Acqua “privata” degli aborigeni
Le comunità aborigene dell’Australia Settentrionale chiedono il riconoscimento dei diritti sull’acqua in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Acqua. Dal 1992 il 22 marzo è il giorno del il World Water Day: per volere della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED United Nations Conference on Environment and Development), tutti i paesi sono invitati ad occuparsi concretamente delle tematiche relative all’acqua. In particolar modo ogni Nazione deve proporre azioni concrete atte a tutelare l’accessibilità, sostenere e sfruttare il bene prezioso con meno impatto possibile sull’ambiente.
Il tema di questo 2010 è “Clean Water for a Healthy World“. Come ogni anno partecipano al dibattito anche associazioni, agenzie promotrici e organizzazioni non governative.
L’Australia ha dovuto ascoltare proprio le richieste di una di queste organizzazioni, la North Australian Indigenous Land and Sea Management Alliance. Tramite il loro portavoce Joe Morrison l’associazione ha chiesto il coinvolgimento attivo dei Nativi nella gestione delle acque. Hanno affermato : “Dobbiamo essere coinvolti in ogni processo di pianificazione del futuro di queste aree e vogliamo condividere i benefici economici dell’uso dell’acqua”.
Agli aborigeni abitanti le zone del Nord dell’Australia erano stati riconosciuti da tempo alcuni diritti di antica tradizione su diversi corsi d’acqua che attraversano e scorrono sotto i loro territori. Ora la loro richiesta è diversa, vorrebbero avere i pieni diritti su fiumi, laghi e bacini: le aziende che utilizzeranno in futuro le risorse idriche dei loro territori, costruendo impianti e cantieri , dovranno pagare un canone ed avere un autorizzazione dal Governo per poter prelevare l’acqua.
Fino al 1992 le terre da sempre abitate dai Nativi erano definite “terra nullius”, concetto razzista che apparteneva al diritto britannico coloniale grazie al quale queste genti furono ai tempi allontanate dal proprio suolo e relegate in zone “protette”. Dai lontani anni Novanta gli uomini e le donne appartenenti a queste comunità, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, attendono che gli siano restituite le loro terre.
“La questione dell’acqua” sta diventando una sorta di riscatto per le brutalità subite (furti, privazioni, allontanamento dai figli, stupri) e per la distruzione senza freni dell’ambiente. Per gli aborigeni la natura e il rapporto instaurato con essa significano compenetrazione, tutela e rispetto: chi meglio di loro potrebbe vigilare e promuovere l’eco-sostenibilità?
Mentre in molti Paesi a proporre la Privatizzazione del bene comune Acqua sono i Governi, le Regioni e i Comuni, spreconi di risorse e poco attenti alle tematiche ambientali, in Australia a richiederlo sono i Nativi. Quando privatizzare significa riconoscere un diritto fondamentale, e se i possibili proprietari sono gli unici ad avere sempre vissuto in armonia con la natura, forse si tratta di una richiesta universalmente giusta. Forse a volerlo è la natura stessa.
Per saperne di più:
http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche/mondo/2010/03/24/visualizza_new.html_1736596404.html
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2010/03/26/visualizza_new.html_1736837677.html
http://www.unita.it/notizie_flash/96425/acqua_australia_aborigeni_rivendicano_diritti_tradizionalihttp://www.worldwaterday.org/
