accuse contro lo stato ebraico. Anche le più alte cariche internazionali condannano il gesto: l’Onu per bocca del segretario Ban-Ki-Moon condanna l’azione Israeliana e il consiglio di sicurezza dell’Onu per bocca del ministro degli esteri turco tuona contro Israele chiedendo di non riconoscerlo nella comunità internazionale e di aprire un indagine internazionale su quanto accaduto. In Europa e nel resto del mondo le voci non sono molto discordanti: anche gli Stati Uniti da sempre fedeli alleati dello stato ebraico hanno chiesto spiegazioni sull’accaduto ed è stato annullato il previsto incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Obama.

Le posizioni del nostro paese per bocca del ministro degli esteri Frattini sono in sintonia con gli altri paesi ma assai più moderate anche per non intaccare l’amicizia ormai consolidata tra lo stato italiano e lo stato d’Israele. Si chiede un inchiesta interna per scoprire le cause del blitz senza l’inchiesta internazionale proposta da altri stati in primis la Turchia. A tutte queste accuse lo stato ebraico si difende ribadendo la presenza di armi nella nave turca e la presenza di terroristi a bordo delle navi in questione ma è stata duramente smentita con le immagini in possesso della polizia e dell’esercito israeliano. Si spera che questa spinosa situazione si risolva al più presto preferibilmente solo con la via diplomatica e che tutti i paesi in questione facciano la loro parte per impedire un altro conflitto in quell’area già pesantemente dilaniata da cruenti conflitti che nel corso degli anni hanno provocato morti e pesanti conseguenze sociali molto difficili da rimarginare in fretta.

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