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Baarìa si “macchia di sangue”

Peccato. Baarìa è davvero un bel film, il migliore che Tornatore abbia fatto dopo “Nuovo cinema paradiso”. Peccato perché sarà ricordato non solo per essere la storia di una famiglia siciliana nel ventennio fascista e il film italiano candidato ai Premi Oscar del 2010, ma anche per essere un film dove un animale è stato ucciso veramente per rendere più realistica una sequenza. Una scena in cui la classica frase “è solo finzione” purtroppo non è valsa.

Siamo abituati agli spettacoli di tortura e violenza con cui cinema e televisione ci bombardano quotidianamente, ma la consapevolezza che si tratti di attori, di finzione e di effetti speciali ci permette di guardare il tutto con un certo distacco . Nella scena di Baarìa che fa tanto discutere, però, non c’è alcun trucco: un bovino è colpito alla testa con un punteruolo, si accascia a terra e gli viene tagliata la gola; il sangue che sgorga abbondantemente è raccolto dalle persone intorno nelle tazze e una di queste è offerta alla protagonista del film come rimedio all’anemia. Tutto vero: sia il sangue, sia l’agonia dell’animale.

L’uccisione del bovino per fini artistici è stata molto criticata, soprattutto dalle associazioni in difesa dei diritti degli animali. La Lav, Lega Anti Vivisezione, ha definito la scena “raccapricciante e cruenta”, mentre Carla Rocchi, presidente e rappresentante legale dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) ha denunciato la sequenza del film alla procura di Roma, chiedendo il sequestro della pellicola. Tornatore non avrebbe potuto girare la stessa scena in Italia perché la macellazione degli animali fatta senza stordimento e al di fuori dei mattatoi autorizzati è considerata maltrattamento ed è vietata per legge. Il film, però, è stata girato in Tunisia, dove non esiste alcuna tutela per gli animali sui set cinematografici.

Oltre alle azioni legali avviate da diverse associazioni animaliste ci sono state vere e proprie campagne di boicottaggio del film. Da più parti, inoltre, è arrivata la richiesta di ritirare la candidatura di Baarìa come miglior film straniero agli Oscar. Il regista si è difeso spiegando che l’animale è stato ucciso in un mattatoio di Tunisi e che la sua macellazione sarebbe avvenuta comunque, a prescindere dalla presenza della macchina da presa.

In passato anche altri film sono stati criticati per la presenza di scene di tortura nei confronti di animali. Pedro Almodòvar fu accusato di maltrattamenti agli animali per aver  ucciso sei tori durante la lavorazione del film “Parla Con Lei”(Oscar 2003 per la “miglior sceneggiatura originale”). A denunciarlo fu un’associazione animalista di Madrid, l’Amnistia Animal-Comunidad.

Per saperne di più:

http://www.infolav.org/

http://www.petaenespanol.com/feat/bullmovie/index.html

Foto: http://www.zapster.it

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