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A Bologna “Arte Povera 1968”

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Al Museo d’Arte Moderna fino al 26 dicembre un’esposizione sul movimento in Italia e non solo.

Spesso, nel lessico post-post- moderno quotidiano, quando si parla di “arte povera” lo si fa con sfumature sarcastiche, quasi sempre in riferimento a certi artefatti che colpiscono in negativo il fruitore, magari a causa di certi “minimalismi”, di certa “naivité” che risulta, a torto o a ragione, indigesta. E quindi, ecco che scatta l’uso improprio ed anche facilone, diciamolo, del termine.

La stessa definizione di Arte Povera (con le dovute maiuscole), venne coniata per la prima volta nel 1967, proprio da Germano Celant, storico dell’arte, in riferimento ad un folto gruppo di artisti (tra i quali, per citarne solo alcuni, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini), guidati da una visione dell’arte niente affatto rigida e schematica, ma aperta a trecentosessanta gradi e soprattutto a contatto diretto con il contesto ambientale, sociale e culturale nel quale si andava inserendo, sempre con un occhio attento a quelle che erano state le avanguardie storiche

Un’arte dinamica, un’arte quasi di “gioco di bambini” nel suo annullare ogni pretestuosità di “bello”, di “giusto”, nel suo infischiarsene della presunta “superiorità” di certi materiali rispetto ad altri, nel suo scardinare ogni imposizione e lasciare un amplissimo campo libero ad una contaminazione stilistica, linguistica e materica.

Povera nel nome ma non nel contenuto “filosofico” del suo linguaggio complessivo. Dietro lo schermo della “immediatezza” del processo artistico – cioè del suo non essere mediato dal pensiero contingente dell’uso o meno di un materiale o del medium tramite il quale esprimersi – si cela un infatti un pensiero alto e complesso, esplicato nell’apparente “semplicità caotica” degli artefatti risultanti (dalla scultura alla performance).

La mostra-evento che ospita il MAMbo (Museo delle Arti Moderne di Bologna) si inserisce in una serie di altri eventi, curati sempre da Celan in collaborazione con i diversi responsabili delle varie istituzioni museali coinvolte (Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli-Torino, aGalleria nazionale d’arte moderna di Roma, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, al MADRE Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, Triennale di Milano,Teatro Margherita di Bari) e vedrà la sua conclusione ad aprile 2012.

Un percorso che si sincronizza sugli albori e sugli sviluppi contemporanei di questo movimento-ricerca, e che si prefigge lo scopo di illustrali al meglio al pubblico nazionale ed internazionale, e che prende le mosse dalla mostra che si tenne nel 1968 presso la Galleria De’ Foscherari a Bologna e dal susseguente dibattito.

In mostra, quindi, al MAMbo un ambiente-percorso che si apre con i ritratti degli artisti di questo movimento, fotografati dal grande Paolo Mussat Sartor e si snoda poi in diversi ambienti tematici, non solo le opere già presenti nella mostra originaria e primigenia ma anche materiali, cataloghi, cortometraggi, testimonianze degli artisti stessi.

Evento, mostra, percorso storico: l’infinita vivacità dell’ Arte Povera anche nella metafora espositiva.

Per maggiori informazioni: http://triennale.org/artepovera345378/index.php

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