3D sbanca i botteghini ma..
Il 3D sbanca i botteghini ma crea problemi
La circolare emanata recentemente dal Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in concerto con il Consiglio Superiore di Sanità, su un più attento uso degli occhiali 3D nelle sale cinematografiche, ha destato non poche discussioni. Il provvedimento, inviato agli esercenti, ai dipartimenti di prevenzione delle Asl e al Comando dei carabinieri per la tutela della Salute (Nas), poggia sulla fornitura di occhiali monouso (a pagamento, in confezione sigillata e sterile) e sul divieto di utilizzo per i minori di sei anni. Attualmente su 3000 sale disseminate lungo lo Stivale oltre 500 sono in 3D (750 entro fine anno).
La moda del cinema a tre dimensioni si deve al successo di capolavori come Avatar, Alice in Wonderland, Up (oltre quattordici milioni di spettatori italiani hanno visto film in 3D), confermata dalla messa sul mercato di televisori che permetteranno di godersi sul proprio divano gli effetti speciali della nuova tecnologia. Il Codacons, dopo qualche isolato episodio, lancia l’allarme prevenzione sanitaria. Ciò che si denuncia è il rischio di trasmissione d’infezioni o batteri, e il riscontro di disturbi di ordine funzionale (nausea, vertigine, emicrania, affaticamento oculare), soprattutto nei bambini. A tal proposito, l’Associazione consumatori rilancia: proponendo l’innalzamento del divieto sino ai quattordici anni.
Il Ministero della Salute, congiuntamente al Ministero per lo Sviluppo Economico, ha predisposto il sequestro dei Nas di 7000 occhialini cui manca l’etichettatura europea CE. Sulla manutenzione dei gadget tecnologici non esiste una procedura standard piuttosto una pulizia, tra un intervallo e l’altro, soggettiva per ogni gestore: spray o salviette antibatteriche. Il cinema 3D non è solo piacere visivo ma anche mercato. Il sovraprezzo del biglietto è determinato dall’apporto tecnico utile alla proiezione dei film (cabina con proiettore digitale, gli occhiali, il personale per la loro distribuzione e ritiro). La tecnologia 3D non è la medesima per tutte le sale, italiane. Attualmente sono utilizzate tre diverse tecnologie di cui solo una, il Real D, prevede occhiali usa e getta. Per le altre due (il Dolby 3D e l’XpanD 3D) gli occhiali sono innovativi e costosi.
Sintomatica è la soluzione al problema, sollevato per ora solo in Italia: la fornitura di occhiali monouso, come deciso dall’ordinanza ministeriale ma considerata per alcuni antiecologica (costo e smaltimento rifiuti) e con una resa inferiore rispetto a quelli noleggiati nei cinema; oppure il passaggio dal noleggio al possesso degli occhiali che, in questo modo, sarebbero portati dal proprietario stesso.
I gestori delle sale dovranno modificare la loro condotta: sistemando cartelli esplicativi sul corretto uso degli occhiali. Al contrario i cinefili più accaniti potrebbero acquistarne un paio alla prima proiezione e portarli nelle successive, curandone l’igiene come fossero occhiali da vista o da sole.
