“Buenos Aires café”
La capitale argentina nelle parole di Michela Fregona e le fotografie evocative di Lucia Baldini.
È una suggestiva Buenos Aires quella catturata negli scatti e nelle parole di “Buenos Aires café”, edito da Postcart, interessante realtà dell’editoria fotografica.
“A prima vista, Buenos Aires sembra una via del Pireo. Un pezzo di Beirut. Cuba. Il Brasile. Qualcosa – molto – di Parigi. A volte Berlino. Forse la vecchia NewYork, ma, nelle sue architetture più moderne, anche un pezzo di Sidney.
Il Fantasma di tutti i luoghi visti, e anche di quelli mai visti. Eppure, la faccia che mostra è sempre familiare: pare di riconoscere ogni angolo, perché in ogni angolo Buenos Aires è lo specchio di un altro luogo. Assomiglia, da lontano: come un ricordo. Senza essere mai fino in fondo. Una città ingorda, che si è mangiata tutte le altre città”.
Se alle parole di Michela Fregona si uniscono le fotografie evocative di Lucia Baldini ecco che nasce “Buenos Aires café” (Postcart, 2009), un libro magico, capace di cogliere nelle sue pagine l’essenza di una città tra le più affascinanti del mondo, la Buenos Aires tanto amata da Jorge Luis Borges, ancora oggi meta indiscussa di itinerari sentimentali. Le autrici di “Tangomalìa” (Postcart, 2005), raccontano, così, con due diversi linguaggi, quello ammaliante della scrittura e quello a tratti onirico della fotografia, i quattordici giorni trascorsi nella capitale argentina, tra caffè fumanti, barrios seducenti e la musica inconfondibile del tango.
La Buenos Aires che si sfoglia piano piano, attraverso le pagine di questo meraviglioso diario di viaggio, è una città pluridimensionale, in grado di evolversi senza snaturare la propria identità, senza dimenticare il proprio passato. E al lettore attento non potranno, allora, non tornare alla mente i celebri versi di Borges: “Buenos Aires è l’altra strada, quella che non ho calpestata, è il centro segreto degl’isolati, dei cortili estremi, è ciò che le facciate nascondono…è quanto si è perduto e quanto sarà, è il successo, l’altrui, ciò ch’è posto di lato, il quartiere che non è tuo né mio, quanto ignoriamo e amiamo”.
Ma “Buenos Aires café” è solo uno degli oltre venti titoli delle edizioni Postcart, casa editrice nata nel 1994 dall’idea del fotografo Claudio Corrivetti e che da qualche anno si sta guadagnando un posto di rilievo nell’ambito del mercato editoriale dedicato ai libri fotografici. Da “Roma in bianco e nero”, prima storica pubblicazione giunta alla terza edizione nel 2007, passando per “VeneziaVenice” e “Occhi su Napoli”, fino al libro fotografico di Mario Spada “Gomorra on Set”, la casa editrice romana è riuscita a produrre opere di grande valore artistico a prezzi accessibili, puntando, in questo modo, ad una diffusione ormai rivolta non più solo agli intenditori del settore, ma anche ad un pubblico di lettori più ampio, che si dimostra sempre più aperto verso un genere librario ritenuto ancora troppo superficialmente “di nicchia”.
Partendo dalla convinzione che “i libri fotografici possono raccontare storie e suggestioni degne del miglior romanzo”, Corrivetti è riuscito a dare sfogo a tutta la sua passione per il mondo della fotografia e ha portato alle luci della ribalta le interessanti opere di giovani fotografi quali, per esempio, Davide Monteleone, Emiliano Mancuso, Marco Barbon, oltre al già citato Mario Spada, ma anche di artisti già famosi del calibro di Leonard Freed e Gilbert Garcin. Una strada ancora lunga, quella scelta da Postcart, ma che con la giusta dose di caparbietà e le doti del suo creatore possiede tutte le carte in regola per reinventare un settore come quello dei libri fotografici, giudicato troppo in fretta non adatto al grande pubblico delle librerie.
(Buenos Aires café, Postcart, 200 pagine, 32 euro)
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