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Aspettando Urru e Azzarà

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I due operatori italiani ancora nelle mani di Aqmi.

Nessuna novità sui rapimenti di Rossella Urru e Francesco Azzarà. Rossella è stata rapita in un campo profughi saharawi, insieme a due colleghi spagnoli, il 23 ottobre a Tinduf, Algeria. Francesco, invece, il 14 agosto 2011, presso il Centro pediatrico di Nyala: Sudan. I destini dei due cooperanti sono quelli di chi opera in zone a rischio. Dall’agosto scorso, sono sei i cooperanti rapiti in diverse aree del mondo.

Chi è Rossella Urru? Responsabile dei progetti umanitari del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) nei campi profughi. Laureata a Ravenna alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo Cooperazione Internazionale) con tesi sul Saharawi. Per alcuni anni ha lavorato come responsabile del progetto ‹‹Saharawi›› per conto del Comune romagnolo rivolto alla tutela di donne e bambini nei campi profughi.

Facciamo una sintesi di quanto si è detto sul rapimento:

Il direttore del Cisp, Paolo Dieci: ‹‹Non sappiamo chi sono questi sequestratori, non avevamo nessun sentore, né si erano avvertite tensioni. Personalmente tendo a pensare che il sequestro abbia a che vedere con la tensione nella regione, piuttosto che a dinamiche all’interno del campo. Anzi – ha concluso – tendo ad escluderlo››. Quali sono gli elementi di tensione nell’area? Nel sud dell’Algeria, in Mali e Mauritania è attiva “Al Qaeda nel Maghreb islamico” che fino a quel momento non aveva agito contro i campi controllati dal Fronte Polisario: gruppo sahawari che lotta per l’indipendenza del Sahara occidentale dal Marocco.

La responsabilità del rapimento di Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli, secondo fonti della sicurezza della Mauritania, sarebbe di Aqmi. Lo conferma l’ambasciatore dell’autoproclamata Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd) e rappresentante degli indipendentisti del Fronte Polisario ad Algeri Brahim Ghal.

Di diverso avviso l’ex ministro degli esteri spagnolo, Trinidad Jimenez:‹‹E’ una mera speculazione››. Mentre il ministro degli Esteri dei Sahrawi, Mohamed Salek Uld Salek, ha sottolineato la fuga dei rapitori verso il Mali: ‹‹Si sono diretti alla frontiera con la Mauritania per poi raggiungere il Mali››. Poi ha ipotizzato due obiettivi dei rapitori: ‹‹Il primo è chiedere un riscatto, l’altro è più politico, far credere che non vi sia sicurezza nei campi di Tindouf per spaventare i donatori e gli operatori umanitari››.

Dal canto suo, il quotidiano filogovernativo di Algeri, El Khabar, attribuisce la responsabilità del sequestro a un gruppo legato ad Al Qaeda e ne getta altre sul Fronte indipendentista Saharawi, Polisario. ‹‹I sequestratori parlavano tra di loro via telefono in dialetto hassani, quello usato nel Sahara occidentale. Il sistema di allarme contro eventuali attacchi terroristici predisposto nel 2010 è scattato  in ritardo  -  osservano – perché in ritardo i soldati dell’esercito e la polizia algerini sono stati avvertiti del sequestro, e questo ha facilitato il compito dei rapitori fuggiti con gli occidentali dal campo al-Raboni di Tindouf verso il confine tra Algeria e Sahara Occidentale››.

Omar Mih, responsabile in Italia del fronte, ha replicato alle accuse: ‹‹Guardiamo i fatti. Il gruppo terrorista che ha rapito i cooperanti proveniva dal Mali e nel Mali è tornato, inseguito fino alla frontiera dagli organi di sicurezza del Polisario, che non hanno proseguito l’inseguimento, per evitare di mettere a repentaglio la vita degli ostaggi. La verità, dunque, è un’altra – ha aggiunto Mih – c’è in giro chi ha intenzione di indebolire la lotta del popolo Saharawi, che da 36 anni aspetta pacificamente la sua indipendenza dal Marocco, in questo ultimo conflitto coloniale sul Sahara Occidentale. Si cerca insomma di gettare fango su un movimento che finora ha usato solo le armi della diplomazia e della collaborazione con le Nazioni Unite››.

La certezza del fatto che la Urru sia in mano ad Al Qaeda si trova però nelle parole di uno dei mediatori del rapimento: ‹‹I tre ostaggi europei sono vivi. E’ uno dei rapitori, membro dell’Aqmi, che ci ha comunicato questa informazione. Aqmi ha detto che faranno conoscere più avanti le loro richieste. Per il momento, gli ostaggi stanno bene. I combattenti dell’Aqmi che sono entrati nel campo profughi di Polisario per partecipare al sequestro non erano armati e avevano complici sul posto, membri e simpatizzanti che hanno fornito le armi e indicato dove si trovavano gli ostaggi. Sappiamo che due uomini armati e con l’uniforme di Polisario hanno lasciato passare i veicoli su cui si trovavano gli ostaggi››, ha concluso il mediatore.

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