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2009: anno nero per l’economia

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Si sta chiudendo un anno che non ci ha fatto sorridere, anzi il 2009 ci ha costretto a prendere coscienza del fatto che il futuro è tutto da scrivere, e le prime pagine non saranno rosee come avremmo desiderato.

E’ partito tutto dalla crisi dei subprime e dagli eccessi della finanza. Era il 2008 e le banche hanno fatto tremare il mondo, ma alla fine ne stanno pagando il peso soprattutto i lavoratori e le classi sociali meno abbienti, tanto per cambiare. I governi sono intervenuti per salvare le banche perché non potevano assolutamente lasciarle fallire, ma le banche hanno fatto bene i loro conti sia prima che dopo ed hanno tenuto le risorse pubbliche in pancia e i titoli senza valore fuori bilancio con trucchi contabili. I rubinetti hanno lasciato sfuggire poco o nulla al resto del sistema e il salvataggio è rimasto nei recinti di un mondo che non sa o non vuole ora trovare soluzioni per la disoccupazione galoppante.

Era un mondo basato tutto sul debito, quello precrisi, un debito che poteva essere ripagato solo con un continuo e costante aumento dei fatturati e dei consumi. Il crack è arrivato a causa della trasfusione di posti di lavoro verso oriente che hanno fatto crollare l’occupazione in occidente ed il sistema del debito continuo. Ora abbiamo una montagna di debiti e sempre meno risorse per ripagarli.

L’Italia ha tenuto e non ha dovuto nazionalizzare le sue banche, può vantare una ricchezza dei propri cittadini basata sul possesso di immobili ed una cultura, ereditata e ancora presente, basata sul risparmio. Nonostante questo l’anno si sta chiudendo con dati inconfutabili e che dovranno farci riflettere, anche perché il nostro Paese era già in difficoltà prima della crisi. Le imprese stanno continuando a licenziare e nel 2010 non cesseranno di farlo, la disoccupazione continua a crescere a ritmi elevati ed è vicina all’8 % ( dati Istat ). In numeri abbiamo perso 508mila posti di lavoro tra ottobre 2008 e ottobre 2009. Le stime danno un tasso di disoccupazione ben oltre il 10 % nel 2010, perciò ci sarà poco da stare allegri perché significherà un peggioramento costante anche dei posti di lavoro ancora attivi. “Se le sta bene è così, altrimenti quella è la porta, ci sono tante persone pronte a prendere il suo posto..” Un’espressione già molto presente nel nostro mercato del lavoro, ma che presto diventerà un tormentone dannoso e avvilente.

Chiudiamo anche l’anno con un debito pubblico che ha sfondato i 1.800 miliardi di euro, siamo circa al 115 % del Pil e nessuno che tenti mai una risposta plausibile alla domanda: chi ripagherà quel debito e come?

Anche le banche non se la passano bene e secondo il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, l’utile calerà quest’anno del 45% e riacquisterà il segno positivo nel 2010 mettendo a punto un 9%. Diversa la previsione sui prestiti a rischio: le sofferenze nel 2009 sono auemnatate del 34,4% e continueranno a crescere, anche se in misura minore, nel 2010 ( 27%) e nel 2011 ( 9%).

La tensione sociale è palpabile e, per chiudere con un’altra brutta notizia, stiamo pagando le spese correnti con i debiti. Cosa significa? L’ultima finanziaria passata con la ventisettesima fiducia del governo, continua a prendere risorse dal Tfr ( trattamento di fine rapporto ) dei privati – perciò un debito – per pagare spese correnti ai Comuni, cioè spese non produttive. L’equivalente di una famiglia che va a fare la spesa e paga le bollette con i soldi con cui dovrebbe pagare il mutuo alla banca. L’esito è scontato: nel caso della famiglia questa perderà la casa, nel caso dei lavoratori… questi perderanno la liquidazione. Può avere senso fare un debito per un investimento produttivo, ma il 2009 ci ha mostrato poche cose sensate. L’augurio più sincero va al 2010, con la speranza di un nuovo modo di affrontare le difficoltà, soprattutto per le nuove generazioni. C’è il rischio di lasciar loro un mondo peggiore di quello che abbiamo ereditato, sarebbe la prima volta.

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