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A casa con papà

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Iniziativa per rendere il congedo di paternità da volontario a obbligatorio.Le proposte presentate sono due: una dalla democratica Alessia Mosca e controfirmata da 25 deputati PD; l’altra di matrice PDL, da parte della deputata Barbara Saltamartini, con le firme di 36 esponenti del suo partito.

Obiettivo: quello di rendere il congedo per paternità obbligatorio e non più facoltativo, o volontario, e, soprattutto, di mantere intatti gli stipendi di quei padri che decidono di operare questa scelta (civilissima).

Al momento, in Italia, solo il 4% dei neopapà opta di stare a casa con il neonato – un congedo retribuito solo per il 30% dalle nostre aziende. I giorni proposti nei due disegni di legge sono quattro (contro i trenta della Svezia e gli undici della Francia. Si parla di quattro giorni per la Spagna e tre per Regno Unito, Germania e Portogallo) e dovrebbero rappresentare un primo passo verso una “responsabilizzazione” dei neopadri nei confronti del loro bambino e delle proprie mogli e compagne che si trovano, spesso, da sole a dover affrontare i primi giorni di vita di un bambino – sicuramente tra i più delicati ed impegnativi.

Se è vero che, come si dice, i figli si fanno in due (di solito) è quindi ancor più vero (e giusto) che a prendersi cura di loro debbano essere entrambi i componenti della coppia, anche questi padri spesso ritratti come pasticcioni, un po’ imbranati e spesso a disagio quando alle prese con pappe e pannolini, o quasi sempre troppo indaffarati col lavoro e/o troppo stanchi per potersi occupare della prole in modo tale che la neomamma non abbia sempre a sentirsi solo una macchina dispensatrice di latte, pulizie e coccole.

Ed è proprio a questo che puntano entrambe le proposte: a togliere i padri da una condizione di “passività” rispetto alla situazione conseguente alla nascita di un figlio come prima cosa e a sostenere queste madri, sempre tanto elogiate e quasi santificate a parole ma mai veramente sostenute nei fatti. E tutto questo, va ribadito, bisognerà tenerselo bene a mente per il futuro, senza che vengano ridotti gli stipendi dei padri in congedo.

Due proposte, quindi, socialmente giuste,  che, se diventeranno legge potranno far anche azzardare l’utopico pensiero di un cammino verso una certa parità tra i sessi, sperando che il Paese (che ancora dimostra lacune e strani anacronismi per l’epoca in cui viviamo), inizi ad uscire da questa empasse mentale e sociale, derivante di un pensiero antico, sicuramente un po’ troppo, che va assolutamente svecchiato.

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