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“L’infelicità perfetta”

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Riflessioni sulla realtà umana trasformate in microracconti, attraverso l’impietoso gioco dell’ironia.

Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta”. Sembrerebbero essere quasi consolatorie queste parole di Primo Levi, scelte da Marco Ciaurro come esergo a “L’infelicità perfetta” (Società Editrice Fiorentina, 2009). In realtà, addentrandoci nella lettura dei microframmenti narrativi di cui è composto l’operetta, ci accorgiamo ben presto di quanto possa essere ambivalente l’interpretazione dei vari accadimenti dell’esistenza.

Il libro di Marco Ciaurro ripropone, infatti, attraverso l’utilizzo di microracconti  dal carattere aneddotico e solo in apparenza indipendenti gli uni dagli altri, le interferenze e le presunte anomalie, spesso paradossali, che possono occorrere nella vita quotidiana di ognuno di noi. Allora, l’imprevisto, la pazzia, il paradosso ed una sempre presente ironia socratica, diventano, insieme alla morte, i protagonisti di fatti di cronaca, frammenti di biografie o semplici battute di spirito, orchestrate in modo da lasciare di stucco chiunque si avvicini a queste pagine.

Lo stile di scrittura semplice e frugale non deve trarre, però, in inganno il lettore. Dietro ogni storia, ogni racconto, si nascondono una ricerca colta, anche di avvenimenti di cronaca presenti e passati, ed una riflessione filosofica sull’universo umano a trecentosessanta gradi, che Ciaurro riesce spesso a trasformare con successo in narrazione. Si passa così dalla carpa asiatica del Lago Ontario alla cronaca nazionale di onorevoli poco onorevoli e menefreghisti nei confronti delle leggi, persino quelle a tutela dell’Isola di Montecristo; o ancora del filosofo malato di “derealizzazione per eccesso di realtà”, curato con l’elettroshock e dell’amante che per troppo amore, soffocò l’amata con un bacio e “senza volerlo le tolse il respiro, l’ultimo”.

L’infelicità perfetta” è dunque una sorta di cammeo ricavato dall’esistenza, studiata e rappresentata in modo tale da farla esplodere in tutte le sue forme e i suoi aspetti. Non a caso il libro fa parte della collana “Basilischi” che, nell’idea del suo direttore Alessandro Agostinelli, vuole “riportare in vita inediti e memorie nascoste; oppure presentare novità altrimenti difficile da trovare”, ricreando quello stesso effetto di leggerezza e miracolo proprio del basilisco, “piccolo rettile agile e leggero che grazie alle sue doti riesce a camminare sull’acqua per alcuni passi”.

Marco Ciaurro, nato a Taranto nel 1964, vive nella campagna lucchese. È laureato in filosofia. Ha pubblicato “La stanza dei fili” (2000) e sta curando, insieme a Manlio Iofrida, “Les intellectuelles en question” di Maurice Blanchot. È segretario del Premio dei Lettori di Lucca dal 2006.

(L’infelicità perfetta, Marco Ciaurro, Società Editrice Fiorentina, 96 pagine, 10 euro)

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