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	<title>Ghigliottina.it &#187; Matteo Chiavarone</title>
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		<title>Il 2009 secondo Vergassola</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi economica diventa materia di satira di uno dei migliori comici italiani.
Il 2009, l’anno horribilis dell’economia mondiale, diventa, in Un annetto buono – ma neanche tanto (Salani, 2009), materia di satira di uno dei comici più divertenti, irriverenti e poliedrici del panorama italiano: Dario Vergassola. Un Luttazzi meno spietato e nichilista ma comunque un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La crisi economica diventa materia di satira di uno dei migliori comici italiani.<span id="more-2484"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 2009, l’<em>anno horribilis</em> dell’economia mondiale, diventa, in <em>Un annetto buono – ma neanche tanto </em>(Salani, 2009), materia di satira</strong> di uno dei comici più divertenti, irriverenti e poliedrici del panorama italiano: Dario Vergassola. Un Luttazzi meno spietato e nichilista ma comunque un cavallo di razza in quel tipo di comicità spietata che ha radici più anglosassone (americane soprattutto) che italiane; ma anche un giullare di corte che, con mezze parole, doppi sensi, riferimenti allargati si diverte in un gioco costantemente autoironico e referenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come le cronache del passato questo libro diventa un vero e proprio resoconto dell’anno che abbiamo appena salutato</strong>: mese per mese e giorno per giorno si riportano alla luce eventi, fatti di cronaca, dibattiti politici, polemiche, parole dette e non dette di onorevoli e senatori (e dei maggiori rappresentati partitici). <strong>Il comico di La Spezia ce ne ha per tutti</strong>: la sinistra radicale umiliata alle elezioni (Bertinotti avvistato come un fantasma…), i mille dubbi del Partito Democratico, le polemiche tra Fini e Berlusconi, le notti brave di Palazzo Grazioli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad essere stigmatizzato più che l’anno appena trascorso è più che altro l’ultimo quindicennio, una seconda repubblica che sa già di vecchio e che non è mai riuscita a dare i risultati sperati. La crisi dei partiti, risolta in alleanze spesso offensive del buon senso, la mancanza di personaggi carismatici – se non finti oratori ricoperti dalle vestigia opulente e illusioniste della televisione – , <strong>la sterzata moralleggiante di un paese che proprio nella mancanza di morale ha perso le sue fondamenta</strong>, ci portano ad una Italia allo sbando, incapace di guardare avanti e di capire a fondo le molteplici possibilità che la nuova globalizzazione potrebbe offrire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un’Italia imbarbarita dai reality, dalla televisione spazzatura, dal bisogno di apparire esce fuori, in un turbinio vertiginoso e inverosimile, come una ridicola macchietta di se stessa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fa ridere, e molto, Vergassola ma nei suoi climax ascendenti – spesso forzati ma sempre convincenti – più che ridicolizzare questo o quel personaggio (che siano Berlusconi, Franceschini, Casini, Di Pietro, Bertinotti poco importa) mette, consapevolmente o inconsapevolmente, alla berlina un elettorato intero.<strong> Ma soprattutto sembra voler affermare, con il riso certo, la necessità immediata di voltare pagina</strong>: e non c’è momento migliore di un decennio che fine e di un altro che inizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dario Vergassola</strong> è nato a La Spezia nel 1957. Si distingue ben presto per le sue doti di improvvisatore, di affabulatore e per le sue battute folgoranti. Dal 1994 è attore di teatro, autore di libri e di programmi televisivi; partecipa a trasmissioni di grandissimo ascolto come <em>Maurizio Costanzo Show, Mai dire gol, Quelli che il calcio, Zelig</em> (dove diventano celebri le sue &#8220;Interviste alle gnocche&#8221;: conversazioni molto poco serie con Simona Ventura, Alessia Merz, Michelle Hunzinger, Elenoire Casalegno, Ambra Angiolini, Asia Argento, Martina Colombari, e molte altre). Dal 2004 conduce su Rai3 insieme a Serena Dandini il talk show di culto <em>Parla con me</em>, arrivato oggi alla quinta edizione.</p>
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		<title>Dai “Quaderni di Lìnfera”, la “Civiltà dei poeti”</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non so se la società di oggi, liofilizzata e opulenta, abbia spazio per la poesia, spazio silenzioso o rumorosissimo che custodisce la parola. O addirittura per quella che viene definita La civiltà dei poeti (Progetto Cultura, 2009) in un volumetto, in cui si racchiudono versi di alcuni tra i maggiori ed innovativi “versatori” degli ultimi anni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Non so se la società di oggi, liofilizzata e opulenta, abbia spazio per la poesia</strong>, spazio silenzioso o rumorosissimo che custodisce la parola. O addirittura per quella che viene definita <em>La civiltà dei poeti</em><em> </em>(Progetto Cultura, 2009) in un volumetto, in cui si racchiudono versi di alcuni tra i maggiori ed innovativi “versatori” degli ultimi anni, nato dall’esperienza di “Lìnfera” – rivista periodica di poesia, prosa e teatro e, soprattutto, organo del “Movimento per la Neorinascenza letteraria” , il quale si propone di favorire il dialogo, anche attraverso lo scontro di opinioni, tra gli attori della cultura italiana e internazionale – e presentato la scorsa settimana presso la fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”. <strong>Fatto sta che di poesia ce n’è bisogno e non è un caso che proliferano premi e attività legati a questa nobile forma di scrittura</strong> (premi, purtroppo, quasi sempre poco seri).<span id="more-2298"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molto serio è il premio nazionale di poesia “Quaderni di Lìnfera”</strong>, giunto alla seconda edizione, che ha visto premiati quest’anno <strong>Daniela Negri</strong>, con la silloge <em>Preghiere dall&#8217;orto</em>, e <strong>Laura Rainieri</strong>, con la poesia <em>Tangeri</em>, e che ha presentato una giuria di tutto rispetto: <strong>Maria Luisa Spaziani</strong> (Presidente), <strong>Dante Maffia</strong>,<strong>Salvatore Martino</strong>, <strong>Elio Pecora</strong> e <strong>Angelo Sagnelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo progetto e da questi stessi poeti che hanno presieduto la premiazione si è deciso di pubblicare questo volumetto (con prefazione di Franco Ferrarotti) capace di mescolare tra loro testi scelti per l’occasione che rimandano a tradizioni diversissime tra loro. Ci sono i colori francesizzanti della Torino di Maffia, la Sicilia di confine ed eternamente verghiana di Martino, la libertà espressiva di Pecora, la bellezza inconsapevole del linguaffio di Sagnelli, le geometrie insaziabile e impalpabili della Spaziani.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è soprattutto la voglia di fare poesia, di ricordarci che la poesia non è morta, che la poesia funziona perché nasce da substrati sotto pelle. <strong>La civiltà dei poeti non cesserà di esistere</strong> ma dobbiamo tornare a rispettarla, come si fa con le cose preziose.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Il seme della colpa”</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un noir francese che prova ad esplorare il mondo della medicina.
Il seme della colpa (Meridiano Zero, 2009) è un noir francese di un autore molto apprezzato oltralpe, Christian Lehmann, che prova ad esplorare il mondo della medicina mettendo di fronte le due facce di questo mestiere, quella gerarchica e avida dei grandi istituti ospedalieri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un noir francese che prova ad esplorare il mondo della medicina.<span id="more-2352"></span><em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il seme della colpa </em>(Meridiano Zero, 2009) è un noir francese di un autore molto apprezzato oltralpe, Christian Lehmann, che <strong>prova ad esplorare il mondo della medicina mettendo di fronte le due facce di questo mestiere</strong>, quella gerarchica e avida dei grandi istituti ospedalieri e quella genuina ed onesta degli ambulatori. In questa dicotomia, comunque non esasperata, si inserisce, come un germe, il bisogno di notorietà, lo star system che una volta sfiorato non si riesce ad abbandonare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il protagonista è l’agente esterno, il germe, che subisce un suo personale processo di metamorfosi</strong> che non si compie mai appieno: prima da dottore appassionato e tutto sommato onesto (se non consideriamo l’omertà quando racconta di “aver visto” e “non detto”) a scrittore e poi personaggio di successo della tv francese, poi l’inverso (da “epurato” del piccolo schermo a medico). <strong>E come un germe, infetta quello che tocca nonostante le intenzioni di “redenzione”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La quotidianità di Laurent Sheller, questo il suo nome, è interrotta da una telefonata. Una voce di donna che gli chiede aiuto. Si tratta della moglie di un suo vecchio amico accusato di aver praticato l’eutanasia su una paziente. Il passato che ritorna e che mette in mostra quello che lui, volente o nolente, è diventato. <strong>Riaffiorano personaggi di un tempo che fu e non è più, di un tempo che è stato lasciato da parte senza troppi rimpianti</strong>. Un tempo che ora sembra voler essere riacciuffato, fino quasi a voler sovrapporsi ad esso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’autore mette in campo le carte che vuole scoprire</strong>, procede molto velocemente, prova a spiegare le logiche del senso di colpa, le conseguenze sull’animo umano, ma non sempre riesce nel suo intento<strong>. Il romanzo scorre tranquillamente ed è, tutto sommato ben strutturato, ma manca di slanci che permetterebbero un salto in avanti</strong>. Molti motivi sono soltanto accennati, altri non sfruttati appieno (il problema dell’eutanasia o dei farmaci messi in vendita nonostante “effetti indesiderati” abbastanza gravi potevano, per esempio, essere molto più approfondito). Tutto si muove intorno al protagonista, alla sua vicenda personale e ai suoi risvolti psicologici, ma i suoi aspetti più interessanti, quelli “pestiferi”, non sono mai troppo approfonditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero infatti che, anche alla fine, il suo “modo di essere” rimane sempre parallelo a quello dell’amico, lontano dalle luci della ribalta e vicino alle sofferenze della gente<strong>, il germe-Laurent Sheller tocca il suo “altro”, sovrapponendosi ad esso in una ambiguità volutamente non delineata</strong> (cosa succede tra lui e la donna nella camera da letto?). Ma ci troviamo, in fondo, di fronte ad un libro che è un casellario di finestrelle che si aprono velocissime, che attraverso la ricerca della <em>verità</em> o delle <em>verità </em>(quella reale, quella pensata e quella voluta), e ci conducono in un terreno melmoso e contraddittorio. Quello dell’animo umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Christian Lehmann </strong>nasce a Parigi nel 1958. Diventa medico generico nel 1985. Da allora affianca la sua professione con quella di scrittore e giornalista. Oltre a essere autore di gialli e noir è un apprezzato scrittore per bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Autore: Christian Lehmann<br />
Titolo: Il seme della colpa<br />
Editore: Meridiano Zero<br />
Anno di pubblicazione: 2009<br />
Prezzo: 13,50 euro<br />
Pagine: 160</p>
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		<title>&#8220;Invito al teatro&#8221;, giunge al termine</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 11:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 22 dicembre a Roma Daniela Ferri porta in scena le &#8220;Canciones Espanolas Antiguas&#8221;.
Ultimo atto di “Invito al teatro”. Musica e poesia entrano sul palcoscenico e si mescolano e si fondono in una serie di spettacoli interessantissimi organizzati presso il salotto dell’Hotel River Chateau (Via Flaminia, 520 – Roma) dalla “Ass. Teatrale The Way to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 22 dicembre a Roma Daniela Ferri porta in scena le &#8220;Canciones Espanolas Antiguas&#8221;.<span id="more-2265"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo atto di “Invito al teatro”. Musica e poesia entrano sul palcoscenico e si mescolano e si fondono in una serie di spettacoli interessantissimi organizzati presso il salotto dell’<strong>Hotel River Chateau</strong> (Via Flaminia, 520 – Roma) dalla “<strong>Ass. Teatrale The Way to the Indies”</strong><strong> </strong>con la collaborazione <strong>di Gabriella Mignone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre incontri raffinati e colti che colpiscono al cuore e che escono dai soliti percorsi, sin troppo frequentati. Dopo l’ottimo successo del 3 e del 10  dicembre<strong>, </strong>si chiude il <strong>22 dicembre</strong> quando andrà in scena l’ultimo “episodio” della trilogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la prima serata è stata apprezzata la partitura musicale di <strong>Daniele Roccato</strong> immaginata appositamente per lo spettacolo “<strong>Minotauro</strong>”, tratto dall’affascinante testo di Friedrich Durrenmatt sulla diversità e il mito. L’ottima regia è stata di <strong>Ivan Vincenzo Cozzi</strong> e si è potuto ammirare anche un piccolo spettacolo di danza a cura di <strong>Cinzia Ana Cortejosa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A detta del regista “<strong>Minotauro</strong>” è “un lavoro in continuo divenire che, attraverso gli apporti e gli incontri dei diversi artisti che hanno contribuito a crearlo, si è trasformato in un’opera vibrante di significati e intenzioni che scava nello smarrimento dell’uomo di fronte all’incontro con la propria coscienza. Ma non solo, poiché il Minotauro è anche il recluso-escluso, colui che non può entrare nella relazione sociale, impossibilità che si trasforma in emarginazione, disuguaglianza e che s’avvale di tutto l’immaginario che da millenni ruota attorno ai portatori di questa disparità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda serata, il<strong> 10 dicembre,</strong> siamo rimasti ammaliati dall’incantevole voce di <strong>Kay Mc Carthy. </strong>L’artista gaelica ha portato le sue canzoni e le storie della verde e affascinante Irlanda: una terra che sta cambiando, rivolta verso il futuro ma ancora densa di antiche mitologie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il<strong> </strong><strong>22 dicembre</strong> sarà infine la volta della poesia: difatti verranno portate in scena, dal soprano <strong>Daniela Ferri</strong> accompagnata dal chitarrista <strong>Luigi Ara</strong>, le “<strong>Canciones Espanolas Antiguas</strong>” di Federico Garcia Lorca. Le “<strong><em>Canciones</em></strong>” nacquero dal desiderio di Lorca di valorizzare la musica popolare andalusa, particolarmente affascinante perché crogiolo di sonorità di diverse provenienze (musica religiosa bizantina, musicale orientale degli arabi conquistatori e tradizione gitana.) e nelle quali il poeta raccolse antiche melodie popolari rielaborandone i testi, l’armonia e la melodia. Accanto al canto, alcuni testi di <em>Federico Garcia Lorca</em> saranno declamati dalla poetessa <strong>Maria Grazia Calandrone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un “Invito a Teatro”, dunque, per poter gustare con tutti i sensi; l&#8217;occasione unica per poter essere protagonisti di una serata affascinante ed appassionante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Marted’ 22 Dicembre</strong><strong> </strong><strong>ore 20,30</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Federico Garcia Lorca</strong><strong> </strong><strong>“Les Canciones Espanolas Antiguas”</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniela Ferri</strong><strong></strong> (soprano)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luigi Ara</strong><strong> </strong><strong></strong>(chitarra)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandro Vantini</strong><strong></strong> (voce recitante)</p>
<p style="text-align: justify;">In Programma: <strong>Anda Jaleo</strong><strong></strong>, <strong>Las Morillas de Jaen, El cafè de chinitas, Romance de ddon Boyso, Los mozos de Monleon, Las tres Hojas, La tarara, Los pelegrinitoa, Zorongo gitano, Los quatros muleros, Nana de Sevilla, Los reyes de la Baraja, Sevillana del Siglo XVIII,</strong><strong> </strong><strong>Nana</strong><strong></strong>Versione Popolare a Cappella Anonimo, <strong>El Vito</strong><strong> </strong>Cancion popular trascritta da Fernando J.Obrador, <strong>El Zapateado de la Tempranica,</strong><strong> </strong>Geronimo Gimenez.</p>
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		<title>A Roma il genio di Niki de Saint Phalle</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 06:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Roma (dal 4 novembre 2009 al 17 gennaio 2010), per la prima volta in Italia, si sta svolgendo una mostra interamente dedicata all’artista d’origine francese Niki de Saint Phalle, famosa nel mondo per l’estrosità delle sue opere e per la realizzazione del Giardino dei Tarocchi, il visionario parco tematico nella tenuta di Gavaricchio, nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A Roma (dal 4 novembre 2009 al 17 gennaio 2010), <strong>per la prima volta in Italia</strong>, si sta svolgendo <strong>una mostra interamente dedicata all’artista d’origine francese Niki de Saint Phalle</strong>, famosa nel mondo per l’estrosità delle sue opere e per la realizzazione del <strong>Giardino dei Tarocchi</strong>, il visionario parco tematico nella tenuta di Gavaricchio, nei pressi di Capalbio, in cui una serie di sculture gigantesche, vagamente ispirate a Gaudì, rimandano il gioco di carte d’origine medievale. A ospitarla sarà il Museo Fondazione Roma, già Museo del Corso, da sempre attento ad artisti che tanto hanno dato all’idea stessa di arte contemporanea. Non a caso è previsto, per il mese di febbraio, un appuntamento da non perdere con il grande protagonista del realismo americano, Edward Hopper (senza dimenticare l’incredibile successo, nei mesi precedenti, della rassegna su Hiroshige).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’incontenibile energia di Niki de Saint Phalle si manifesta in un tripudio di colori e di forme</strong> capace di rappresentare con la stessa forza un inquietante realismo e un esasperante onirismo. Tutto diventa gioco: l’amore, la morte, il quotidiano, l’attimo di piacere o di dolore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senza accorgercene ci troviamo gettati in un percorso mentale che è parallelamente sia artistico che storico</strong>: ecco allora una società che prova a ripartire dopo la follia delle due guerre mondiali, la protesta al capitalismo imperante degli anni Sessanta, il no feroce e definitivo ai conflitti asiatici (Vietnam e Corea su tutti), il Femminismo, il welfare, l’avvicinamento al nuovo millennio con i suoi dubbi e con la velocità dei suoi cambiamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cento opere –  provenienti perlopiù dalla Niki Charitable Art Foundation di San Diego in California – suddivise da Stefano Cecchetto, curatore della mostra, in quattro percorsi, quattro “macrosequenze” di un&#8217; esperienza artistica nient’affatto facile da identificare con precisione. Nella prima sala troviamo le opere de “le origini”, i primi lavori, le influenze europee e surrealiste, la passione viscerale e sovrabbondante per Gaudì (anche Il giardino dei Tarocchi è vagamente ispirato al Parque Guell di Barcellona),<strong> il rapporto tra sacro e profano</strong>, la genesi concettuale del suo percorso artistico, l’inizio del rapporto con lo scultore Jean Tinguely. Qui troviamo i celebri tiri, le composizioni in cui a prendere il sopravvento sulla realtà sono le armi, come a creare un confine tra l’arte e le inquietudini di quegli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda sezione della mostra, “Spiritual Path”, ha come protagonisti l’artista simbolo della Pop Art con il futuro marito Jean Tinguely, la coppia esplosiva che, in un certo senso, ha rivoluzionato l’arte del Novecento. In questa “tappa” del percorso troviamo riferimenti fortissimi al Femminismo, alla mitologia, alla violenza (individuale e collettiva), alle inquietudini del secondo Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle ultime due, troviamo le opere più famose: da una parte “Les Nanas” (“Nana Power”), le celebri sculture policrome rappresentanti figure femminili che comunicano la propria natura di vivacità e poliedricità; dall’altra bozzetti, pitture e sculture che rimandano al Giardino dei Tarocchi in una splendida cornice autunnale.</p>
<p style="text-align: justify;">A mio avviso imperdibili le opere: <em>Autoportrait </em>(1958-1959 circa, colore e piccoli oggetti – ciottoli, chicchi di caffè, frammenti di vasellame – su legno, 141&#215;141 cm), <em>Marylin </em>(1964, oggetti, colore, lana, rete, 82&#215;127x42 cm) e tutte le “Nanas”, capace di regalarci una visione particolarissima del mondo femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nella tradizione del museo anche questa mostra si può definire interattiva e aperta a un pubblico di tutte le età. I bambini, che<strong> fino a 14 anni potranno visitare la rassegna con ingresso gratuito</strong>, non possono che perdersi nella vivacità dei colori e nella forza delle immagini (in onore anche allo splendido rapporto che Niki de Saint-Phalle aveva con i bambini). Bisogna fare i complimenti all’organizzazione e all’impegno della Fondazione Roma, di Arthemisia Group, del curatore e del presidente E. Francesco Maria Emanuele.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Niki de Saint Phalle</strong> (Neuilly-sur-Seine, 1930 – San Diego, 2002) è pittrice, scrittrice e performer che ha legato il suo nome a un percorso artistico straordinario che va oltre le classificazioni e le mode, e si mescola con una vita tumultuosa e affascinante.</p>
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		<title>Boldini e gli italiani a Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 06:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una mostra dedicata agli artisti del Belpaese che soggiornarono in Francia nell&#8217;800.
Nella splendida cornice del Chiostro del Bramante a Roma è in corso una mostra (14 novembre 2009 – 14 marzo 2010), curata da Francesca Dini e presentata dal centro culturale DART, dedicata a Giovanni Boldini e agli artisti italiani che soggiornarono a Parigi nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una mostra dedicata agli artisti del Belpaese che soggiornarono in Francia nell&#8217;800.<span id="more-2117"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella splendida cornice del Chiostro del Bramante a Roma è in corso una mostra (14 novembre 2009 – 14 marzo 2010)</strong>, curata da Francesca Dini e presentata dal centro culturale DART, <strong>dedicata a Giovanni Boldini e agli artisti italiani che soggiornarono a Parigi nella seconda metà dell’Ottocento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo sfondo di una Parigi elegantissima, l’illuminata capitale dell’Occidente diventa la guida di una Europa che si affaccia alla contemporaneità sul doppio, imprescindibile, binario del progresso industriale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo rinascimento culturale sorge sulle strade popolose intorno a plaze de la Concorde, sotto le luci ambigue di Pigalle, tra i cantieri dell’Esposizione Universale che vedranno innalzare in pochi mesi la Torre Eiffel. Parigi e la Francia come modelli ineguagliati di civiltà. Lungo la Senna, nelle botteghe della rive gauche – ma anche nei prati verdeggianti e perfetti dei giardini – l’arte contemporanea esce fuori con la naturalezza dei processi squisitamente umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I pittori italiani sono chiamati al loro dovere di artisti, sentono l’odore, il fermento bohemien che li chiama a raccolta</strong>. Oltralpe bisogna andare: la stessa vicenda dei Macchiaioli – il maggior movimento pittorico italiano del secolo – trae origine e forza dal confronto con la pittura di Corot e dei paesaggisti di Barbizon, nonché nutrimento dall’estetica del Realismo di Courbet.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La <em>Belle Epoque</em>, mito e trionfo del modello borghese, da sempre liberale e laico, ultimo passaggio dell’illuminismo, diventa custode di un laboratorio artistico sempre aperto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mostra ripercorre il viaggio e le vicende biografiche dei tre celebri “italiani di Parigi” – Boldini su tutti, poi De Nittis e Zandomeneghi – muovendosi in “quella” Parigi, in quella realtà di teatri, di caffè, di boulevard (sempre troppo lunghi), di atelier, di artisti, di incontri. E poi via via, divisi in piccole sezioni, appaiono figure come Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, Camille Pissarro, Gustave Caillebotte, Armand Guillaumin.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di Boldini risalta, a mio avviso, la carica erotica dei suoi ritratti femminili</strong>. I più belli li troviamo al secondo piano, dove nella sala grande possiamo ammirare opere come: <em>La divina in blu </em>(acquarello su carta, cm 50&#215;36, collezione privata), <em>Giovane seduta al pianoforte </em>(olio su tavola, cm 67,3&#215;53,2, collezione privata), <em>Nudo coricato di giovane donna bionda </em>(olio su tela, cm 76&#215;65, collezione privata), <em>Nudo di donna dai capelli rossi </em>(olio su tela, cm 80&#215;40, Bottegantica Bologna).<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei volti carichi di persuasione, negli arti allungati e nei corpi disinibiti Boldini riesce a esprimere da una parte la forza di un’epoca (e di una generazione) e, dall’altra, il bisogno esplosivo delle modelle di esprimere la propria femminilità</strong>, la propria appartenenza al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le opere sono sia provenienti da collezioni private che prestiti derivanti da Istituzioni Italiane (la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Galleria degli Uffizi, la Fondazione Banco di Sicilia, la Camera dei Deputati, le Raccolte Frugone di Nervi, la Pinacoteca di Barletta) e, naturalmente, dal parigino Musée d’Orsay. Pubblicato anche un catalogo della mostra, uscito per i tipi della Silvana Editoriale, che contiene i saggi e le schede delle singole opere, con i contributi critici di Silvestra Bietoletti, Rossella Campana, Piero Pacini, Ilaria Taddei, Eugenia Querci.</p>
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		<title>La nuova favola di Erri De Luca</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 06:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[camosci]]></category>
		<category><![CDATA[de luca]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[feltrinelli]]></category>
		<category><![CDATA[il peso della farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scrittore napoletano torna a emozionare con un nuovo gioco delle parti.
Il peso della farfalla (Feltrinelli, 2009) è il nuovo romanzo, in forma di racconto, di Erri De Luca. A pochi mesi da quella favola squisitamente umana che è Il giorno della prima felicità, lo scrittore napoletano torna ancora a usare un linguaggio sintetico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scrittore napoletano torna a emozionare con un nuovo gioco delle parti.<span id="more-2120"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il peso della farfalla </em>(Feltrinelli, 2009) è il nuovo romanzo, in forma di racconto, di Erri De Luca. A pochi mesi da quella favola squisitamente umana che è <em>Il giorno della prima felicità</em>, <strong>lo scrittore napoletano torna ancora a usare un linguaggio sintetico e lirico</strong>, capace di emozionare con la forza esplosiva della parola e attraverso una carica fonetica che affonda, più che in un humus prosastico, in radici poetiche di indubbia bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>De Luca ci ripropone un nuovo gioco delle parti i cui personaggi escono fuori da un magma cerebrale e storico</strong>, scomponendosi fino a diventare irreali o fiabeschi. Tentare l’estremizzazione sentimentale degli attori messi in campo è una operazione che all’autore riesce benissimo: ogni uomo, donna o animale che sale sul palcoscenico della narrazione ha bisogno di pochi accenni per essere immaginato o compreso, <strong>la forza titanica della loro psicologia diventa comprensibile, ovvia, quasi palpabile</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il peso della farfalla è la goccia che fa traboccare il vaso</strong>, la rottura di uno schema prefissato e immobile nel passare del tempo. La lotta dell’uomo contro la natura, la consapevolezza di essere il puntino di un meccanismo più ampio, la solitudine di “un ladro di bestiame”. Il ritmo delle stagioni che incalza: crea, distrugge, rigenera. Se la linea d’orizzonte del mare ci proietta nel mondo “altro”, la montagna ci dà la consapevolezza dell’infinito. Dell’indefinito. Di un Dio che esiste dentro di noi, nel nostro corpo e nelle nostre viscere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo e la natura. <strong>Cacciatore e preda.</strong> Ma è una lotta primordiale, prima della storia. La solitudine umana contro l’orgoglio di chi sa di essere sempre in costante pericolo. Il camoscio – al tempo stesso rivale e <em>alter ego</em> del cacciatore – non è una vittima sacrificale di un gioco di cui si conosce il finale. <strong>Una figura reale e sontuosa che ottiene il rispetto dei suoi simili attraverso una prova di forza, di sangue</strong>. Conosce sin da subito la vita e la morte e aspetta quest’ultima come si attende la stagione invernale. Sa che dovrà lasciare il posto di “re”, ne è consapevole dalla nascita, dal battesimo di sangue. “Le bestie sanno il tempo in tempo”, gli uomini no. Il cacciatore spara, il camoscio decide che è l’ora. Prima dell’inverno. Prima di un nuovo ciclo. <strong>L’uomo sa il tempo soltanto dopo, ed è troppo tardi. Forse perché tutto è già prefissato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Erri De Luca </strong>è nato a Napoli nel 1950. Diciottenne, vive in prima persona la stagione del &#8216;68 ed entra nel gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Poi sceglie di esercitare diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore. Studia da autodidatta l&#8217;ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia. È opinionista del Manifesto.</p>
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		<title>F.Thilliez: “La macchia del peccato”</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 06:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[noir]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>
		<category><![CDATA[peccato]]></category>
		<category><![CDATA[thilliez]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[Una struttura narrativa sontuosa che tiene alta la tensione emotiva del lettore.
Con La macchia del peccato (Nord, 2009) torna Franck Thilliez, autore di culto in Francia che ha iniziato a farsi conoscere ed amare anche in Italia e in Europa.
Probabilmente verrà bissato il successo dei primi due romanzi, La stanza dei morti (vero e proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una struttura narrativa sontuosa che tiene alta la tensione emotiva del lettore.<span id="more-2007"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Con <em>La macchia del peccato </em>(Nord, 2009) torna Franck Thilliez, autore di culto in Francia che ha iniziato a farsi conoscere ed amare anche in Italia e in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Probabilmente verrà bissato il successo dei primi due romanzi,</strong> <em>La stanza dei morti </em>(vero e proprio caso letterario) e <em>Foresta nera</em>, usciti entrambi per i tipi della Nord, ma l’incessante “passaparola” che aveva caratterizzato la “storia” editoriale di questi titoli, non avrà più ragione d’esistere perché ormai Thilliez può considerarsi uno dei maggiori autori, nel suo genere, del panorama europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo che, probabilmente, non raggiunge le stesse atmosfere de <em>La stanza dei morti</em> e l’incessante sensazione claustrofobica di <em>Foresta nera </em>ma che riesce, attraverso una struttura narrativa sontuosa, a tenere costantemente alta la carica e la tensione emotiva del lettore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Thilliez riesce a muoversi tra i generi, cogliendo qua e là suggestioni che rimandano a una certa letteratura</strong> – quella di autori come Maxim Chattam e Jean-Christophe Grangè da un lato e come Fred Vargas dall’altro senza dimenticare i maestri americani – e, perché no, a una certa cinematografia.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama ripercorre la storia Suzanne, da sei mesi scomparsa nel nulla. Né un avvertimento, né un’apparente motivazione, né, infine, una richiesta di riscatto. Dal giorno della scomparsa il marito, il commissario Franck Sharko, vive il suo personalissimo incubo e un travaglio interiore difficilmente sanabile. <strong>Un omicidio, una donna prima mutilata e poi uccisa, riconduce il commissario nella crudele “realtà” della vita quotidiana</strong>. Il cadavere della donna sancisce, come in un gioco di specchi, l’inizio di fitta fila di ritrovamenti. Una lunga serie di omicidi frutto della mente malata del serial killer di turno: un killer che non si nasconde ma che vuole dimostrare la genialità dei suoi diabolici procedimenti mentali. Parigi e la Bretagna diventano teatri involontari di questo gioco al massacro a cui lo stesso commissario prende parte rimanendone affascinato. Paure e di miraggi, sfide e tracce che appaiono e scompaiono trovano la loro logica soltanto nella grammatica della follia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il giallo è qui attraversato mescolando, nel percorso narrativo, thriller, noir e risvolti psicologici</strong> ma, purtroppo, l’autore non riesce ad incidere nel profondo: gli espedienti narrativi non sono innovativi e i personaggi non risaltano né ad un livello psicologico né caricaturale. La qualità del testo è tutta nella struttura globale ma l’autore pecca nell’attenzione ai particolari lasciando al lettore quella  sensazione amara di chi ha tra le mani un qualcosa, sicuramente leggibile e “godibile”, ma imperfetto, spurio, incapace di toccare quella linea invisibile della coscienza che ci permette di amare nel profondo un libro piuttosto che un altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franck Thilliez</strong>, nato ad Annecy nel 1973, vive nel Pas-de-Calais, nell’estremo Nord-est della Francia, ma viaggia spesso alle Antille e in Guyana. Dopo <em>La stanza dei morti</em> (Nord, 2007), il thriller che è stato al centro di un clamoroso caso editoriale grazie al passaparola dei lettori, Thilliez ha confermato la sua maestria con <em>Foresta nera</em> (Nord, 2008), imponendosi all&#8217;attenzione del pubblico e della critica, che lo definito «un talento indiscutibile» (<em>Le Figaro Littéraire</em>).</p>
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		<title>Più Libri Più Liberi 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 06:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ammaniti]]></category>
		<category><![CDATA[eur]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo congressi]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra i temi trattati il mercato editoriale in tempi di crisi e il fenomeno E-Book.
Giovedì 19 novembre si è tenuta la presentazione di Più Libri Più liberi edizione 2009. Il mediatore è stato ancora una volta Marino Sinibaldi, voce di Fahrenheit su RadioTre, con accanto il presidente dell’AIE Marco Polillo  e il presidente del Comitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra i temi trattati il mercato editoriale in tempi di crisi e il fenomeno E-Book.<span id="more-1895"></span></p>
<p>Giovedì 19 novembre si è tenuta la presentazione di <strong>Più Libri Più liberi</strong> edizione 2009. Il mediatore è stato ancora una volta Marino Sinibaldi, voce di Fahrenheit su RadioTre, con accanto il presidente dell’AIE Marco Polillo  e il presidente del Comitato piccoli editori Enrico Iacometti.</p>
<p>Si sono stilati subito alcuni dati. <strong>La piccola e media editoria si registra intorno al 20 per cento della produzione nazionale</strong> ed ha un ruolo di protagonista soprattutto a Roma. <strong>Lo scorso anno la fiera ha aperto le braccia a 409 editori, 5000 visitatori, 16000 titoli presentati e un’infinita di eventi totalmente “sold out”.</strong></p>
<p>I temi toccati dall’incontro hanno riguardato soprattutto il futuro: il fenomeno E-Book, di cui <strong>Umberto</strong> <strong>Croppi</strong>, assessore alle Politiche Culturali e Comunicazione del comune di Roma, consiglia di farci i conti il prima possibile; il problema della vendita in tempi di crisi e della distribuzione; la regolamentazione dei prezzi e della “scontistica”.</p>
<p>Per <strong>Giulia Rodano</strong>, assessore alla cultura della Regione Lazio, la fiera deve essere capace d i”tutelare le diversità” e deve confermarsi come fondamentale “momento economico” della città. Per questo non si può fare a meno di una legge regionale sul libro (sostegno alla lettura, sostegno all’impresa) che dovrebbe avere la sua prima applicazione proprio nei giorni dell’evento. Non solo “green economy” ma “cult economy”. Da sottolineare anche l’impegno di intitolare una biblioteca ed altri luoghi di cultura a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia che lui aveva provato a denunciare nei giorni del ritrovamento di Aldo Moro.</p>
<p><strong>Cecilia D’Elia,</strong> assessore alla cultura della provincia di Roma, sottolinea l’importanza di una “programmazione culturale” mentre per <strong>Croppi</strong> bisogna ricordare a tutti, compresi ai giornalisti, che si tratta di una manifestazione nazionale e non va quindi relegato a “fatto di casa nostra”. Altro problema che sorge è quello dei confini fisici: il Palazzo dei Congressi non  è più uno spazio adeguato. Troppo piccolo. Sono moltissimi gli editori che vogliono partecipare e non riescono a prenderne parte.</p>
<p>Tra gli incontri più interessanti da sottolineare quello sulla “professione librai” (ospite lo scrittore <strong>Niccolò Ammaniti</strong>) e quello a cui prenderanno parte <strong>Beppe Severgnini</strong>, <strong>Giancarlo De Cataldo</strong>, <strong>Tito Boeri </strong>e <strong>Gianni Vattimo</strong> con il titolo <strong>2010: appunti di inizio millennio</strong>. I quattro protagonisti faranno punto sulla realtà dei nostri giorni allo scadere di questi primi “anni zero”.</p>
<p>Sicura la partecipazione di: Dacia Maraini, Giuliano Amato, Ascanio Celestini, Tullio De Mauro, Milena Gabanelli, Domenico Starnone, Walter Veltroni, Elio Pecora, Dante Maffia, Philippe Forest. Ma gli ospiti e gli interventi saranno davvero moltissimi…  Sul sito tutto il programma:</p>
<p><a href="http://www.piulibripiuliberi.it/">www.piulibripiuliberi.it</a></p>
<p>Infine a patrocinare l’evento saranno innanzitutto il Ministero per i beni e le attività culturali, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma, la Camera di Commercio capitolina e l’Istituto Commercio Estero. Poi ancora: il circuito Biblioteche di Roma, l’ente del trasporto capitolino ATAC, IBS, ALI, Radio3, Fedrigoni e l’Istituto Italiano Latino-americano al cui stand ospiterà diverse personalità.</p>
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		<title>BookJockey Day: copiare è arte</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 06:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Chiavarone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[capossela]]></category>
		<category><![CDATA[cover]]></category>
		<category><![CDATA[marcos y marcos]]></category>
		<category><![CDATA[martone]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[plagio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 novembre, alla Triennale di Milano non perdetevi il BookJockey Day, un laboratorio per imparare a scrivere cover. Di che si tratta? Il teorema è semplice: leggendo e copiando si impara. Cosa? Sì, proprio così. Niente scherzi. O forse sì perché la giornata che si preannuncia sarà spassosissima. Sarà per il tema, sarà per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 28 novembre, alla Triennale di Milano non perdetevi il <strong>BookJockey Day</strong>, un laboratorio per imparare a scrivere cover. Di che si tratta? Il teorema è semplice: leggendo e copiando si impara. Cosa? Sì, proprio così. Niente scherzi. O forse sì perché la giornata che si preannuncia sarà spassosissima. Sarà per il tema, sarà per gli ospiti che vi parteciperanno. <strong>Vinicio Capossela</strong>, affiancato da <strong>Cinaski</strong>, l’amico di sempre, e poi: <strong>Maurizio Matrone</strong>, <strong>Paolo Nori</strong>, <strong>Matteo B. Bianchi</strong>, <strong>Annamaria Testa</strong>, <strong>Attilio Azzola</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto nasce da alcune domande, gettate lì, come se niente fosse. <strong>Gordon Lish ha stravolto il vero Carver? Scarpa e Faletti hanno copiato? </strong>Ma forse è qualcosa di molto più in là nel tempo: Plauto, soprattutto Terenzio. Plagio, imitazione, cover. Chiamiamolo come ci pare ma il fatto di prendere spunto da chi ci ha preceduto è un qualcosa di cui non può fare a meno. In fondo anche calcare o copiare possono diventare processi artistici. Bisogna capire come. E soprattutto quando.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei musei gli scultori o i pittori copiano i modelli amati. Gliene facciamo una colpa? Le cover band riportano in vita artisti del passato, morti purtroppo troppo presto, o sanciscono il successo di quelli in vita. Che facciamo, smettiamo di ascoltarli? E poi grandi autori che interpretano grandi autori. La Vanoni ci ha fatto una carriera.<strong> I Nomadi devono ringraziare Guccini per i loro più grandi successi. Chi non vorrebbe reinterpretare De André?</strong> Pensate a Morgan che ha preso <em>&#8220;Non all’amore non al denaro né al cielo</em>&#8220;, capolavoro del grande cantautore genovese, ha cambiato il nome, mettendo il suo, e lo ha reinterpretato di sana pianta.</p>
<p style="text-align: justify;">Arte del riciclo. E allora: perché non rendere un onesto omaggio alle proprie muse, ai propri numi tutelari? Con una nuova interpretazione si può rimettere in vita qualsiasi cosa, in fondo. O no? Perché non scrivere una propria, originale, cover letteraria?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E allora vai con Capossela, giocoliere di parole, che in pausa dal suo ultimo “Solo Show”, ne proporrà una sua</strong>. Di cover, intendo. Letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Maurizio Matrone, illustrerà la filosofia delle cover letterarie; gli altri ospiti proporranno esempi spettacolari nel campo del cinema, dell&#8217;arte, della musica e della letteratura. Lui che ha riportato in vita Bontempelli. Riscrivendolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordate la questione che Borges aveva posto per il Don Chisciotte?</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo Nori dimostrerà come persino una differente lettura ad alta voce di un testo ne possa cambiare radicalmente l&#8217;effetto. Insomma, grandi cose. Giostrate</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i concorrenti, tutti dotati del numero che hanno ricevuto tramite <em>Ri’Card</em>, verranno estratti a sorte con il classico cestello in ottone a manovella i fortunati che si sfideranno a eliminazione diretta.</p>
<p style="text-align: justify;">La giuria esprimerà il voto pubblicamente con le palette numeriche.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le riscritture prodotte saranno comunque pubblicate sul sito letteraturarinnovabile.com.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i partecipanti riceveranno in dono<em> Un anno che ha i numeri&#8230;</em> Agenda rinnovabile e un attestato di partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per qualsiasi informazioni e per iscriversi: <a href="http://www.letteraturarinnovabile.com/">www.letteraturarinnovabile.com</a></p>
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